Il segreto più segreto dell’Opéra

Le pietre bionde dell’Opéra e il tetto di rame, che il tempo ha tinto di verde, brillano in fondo all’avenue chiamata come il palazzo per cui è stata costruita. Lo fanno assieme all’oro delle decorazioni, ricche, opulente, acceso dal sole d’estate. Incuranti del traffico automobilistico e pedonale, che da queste parti raggiunge vette vertiginose, stanno lì a ricordare a chi solleva lo sguardo gli sfarzi e gli splendori del secondo impero.

A voler essere precisi, però, a causa della guerra contro la Prussia, la costruzione del nuovo teatro, nato per diventare l’orgoglio di Napoleone III, fu terminata durante la terza repubblica. Il presidente Mac Mahon inaugurò l’Opéra Garnier il 5 gennaio 1875, portando un po’ della pompa imperiale nel nuovo regime politico.

L'Opéra di notte

Chiunque di voi abbia visitato l’Opéra sarà senz’altro rimasto colpito dalla magnificenza dei suoi interni: scale monumentali, velluti rossi, stucchi dorati, soffitti affrescati, lampadari di cristallo e una miriade di specchi che riflettono all’infinito l’immagine di un’epoca di lussi, dove le feste erano all’ordine del giorno e lo sport più praticato era la caccia alla ricchezza.

Ma non è di questo che vi voglio parlare, almeno non oggi. E non voglio parlarvi neppure del fantasma creato dalla fantasiosa penna di Gaston Leroux, che pare si aggiri tra queste mura che trasudano ricchezza, concedendo agli affezionati ammiratori un’apparizione di tanto in tanto.

Oggi vorrei dare corpo a un mito, una leggenda che circola da tempo per le vie della città, anzi, nei suoi sotterranei.

Si sussurra, infatti, che le fondamenta dell’Opéra celino un segreto molto segreto, accessibile a pochi, fortunati eletti: un lago.

Interni dell'Opéra

Mi sembra di vedere le vostre facce perplesse e non mi sento di darvi torto, ma vi posso assicurare che sì, al quinto piano interrato dell’edificio, in corrispondenza più o meno del palco e della platea, si trova un piccolo lago artificiale. In realtà, dovremmo chiamarlo bacino, ma in questo modo tutto il racconto perderebbe il suo fascino. Non trovate?

Dicevamo, dunque, un lago.

Quando me ne hanno parlato per la prima volta, ho fatto un po’ fatica a crederci anch’io. Pensavo mi stessero prendendo in giro. Ma gli amici parigini giuravano e spergiuravano che fosse tutto vero. Così mi sono informata.

In molti sostengono che il lago sia di origine naturale, alimentato da un fiume sotterraneo, la Grange-Batelière. Peccato, però, che non sia vero. Il fiume esiste, ma scorre un po’ più in là. Passa sotto i grandi magazzini Printemps e costeggia il perimetro dell’Opéra.

Ma allora da dove arriva questo misterioso lago? La risposta è molto semplice.

Al momento dello scavo delle fondamenta dell’Opéra, nel lontano 1862, l’architetto Charles Garnier trovò sulla sua strada una dispettosissima falda freatica, alimentata da un ramo sotterraneo della Senna, che inondava perennemente il terreno, trasformandolo in una specie di palude. Era impossibile procedere con il progetto.

“Che fare, dunque?” si chiese l’architetto Garnier. Costruire da un’altra parte era fuori discussione. Il luogo dove avrebbe dovuto sorgere l’Opéra era stato scelto con estrema cura dal famoso -oserei dire famigerato- barone Haussmann, che aveva già intrapreso imponenti lavori di urbanistica per spianare la via al teatro. Inoltre, era stato previsto che l’Opéra si circondasse di lussuosi edifici, destinati a diventare le future abitazioni di ricchi borghesi o pied-à-terre per nobili annoiati.

Il progetto di Charles Garnier
La facciata posteriore secondo il progetto di Garnier

Tutto era pronto, insomma, e né il barone Haussmann, né Napoleone III avrebbero accettato un “no” come risposta.

Il giovane e geniale Charles Garnier, dopo aver tentato senza successo di prosciugare il terreno con l’aiuto di grosse pompe e aver successivamente pensato di costruire l’Opéra su palafitte, proposta che non raccolse molti consensi, si spremette le meningi, trovando una soluzione semplice, e al tempo stesso sorprendente, al suo problema.

Aggiunse al progetto un bacino sotterraneo a tenuta stagna, che avrebbe protetto le fondamenta dalle infiltrazioni della falda, servendosi della falda stessa, e dato stabilità all’edificio, grazie alla pressione dell’acqua, che facilitava la distribuzione dei carichi della parte più alta e pesante dell’Opéra.

Insomma, invece di prosciugare il terreno, ha pensato di allagarlo in maniera scientifica. Si racconta che, quando le acque della falda salirono a riempire il bacino appena terminato, Garnier fu sopraffatto dall’emozione.

E così, un lago grande quanto due piscine olimpioniche giace placidamente tra colonne e volte nelle viscere del teatro fin dalla sua costruzione. Diecimila metri cubi di acqua arrivano a sfiorare i mattoni del soffitto, su una superficie di circa 2500 metri quadrati, un quarto di quella dell’intera Opéra.

Oltre a fornire stabilità all’edificio, il lago serve da riserva d’acqua, utile a scongiurare un eventuale incendio. In tempi moderni, è diventato anche una palestra acquatica per i sommozzatori dei pompieri, gli unici autorizzati a scendere lì sotto: in aggiunta all’ambientazione scenografica, che apprezzano moltissimo, gli uomini rana hanno a disposizione acque chiarissime, con una temperatura attorno ai 12 gradi, e un labirinto sommerso, dove è molto difficile orientarsi. Pare che sia l’ideale per la l’allenamento.

Il lago sotterraneo dell'Opéra Garnier

Ogni quattro anni il bacino viene parzialmente svuotato per controllare la tenuta stagna delle pareti e fare qualche lavoro di manutenzione. Allora i pochi fortunati che possono accedere a questa parte dell’edificio si muovono sulla superficie del lago in barca, e l’Opéra diventa una specie di Venezia sotterranea.

Come ogni lago che si rispetti, anche questo ospita dei pesci. Carpe principalmente, ma anche pesci rossi e persici. Sembra che qui abiti un’anguilla gigante, sfuggita alla pescheria di un ipermercato. Si chiama Neunoeil, che è un soprannome usato per indicare chi vede da un solo occhio. In italiano si potrebbe tradurre il guercio. Suona molto meno simpatico rispetto al francese, ma tant’è.

Si racconta che, ogni volta che i pompieri perdono uno dei loro compagni, un pesce venga ad aggiungersi agli abitanti del lago. Non so se è vero, ma mi piace pensarlo.

Peccato che nella visita guidata dell’Opéra Garnier non sia inclusa una sbirciatina al lago, ma immagino che sarebbe troppo complicato. Qui l’unico lago che ti consentono di vedere è quello dei cigni e temo che ci dovremo accontentare.

Il lago dei cigni

E poiché una discesa nei sotterranei dell’Opéra non è prevista, almeno a breve, cliccando qui potrete fare un piccolo tour virtuale.

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