A Saint-Cloud c’era una volta un castello

A ovest di Parigi, sul fianco di una verdeggiante collina, sorgeva un tempo il castello di Saint-Cloud. Circondato da un parco, che raggiunse col passare dei secoli la ragguardevole estensione di quattrocento sessanta ettari, godeva di una posizione privilegiata, a metà strada tra la capitale e Versailles, e di una vista magnifica sulla futura Ville lumière.

Il parco di Saint-Cloud nel 1866
Saint-Cloud nel 1866- litografia di Isadore-Laurent Deroy

Vista di cui si può beneficiare ancora oggi da quella che fu la terrazza del castello, arricchitasi nel frattempo della sillhouette un po’ brumosa della Tour Eiffel, che si staglia sulla scintillante distesa di tetti di zinco e ardesia di Parigi.

Luogo di villeggiatura favorito di re e imperatori, Saint-Cloud è stato teatro di importanti avvenimenti storici e purtroppo di storia e politica è divenuto una vittima illustre.

Ogni tanto prendo l’autobus, o il métro, a seconda dell’umore del giorno, e vengo a passeggiare in questo grande parco, orfano del suo castello, dove tutto ha il sapore dolce amaro delle cose perdute. Una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, sulle orme di uomini e donne che sono stati protagonisti della storia di Francia.

Nascita del Domaine de Saint-Cloud

Tutto cominciò nel lontano 1577, quando Caterina de Medici acquistò l’Hôtel de Aulnay, che sorgeva sulle alture di un piccolo villaggio, Saint-Cloud. Lo donò al fedele Girolamo Gondi, Jérôme de Gondi per i francesi, fiorentino come lei e leale amico.

Girolamo ristrutturò e ingrandì la proprietà. Ne fece una lussuosa dimora per gli svaghi, circondata da giardini e terrazze, con fontane e preziose statue, ispirandosi al Rinascimento italiano.

Il parco di Saint-Cloud oggi

Nel 1589, durante le guerre di religione, Henri III si stabilì qui per preparare in tutta calma l’assedio di Parigi, allora occupata dalla Lega cattolica. Ma il primo agosto di quello stesso anno morì assassinato. Secondo le sue ultime volontà, gli successe il cognato, Henri de Navarre, che diventerà il primo re Borbone, Henri IV.

Nel 1625, la proprietà fu acquistata da Jean-François de Gondi, primo arcivescovo di Parigi. La sua passione per i giardini lo spinse a dedicarsi principalmente agli spazi verdi, che divennero celebri per le grotte e i giochi d’acqua delle fontane. Le attrazioni principali erano la grotta del Parnaso e la fontana du Grand jet.

Alla sua morte, il nuovo proprietario del Domaine fu un banchiere di origine tedesca, Barthélemy Hervart, intendente alle finanze di Louis XIV, che ampliò il palazzo e sviluppò i giochi d’acqua delle fontane, migliorando la rete idrica.

Saint-Cloud divenne così bellissimo e cominciò a suscitare qualche invidia. Piacque anche al re che, con l’aiuto del suo primo ministro, il cardinale Mazzarino, costrinse monsieur Hervart a vendergli Saint-Cloud. Era il 25 ottobre 1658.

Un palazzo principesco

Louis XIV donò al fratello Philippe, duc d’Anjou, l’intera proprietà. E fu proprio Monsieur, che avrebbe assunto il titolo di duc d’Orleans alla morte dello zio Gaston, a fare di Saint-Cloud una residenza degna di un principe del sangue.

Ingrandì il parco e trasformò la villa di campagna delle origini in un vero e proprio castello.

Il castello nel 1675

Si avvalse dei più grandi artisti dell’epoca. L’architetto Antoine Le Pautre progettò un castello con pianta a U, che si sviluppava attorno a una corte, aperta sulla Senna (per vedere una ricostruzione, click qui).

Per le decorazioni interne, Monsieur preferì il pittore Pierre Mignard a Charles Le Brun, che godeva invece dei favori del re. La rivalità tra i due fratelli non era un semplice pettegolezzo.

Subito Monsieur, che amava stupire con effetti speciali, fece costruire la Grande Cascade a bordo fiume, per lasciare senza parole i suoi ospiti.

Per i giardini, però, non poté fare a meno del talentuoso André le Nôtre, giardiniere di Sua Maestà. E qualche tempo più tardi dovette ricorrere ancora a un altro dei preferiti di Louis XIV, Jules Hardouin Mansart, che rinnovò la facciata del castello e le fontane.

Maria Antonietta e la Rivoluzione

Il domaine di Saint-Cloud passò di padre in figlio, finché il pronipote di Monsieur lo cedette alla regina Maria Antonietta il 20 febbraio 1785.

