Il Lutetia Paris tra glamour e storia

Ogni volta che mi capita di passare davanti all’Hôtel Lutetia, non posso fare a meno di rallentare il passo.

Alzo la testa e guardo la facciata in pietra chiara, i fregi che hanno il gusto frizzante della Belle Époque e raccontano l’art de vivre à la française.

Veduta d'insieme del Lutetia
© Lutetia Paris

E poi cominciano a scorrermi davanti agli occhi le immagini in bianco e nero dei cinegiornali che narrano una storia molto diversa.

Parlano di un tempo in cui al Lutetia ogni nuovo giorno portava con sé gioia e speranza per alcuni, lutto e dolore per altri, secondo i capricci del destino.

Nel 1944, infatti, appena terminata la Seconda guerra mondiale, il generale de Gaulle trasformò il Lutetia in un centro di accoglienza per i deportati sopravvissuti ai campi di prigionia e per le famiglie dei dispersi in cerca dei loro cari.

E ancora prima, durante l’Occupazione, l’edificio fu requisito dai tedeschi per ospitare, nutrire e persino divertire gli ufficiali e le truppe, proprio come era successo all’Hôtel Ritz (clic qui per l’articolo).

Particolare della corte interna del Lutetia
© Lutetia Paris

Ecco perché il Lutetia rappresenta nell’immaginario dei francesi un testimone silenzioso di quel periodo tragico.

Pourquoi le Lutetia est-il si important dans notre vécu? C’est que, en vérité, notre deuxième vie a commencé là, dans ce lieu. Quand nous y sommes rentrés, nous n’étions que des matricules; nous en sortions redevenus des citoyens.

Gisèle Guillemot, membro della Resistenza, sopravvissuta ai campi di concentramento.

Ma il Lutetia era stato costruito con ben altri intenti.

Una dependance per i clienti de Le Bon Marché

Unico hotel di lusso della rive gauche, il Lutetia, che porta il nome dell’antica città della Gallia romana e preromana Lutetia Parisorum, divenuta Parigi, si trova al 45 boulevard Raspail, nel cuore di Saint-Germain-des-Près.

Fu inaugurato il 28 dicembre 1910, par grand froid scrissero i giornali, alla presenza della Parigi che conta. Le Tout-Paris durante il giorno si fece ammirare attorno al grande buffet e la sera, con un opportuno cambio d’abito, partecipò al ballo organizzato dalla direzione.

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Il Lutetia era la sfavillante creatura di Madame Boucicaut, proprietaria del grande magazzino Le Bon Marché. Madame aveva pensato di costruire un palais per alloggiare con tutti i confort i tanti clienti che arrivavano dalla provincia. E per farlo non badò a spese.

Ecco quindi sorgere da terra un lussuoso ed elegante edificio di sette piani, imponente a tal punto da essere soprannominato paquebot parisien, che strizzava l’occhio all’emergente Art déco, audacemente miscelata all’Art nouveau.

I migliori professionisti al servizio di Madame

Furono Louis-Hippolyte Boileau e Henri Tauzin, due tra gli architetti più famosi di inizio novecento, a ricevere da Madame Boucicaut l’incarico di realizzare qualcosa di sorprendentemente nuovo.

Boileau e Tauzin decisero di ricorrere alle più moderne tecnologie per fare del Lutetia un hotel esclusivo: acqua calda in ogni camera, telefono per contattare la reception, sistema di areazione e imposte avvolgibili, che si azionavano dall’interno. Du jamais vu!

Il pittore e decoratore Adrien Karbowsky dipinse l’affresco a tema campestre che decora tuttora il bar Joséphine, così battezzato in onore di una vecchia amica del Lutetia, Joséphine Baker; il maestro vetraio e mosaicista Auguste Labouret firmò le vetrate oro e grigio lungo le scale, mentre René Lalique, fondatore della celebre cristalleria, realizzò i lampadari. In cristallo, ovviamente.

Gli architetti affidarono allo scultore Léon Binet e poi a Paul Belmondo – padre dell’attore Jean-Paul – il decoro della facciata in stile Art nouveau: grandiose composizioni di rami di vite da cui spuntano foglie e grappoli d’uva.

Il bar Joséphine del Lutetia
Il bar Joséphine con l’affresco di Karbowsky

Ai clienti de Le Bon Marché, ai quali bastava attraversare una piazza per raggiungere il Lutetia, si aggiunsero subito i funzionari coloniali di passaggio a Parigi e poi ricchi stranieri e i parlamentari dei vicini Sénat e Assemblée Nationale. La prossimità del quartiere Saint-Germain-des-Près favorì poi l’arrivo di personalità delle arti e dello spettacolo.

Il Lutetia divenne così un luogo dove si mescolavano discretamente, e senza ostentazione, arte, filosofia, scienza e politica.

Poco dopo l’apertura, il successo del Lutetia subì una battuta d’arresto a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale. E accadde di nuovo nel 1940, quando il governo francese evacuò la città prima dell’arrivo dell’esercito tedesco.

Il contro spionaggio tedesco

Il 15 giugno 1940, all’indomani dell’ingresso delle truppe nemiche nella capitale, il Lutetia fu requisito per alloggiare gli ufficiali.

