La casa di Nicolas Flamel

Non serve certo essere esperti di ermetismo per aver sentito parlare di Nicolas Flamel. Tutti gli harripotteriani sapranno di sicuro che era (o forse dovrei dire è) un alchimista medievale, divenuto famoso per aver scoperto il segreto della pietra filosofale, con la quale poteva mutare il vil metallo in oro e preparare l’elisir di lunga vita.

La leggenda vuole che Flamel sia ancora vivo e che nei secoli abbia assunto diverse identità, non ultima quella del celebre Fulcanelli, adepto della Grande Opera, che nei suoi libri ha rivelato alcuni degli innumerevoli segreti delle cattedrali gotiche.

Comunque la pensiate, Nicolas Flamel è realmente esistito e viveva a Parigi, nel Marais. La sua ultima abitazione conosciuta esiste ancora, anche se non proprio nelle condizioni in cui lui l’aveva lasciata, ma fatto sta che è ancora in piedi e si fregia del prestigioso titolo di casa più antica della città.

Ingresso della Maison Flamel
L’ingresso della Maison Flamel

Per molto tempo si è pensato che la casa più vecchia di Parigi si trovasse al numero 3 di rue Volta, non lontano dalla casa di Flamel, ma nel 1978 un esame più attento stabilì che, nonostante l’aspetto vissuto, risaliva appena al XVII secolo (cliccate qui se volete leggere l’articolo).

Ecco che quindi il titolo è passato di diritto alla casa di Flamel. Se vi va di dare un’occhiata, andate al numero 51 di rue de Montmorency, una strettissima e lunga via che comincia in rue du Temple e finisce in rue Saint-Martin, o viceversa, se preferite (la casa si trova quasi all’angolo con la rue Saint-Martin).

Vi dicevo che la casa di Flamel ha perso molto del suo fascino quando, non si sa bene come e perché, è stata privata del pignon, ovvero del muro triangolare che sosteneva la travatura del tetto a spioventi. Doveva essere piuttosto imponente, perché era chiamata Maison du grand pignon.

Restaurata di recente, la veneranda abitazione fu costruita nel 1407 dal nostro Nicolas e da sua moglie Pernelle. Al piano terra c’erano dei negozi, mentre uno dei piani superiori ospitava gratuitamente poveri e bisognosi, in particolare studenti e lavoratori dei campi, che a quel tempo occupavano buona parte del quartiere.

In cambio dell’ospitalità, i poveri dovevano recitare ogni giorno un Padre nostro e un’Ave Maria per i defunti. I coniugi Flamel erano ferventi credenti e sommamente dediti alla beneficenza.

Le malelingue raccontavano che praticassero l’usura, arricchendosi a spese di sfortunati malcapitati e che il loro capitale si fondasse principalmente sull’acquisto di beni requisiti agli ebrei cacciati dal paese.

Da parte mia preferisco pensare a Nicolas Flamel come a un ricco borghese che doveva la sua fortuna ai diversi mestieri che aveva praticato: scrivano pubblico, copista, libraio “accreditato” dall’Università di Parigi e, pare, alchimista, nonché ai precedenti matrimoni della moglie, due volte vedova.

Sulla facciata della sua casa potrete leggere un’iscrizione in francese antico che riporta, per così dire, le clausole di soggiorno, ovvero l’impegno di recitare quotidianamente le preghiere per i defunti.

Al di sopra, un tempo esisteva un fregio raffigurante Flamel in ginocchio davanti alla Vergine e a San Giovanni, che purtroppo è andato perduto, assieme all’iscrizione “Ciascuno sia contento di ciò che ha. Chi pensa di non avere abbastanza, non ha niente”.

Per nostra fortuna, però, sulle colonnine scolpite ai lati delle porte sono ancora visibili le iniziali del proprietario, una N e una F e alcune raffigurazioni di Angeli, Santi e uomini dagli strani cappelli, oltre al motto “Ora et labora”.

Maison Flamel
Particolare delle iscrizioni

Secondo alcuni beninformati, le figure e le iscrizioni della facciata nascondono la formula per ottenere la pietra filosofale, proprio lì, sotto gli occhi di tutti, a disposizione di chiunque sia degno di possedere questo segreto.

Quando Flamel morì, nel marzo 1428, lasciò in eredità i suoi averi, tra cui questa casa, alla chiesa di Saint-Jacques-de-la-Boucherie, di cui oggi rimane purtroppo soltanto la splendida Tour Saint-Jacques. Nel XIX secolo due piccole strade che si incrociano nei pressi della chiesa presero il nome di rue Nicolas Flamel e rue Pernelle, in omaggio ai famosi coniugi, nome che conservano ancora oggi.

La Maison Flamel ospita attualmente un ristorante molto elegante, l’Auberge Nicolas Flamel. I piatti del menu si ispirano nel nome all’antico proprietario della casa e tanto per rimanere in tema sono cosparsi di polvere d’oro.

Tra i dessert c’è persino un lingotto luccicante dal cuore morbido, che sotto la superficie dorata nasconde goloso cioccolato (che personalmente preferisco di gran lunga all’oro).

Possiamo dire, allora, che la Maison Flamel moderna non si è discostata poi molto dalle attività del suo proprietario originario. In fondo, la cucina che cos’è se non l’arte di mescolare ingredienti diversi per ottenere una pietanza meravigliosa? L’ho sempre detto io che i cuochi più attenti sono i degni eredi degli Alchimisti. Non trovate anche voi?

Maison Flamel

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