La regina aveva intenzione di ricostruire completamente il castello secondo il suo gusto, ma per fortuna cambiò idea e intraprese più semplicemente, si fa per dire, importanti lavori di ristrutturazione.

A Saint-Cloud ricevette Lafayette di ritorno dagli Stati Uniti, dove aveva combattuto a fianco dei rivoluzionari la guerra d’Indipendenza. Triste preludio alla ormai prossima Rivoluzione francese.

E più segretamente s’incontrò nel 1790 con Mirabeau, che intendeva convincere il re ad accettare una nuova forma di governo, la monarchia costituzionale, e salvarlo dalla morte, che si profilava all’orizzonte.

L’ultima estate da donna libera la regina la trascorse proprio qui, nel suo amato castello di Saint-Cloud. Nell’agosto del 1792 la famiglia reale fu imprigionata alla Tour du Temple, da cui Maria Antonietta uscì solo per essere trasferita alla Conciergerie. E il seguito della storia lo conoscete.

Se pensate, però, che furono le intemperanze rivoluzionare a radere al suolo lo splendido castello, siete in errore. Louis XVI lo fece inserire nella liste civile du Roi come residenza estiva ufficiale, in regola con le nuove disposizioni dettate dall’Assemblea.

Napoleone e Saint-Cloud

Dopo la presa della Bastiglia, Saint-Cloud cadde nell’oblio, finché Napoleone Bonaparte non pensò di organizzare nell’Orangerie del castello il colpo di stato del 18 Brumaio, anno VIII della Rivoluzione (9 novembre 1799).

E ancora a Saint-Cloud, nella Galerie d’Apollon, si fece nominare imperatore il 18 maggio 1804. In questa stessa galleria fu celebrato il matrimonio civile con la seconda moglie, Maria Luisa d’Austria, il primo aprile 1810.

Caduto l’Impero, fu l’ora della Restaurazione e Louis XVIII e Charles X fecero di Saint-Cloud una delle residenze reali preferite. Poi, tocco di nuovo a un discendente di Monsieur, Louis-Philippe d’Orleans, nuovo re dei francesi, soggiornare durante l’estate nel castello del suo illustre antenato.

E venne la rivoluzione del 1848 e la seconda Repubblica. Ci si dimenticò per un po’ di Saint-Cloud, finché fu eletto presidente Louis-Napoléon Bonaparte, nipote dell’imperatore (era figlio del fratello Louis e di Ortensia de Beauharnais), che prese un certo gusto a passare il tempo libero in questo bel castello. Anche lui fu proclamato imperatore nella Galerie d’Apollon, il 7 novembre 1852. E qui cominciarono i guai.

Fu a Saint-Cloud che Napoleone III firmò la dichiarazione di guerra contro la Prussia, decretando così, senza saperlo, la fine del castello. Occupato dai prussiani nel 1870 durante l’assedio di Parigi, fu colpito da un obus francese e incendiato. Dopo quarantott’ore non rimasero che rovine fumanti.

Che fare delle rovine del castello?

Finita la guerra, la terza repubblica dibatté a lungo sul da farsi. Il castello poteva ancora essere ricostruito sulle sue rovine. Nel 1892 si optò invece per l’abbattimento. Fu una decisione politica: era un luogo troppo legato all’Impero e all’Ancien Régime perché una repubblica ancora giovane potesse permettersi il lusso di restituirlo agli antichi splendori.

Stessa sorte subì il Palais des Tuileries (click qui per saperne di più) qualche tempo dopo.

Le rovine del castelo di Saint-Cloud dopo l'incendio

Oggi, solo i giardini e le fontane raccontano ancora la bellezza di Saint-Cloud. Passeggiare tra i viali alberati, respirare il profumo dei fiori seduti su una delle panchine di marmo, immaginare il castello là dove ora c’è solo un grande spazio vuoto ha un che di nostalgico.

Quando vengo qui, è soprattutto a Monsieur che penso. Saint-Cloud era il suo orgoglio, la sua personalissima rivincita nei confronti di un fratello ingombrante e, diciamolo, prepotente, che in nome della ragion di Stato ha disposto dei destini dell’intera famiglia d’Orleans. Louis XIV invidiava a Philippe questo luogo pieno di pace e bellezza, dove il buon gusto regnava sovrano e nessuno era schiavo dell’etichetta. Un luogo dove assaporare appieno i piaceri della vita.

Ogni tanto essere il fratello cadetto aveva i suoi vantaggi.

Ricostruzione del castello di Saint-Cloud

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