I tedeschi tenevano a che i vertici dell’esercito d’occupazione risiedessero in un ambiente adeguato al loro rango, serviti da personale qualificato.

Parigi durante l’Occupazione

L’Abwehr– il corpo dei servizi segreti e del controspionaggio- vi installò il suo quartier generale, coordinando dal Lutetia la lotta contro la Resistenza. Si aggiunse poi la Geheime Feldpolizei, la polizia segreta militare.

I nuovi clienti dell’hotel erano ormai solo i collaborazionisti francesi e gli ufficiali nazisti.

Si racconta che alcuni impiegati dell’hotel, costretti loro malgrado alla coabitazione forzata con gli invasori, abbiano scavato una grossa buca nei sotterranei per nascondere la prestigiosa collezione di grands crus del Lutetia agli sgraditi ospiti.

Dal 26 aprile 1945, otto mesi dopo la Liberazione di Parigi, il Lutetia divenne il principale centro d’accoglienza per i sopravvissuti ai campi di concentramento, come ricorda la targa sulla facciata.

Targa commemorativa sulla facciata del Lutetia

Fu il generale de Gaulle a imporre l’hotel al suo stato maggiore, che aveva individuato altri luoghi più idonei:

Le Lutetia convient mieux à la situation. C’est vaste et confortable. Le luxe n’y est pas tapageur, mais sobre

Un’asserzione che non ammetteva repliche.

Fu qui che Juliette Greco ritrovò la madre e la sorella, deportate a Ravensbrück. Una volta diventata famosa, Juliette rilasciava interviste solo al Lutetia, che le aveva restituito la sua famiglia.

I deportati al Lutetia © Le Parisien

E per celebrare il ritorno alla vita, fino a pochi anni fa, un gruppo di ex deportati si dava appuntamento ogni mese attorno a un tavolo della brasserie dell’hotel.

Le celebrità

La Rive gauche è considerata fin dal XIX secolo la culla delle avanguardie artistiche (clic qui per l’articolo).

Era perciò inevitabile che letteratura, pittura e danza trovassero un ambiente accogliente al Lutetia. André Gide si stabilì nell’hotel, dove teneva un salotto frequentato da importanti intellettuali. James Joyce proseguì qui la stesura dell’Ulysse ed Ernest Hemingway non disdegnava di fare una capatina.

Joséphine Baker

Samuel Beckett, André Malraux e Saint-Exupéry sono sono alcuni dei grandi nomi che apprezzavano l’atmosfera del Lutetia. E dove si trovano tanti scrittori, gli editori non possono mancare. In breve tempo il Lutetia divenne la sede della Paris littéraire.

Le altre discipline artistiche non erano da meno. Picasso e Matisse abitavano al Lutetia, mentre Joséphine Baker era una frequentatrice assidua.

Il Jazz

Negli anni cinquanta, il jazz era la colonna sonora perfetta per la nuova epoca che inneggiava alla liberà. Al Lutetia si davano appuntamento sia le star americane in tourné, sia le avanguardie francesi come Serge Gainsbourg, immortalato dall’amico Eddy Mitchell nella canzone Au bar du Lutetia (clic qui per ascoltarla).

Au bar du Lutetia

il a ses habitudes

Le barman connaît bien

Ses rites, ses attitudes

Si son rire est joyeux

Il prepare un 102

Ou un Bloody mary

Si y a le blues dans sa vie…

Serge Gainsbourg

Non era difficile incontrare anche uomini politici di spicco, come François Mitterrand e personaggi del calibro di Albert Cohen, che si stabilì al Lutetia giusto il tempo di scrivere il suo capolavoro Bella del Signore.

Il Lutetia oggi

Non era certo facile mettere mano al restauro di un luogo così emblematico per Parigi e la sua storia, ma l’architetto Jean-Michel Wilmotte, illustre membro dell’Académie des Beaux Arts, ha saputo dare nuova vita al Lutetia, preservandone l’anima.

Sobrietà ed eleganza sono state le parole chiave della ristrutturazione, durata quattro anni. Le linee pure del mobilio, creato in esclusiva per l’hotel, si sposano perfettamente con l’Art déco degli interni. Il lusso c’è, insomma, ma è rimasto discreto, come in origine.

La penthouse suite del Lutetia
© Lutetia Paris

Tra le principali preoccupazioni di Wilmotte c’era quella di recuperare quanto possibile della struttura originale.

Grazie a una ricerca accuratissima condotta su foto d’epoca, alcuni dei decori del 1910 sono stati ritrovati nascosti sotto strati di intonaco e una volta rimessi a nuovo, sono tornati a far parte dell’hotel.

Non manca comunque il contributo di artisti contemporanei, come Fabrice Hyber, che ha decorato il soffitto vetrato del salon Saint-Germain, popolandolo di personaggi colorati.

Il salon Saint-Germain del Lutetia
Le salon Saint-Germain

Insomma, dal 2018 il Lutetia è tornato a vivere, anche se non ha mai smesso di raccontare la storia: la sua, quella di Parigi e della Francia intera.

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