Il métro parisien e l’art nouveau

Il primo articolo di quest’anno è dedicato a un’icona parigina, l’ingresso del métro. Non a un ingresso qualunque, naturalmente, bensì alle bouches d’entrée d’Hector Guimard, celebre architetto lionese e talentuoso promotore dell’Art Nouveau in Francia.

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Partita in ritardo nella corsa al métro (Londra ha inaugurato il suo nel 1863), Parigi si trova a far fronte al flusso di visitatori atteso per l’Esposizione Universale del 1900 senza un sistema di trasporti pubblici degno di questo nome. Perciò il 30 marzo 1898 la Mairie delibera in fretta a furia la costruzione di una rete metropolitana sotterranea a trazione elettrica, con buona pace dei molti sostenitori di quella aerea (chissà, forse sarei stata anch’io tra loro, non amando particolarmente l’idea di muovermi sottoterra). Qualche mese più tardi, sotto la capace guida dell’ingegnere Fulgence Bienvenüe (a cui è dedicata una stazione del suo métro, Montparnasse-Bienvenüe) comincia un vero tour de force: la linea 1 viene costruita in meno di due anni e inaugurata il 19 luglio 1900, tre mesi dopo l’apertura dell’Esposizione Universale, che tante meraviglie ha lasciato alla Parigi moderna.

I parigini dimostrano subito di apprezzare la novità e ogni giorno ben cento mila viaggiatori si servono di questo futuristico mezzo di trasporto. La rete della metropolitana cresce a un ritmo vertiginoso fino allo scoppio della prima Guerra mondiale: tra il 1900 e il 1914 verranno aperte ben 160 stazioni, cioè circa una stazione al mese. Ed è qui che entra in gioco il nostro Hector Guimard.

métroHa appena 33 anni quando gli viene affidato il compito di disegnare gli ingressi del nuovissimo métro parigino, ma non è certo uno sconosciuto: ha già progettato numerosi edifici a Parigi e ideato mobili unici per arredare gli spazi da lui stesso concepiti secondo lo stile di questa “nuova arte” che tanto ama. Gli ingressi del métro, ça va sans dire, seguiranno dunque i dettami dell’Art Nouveau, linee curve e sinuose fortemente ispirate alla natura. Potevamo attenderci qualcosa di diverso da chi soleva spesso ripetere: “È alla natura che bisogna sempre domandare consiglio”?

Guimard studia con passione la flora e la fauna, trae ispirazione dai fiori, dai rami e dalle foglie, dalle ali e dalle zampe degli insetti e trasferisce con abilità e profondo rispetto la perfezione della natura nelle sue opere, usando linee nervose e dinamiche, che si discostano completamente dall’architettura classica. Le silhouette cuve e ritmate dei suoi ingressi del métro cominciano ad animare le strade di Parigi, portando la poesia della natura là dove esiste solo il rigore haussmanniano.

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Passeggiando per Parigi non vi sarà di certo sfuggito che gli ingressi di Guimard sono di due tipi: le semplici discese non coperte e le edicole, di cui sopravvivono pochi esempi, il più spettacolare dei quali si trova alla stazione di Porte Dauphine. Les libellules erano soprannominati al tempo in cui fecero la loro comparsa e se vi métrosoffermate a osservare le tettoie in vetro che si aprono come un ventaglio sopra la vostra testa, la loro leggera struttura che lascia filtrare la luce vi ricorderà di certo il volo elegante di questi insetti misteriosi. Un tempo c’erano anche tre grandi padiglioni che mi sarebbe tanto piaciuto vedere, ma che purtroppo non esistono più.

Non ci crederete, ma Guimard fu molto criticato dai contemporanei per questi suoi avveniristici ingressi, e così cessò ogni rapporto con la società che gestiva la rete della metropolitana nel 1913, dopo aver creato ben 141 bouches du métro, di cui 86 esistono ancora oggi e per nostra fortuna sono classificate monumento storico.

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Parigi sarebbe Parigi senza i lampioncini color arancio che, come delicati boccioli di un fiore immaginario, invitano a scendere le scale cinte da elaborati intrecci in ferro dipinti di verde, o senza i pannelli a fondo dorato con su scritto Métropolitain in belle lettere curve, che sembrano dipinte a mano (il cartello con il nome della stazione e la pianta della rete non esisteva in origine, ma fu aggiunto negli anni venti)? Ovviamente no!

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Ghisa, vetro, pietra… elementi così diversi tra loro accostati con tanta leggerezza ed eleganza a creare queste istallazioni capaci di attirare lo sguardo e allo stesso tempo di inserirsi nel paesaggio urbano come se ne facessero parte da sempre, sfacciate ma anche riservate, ammiccanti e indifferenti, ormai indispensabili.

Gli ingressi di Guimard sono un ode al bello là dove il cemento cominciava già a invadere la città in nome del progresso, sono una dichiarazione d’amore al nuovo che si fonda sulle radici stesse della vita, sono un richiamo perenne alla flessibilità della natura, che si adatta e che sopravvive grazie a questa sua preziosa qualità, in contrasto con la rigidità e la durezza, che immancabilmente conducono all’autodistruzione. Se solo fosse possibile che se ne ricordassero tutti…

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