Alla conquista del musée du Louvre

Capisco che, a prima vista, il musée du Louvre possa sembrare una fortezza inespugnabile e che, avendo poco tempo a disposizione, si preferisca  rimandare la sua conquista a tempi migliori; a volte, però, basta giocare un po’ d’astuzia…

Louvre

Il Louvre è immenso, impossibile negarlo. Il Louvre custodisce diverse decine di migliaia di opere, impossibile vederle tutte (a meno di non passarci tre, quattro giorni). Il Louvre è una sfida. A me piacciono le sfide. Perciò all’attacco miei prodi!

Il primo passo da compiere è chiederci che cosa ci attendiamo da questa visita: personalmente, ogni volta che entro in un museo, ciò che cerco è lo stupore. Un viaggio nella bellezza, il nascere di un’emozione, il piacere di una scoperta. Tutto questo va al di là del semplice sguardo: mette in movimento meccanismi sconosciuti all’interno di noi, richiede alcune condizioni preventive, come calma e tempo e di certo non è un obbiettivo perseguibile se si deve correre in lungo e in largo come pazzi per cercare di vedere tutto.

Quindi, per affrontare questa sfida e uscirne vittoriosi, occorre una rigorosa preparazione. Ma no, che avete capito? Niente interminabili sedute in palestra o estenuanti ore di jogging, questa preparazione la si fa a tavolino, comodamente installati davanti al computer, spulciando con metodo il sito ufficiale del musée du Louvre, e magari sorseggiando una tazza di tè (i biscottini sono a vostra discrezione).

Sono otto i dipartimenti in cui il museo è suddiviso. Potrete sceglierne uno o due, a seconda delle vostre aree di interesse, ma scommetto fin da ora che non saprete resistere alla ricchezza dell’offerta: il Louvre vi metterà sotto il naso opere che non ve la sentirete di ignorare in ciascuno dei suoi dipartimenti. Compilerete così una lunga lista (attenzione a non esagerare, ché questo gioco prende la mano) e  dovrete gioco forza scorazzare da un’ala all’altra del palazzo.

Tutto questo camminare ha un lato positivo: vedrete anche la reggia, percorrendone corridoi immensi, salendo scale monumentali e forse vi perderete,

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Ritratto di Baldassarre Castiglione, Raffaello

scoprendo angoli suggestivi, meravigliandovi davanti ad opere di cui non conoscevate l’esistenza. Questo è il pregio di sbagliare strada: l’imprevisto.

Camminare per il palazzo susciterà in voi numerosi interrogativi sui regali proprietari di un tempo, sull’opulenza abbagliante di alcune stanze e sulla penombra malinconica di altre, su come sia sorta da terra questa immensa costruzione e quanto sia stata modificata negli anni. Se siete interessati alla storia del palazzo, non perdetevi un tour nei suoi possenti fossati ed una visita al Pavillon de l’Horloge, che vi racconterà tutto, ma proprio tutto sulla vita di questo ragazzone, che ha visto la luce nel lontano XII secolo.

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Dove eravamo? Ah sì, stavamo scorazzando in lungo e in largo…  Fin dalla mia prima visita ho capito una cosa fondamentale: mai prendere l’ascensore. Capita infatti di condividere il mezzo di trasporto con turisti ignari e alquanto provati dalla stanchezza, sia fisica che mentale, che non sanno dove vogliono andare, non parlano la lingua locale e, ahimè, neppure una parola d’inglese, si guardano tra loro smarriti, premendo bottoni a caso. Risultato? Rimarrete incastrati in fondo alla cabina, lontano dai pulsanti magici, che permettono di controllare la direzione del mezzo. Lei sale o scende? Vai a saperlo… L’incomprensione regna sovrana. Per interminabili minuti, che diventano facilmente quarti d’ora, si continua a andare su e giù per piani che non desideriamo visitare. Frustrati, impotenti contro la logica del caso o il dito maldestro di un visitatore sprovveduto, sgomitiamo per uscire, ed una volta liberi, ci accorgiamo di essere finiti da tutt’altra parte rispetto a dove volevamo andare. Signori, date retta a me, prendete le scale, che saranno sì monumentali, ma che almeno vi porteranno esattamente dove volete andare. E qui un po’ di jogging preventivo ci stava…

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Detto questo, torniamo a noi: individuata la propria personale inclinazione, oppure vittime consapevoli di un amore sviscerato per un artista o per un periodo storico o semplicemente preda della più viva curiosità, abbiamo dunque preparato con buon anticipo il nostro elenco personale di opere da vedere assolutamente. Una volta giunti in loco e penetrati furtivi nel museo, mappa alla mano (che troverete nella hall d’ingresso in un’infinità di lingue), seguiremo il nostro percorso, che come super addestrati agenti dell’MI-6 o del Mossad, fate un po’voi, avremo preventivamente e attentamente studiato sul sito del museo, ottimizzando i percorsi (e mettendo finalmente a frutto le ore trascorse a guardare i film di spionaggio). Se avete dei bambini con voi, lasciate che siano loro a guidarvi: si divertiranno moltissimo e presteranno più attenzione alle opere se saranno loro a doverle cercare tra altre migliaia. L’ho fatto con i miei figli quando ancora avevano l’età per essere accompagnati nei musei (tanto tempo fa…): un successone. E poi l’orienteering è una disciplina che si insegna anche nelle scuole. Siate moderni!

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Cristo portacroce, Lorenzo Lotto

Per riuscire a sostare davanti ai vostri capolavori con un minimo di tranquillità, preferite per la visita i giorni di apertura prolungata: il mercoledì e il venerdì il museo vi ospiterà fino alle 21,45. Se ci andate nel pomeriggio, farete meno fila, vi arrabbierete meno a causa dei patiti dei selfie con opera d’arte e potrete godere del crepuscolo che scivola silenzioso attraverso i vetri della piramide, tingendo di blu e di indaco la hall Napoléon. Uno spettacolo che la natura mette in scena solo per i privilegiati visitatori del museo.

Attraversando le sale, ogni tanto sbirciate dalle finestre: coglierete scorci inusuali di Parigi e vi stupirete di incontri ravvicinati con pietra ed ardesia,Louvre che solitamente si possono vedere solo dal basso.

Ecco qua, credo di avervi detto tutto e anche se ho deciso di non annoiarvi con la mia personale lista di “incontournables”, mi sento di farvi un’ultima raccomandazione: andate a vedere il Cristo portacroce di Lorenzo Lotto. Si trova proprio vicino alla Gioconda, in una sala spesso trascurata, che nasconde tesori inestimabili. Questo piccolo quadro è una narrazione intensa, un’incrocio di sguardi che raccontano senza parole, un’emozione che si trasforma in profonda commozione.

E visto che siete dalle parti della Grande Galerie, portate i miei omaggi a messer Baldassarre Castiglione: non manco mai di passare a salutarlo ogni volta che vado al Louvre. Il nostro è un amore nato sui banchi di scuola e che resiste immutato nel tempo. Qualcosa mi dice che vi innamorerete anche voi…

 

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