Le potager du Roi, reali capricci e savoir-faire

In mezzo agli splendori dorati dello Château de Versailles, leggermente defilato rispetto al palazzo e ai giardini, si estende il Potager du Roi, un grande orto creato per soddisfare l’esigente palato del re Sole e soprattutto i suoi reali capricci.

La posizione scelta personalmente dal re, a sud del palazzo, tra le scuderie e i Grands Communs, ovvero tra i cavalli, preziosi produttori di concime, e le cucine, dove i prodotti del potager venivano trasformati in prelibatezze, era ideale.

Le Potager du Roi  e lo Château de Versailles dall'alto
Veduta aerea del Potager du Roi. Sulla sinistra in alto il Parterre de l’Orangerie e la scalinata dei Cent marches

Peccato si trattasse di un terreno paluduso, indicato nelle carte con il poco lusinghiero nome di Étang puant.

L’artefice del progetto

Era il 1678 quando Jean-Baptiste de la Quintinie, un avvocato che si era convertito all’orticoltura durante un viaggio in Italia (eh sì, il nostro paese fa questo meraviglioso effetto…), progettò il Potager du Roy e dette il via ai lavori.

Prima di ricevere questo incarico, La Quintinie si occupava del vecchio orto di Louis XIII, ormai inadeguato alle esigenze del castello e alle ambizioni del nuovo re. A lui spettava anche la anche la cura dei giardini reali e dell’Orangerie.

Statua di La Quintinie al Potager du Roy
Statua di Jean-Baptiste de la Quintinie al Potager du Roy

La Quintinie aveva fatto parte della squadra di eccellenti professionisti che rese immortale il castello di Vaux-le-Vicomte e terribilmente invidioso il re. Louis XIV non perdonò l’affronto del Sovrintendente alle finanze del regno, Nicolas Fouquet, ma in compenso assunse i membri della squadra per la sua Versailles.

Ci vollero cinque anni di lavori e tonnellate di ottima terra delle colline di Satory affinché il terreno troppo umido dello Stagno puzzolente, sapientemente drenato, potesse dare i primi frutti.

Il Potager nei dettagli

I nove ettari del Potager erano suddivisi in quattro grandi quadrilateri dedicati agli ortaggi e disposti attorno a un bacino centrale, che serviva da riserva d’acqua per l’irrigazione. Altri giardini più piccoli, protetti da mura, erano stati approntati tutt’intorno per ospitare gli alberi da frutto, che si coltivavano in modo tradizionale e a spalliera.

Coltivazioni a spalliera
Coltivazioni a spalliera al Potager du Roi

In questo particolare tipo di coltivazione, l’albero è costretto a un andamento orizzontale e i rami, accuratamente separati tra loro perché possano godere del calore del sole in maniera uniforme, sono poggiati contro i muri, oppure accostati a quelli dell’albero vicino, in modo da formare una vera e propria spalliera.

Una terrazza sovrastava il potager, affinché i cortigiani potessero passeggiare e osservare i giardinieri al lavoro. Louis XIV amava tanto fare sfoggio del suo Potager e non era insensibile alle lodi dei sudditi di rango, che sapevano comprendere la bellezza e l’efficienza dell’orto del re.

Attraverso un sistema di tunnel che passavano sotto la terrazza, i giardinieri raggiungevano i vari appezzamenti senza dover interagire con i nobili di passaggio.

Tunnel sotto la terrazza del Potager du Roi
Uno dei tunnel

Lo scopo principale del Potager du Roi era quello di approvvigionare la tavola del re, ma era anche un laboratorio di sperimentazione, dove si tentava di acclimatare specie vegetali provenienti da altri paesi.

Le primizie

E poi c’erano i piselli, i meloni e fichi, di cui Louis XIV andava pazzo. Non aveva la pazienza di attendere il naturale corso delle stagioni per vederli comparire sulla sua tavola. Voleva mangiarli ogni volta che ne aveva voglia.

La Quintinie creò una figuerie di circa settecento alberi per assecondare i desideri del re. I vasi venivano portati fuori al mattino perché godessero della luce e del calore e messi al riparo al calar della sera per proteggerli dal freddo. Questa tecnica permetteva di avere i frutti già nel mese di aprile, mentre nell’assolata Provenza si doveva attendere la fine di giugno.

Nel Potager si coltivavano anche una cinquantina di qualità di pere, venti di mele, sedici tipi diversi di insalata, in modo che lungo l’arco dell’anno non venissero mai a mancare.

Pianta del Potager du Roi

La Quintinie compiva dei veri e propri miracoli per ottenere frutta e verdura fuori stagione. Utilizzava il letame fresco delle scuderie, studiava attentamente l’esposizione e si serviva di protezioni e campane di vetro per mantenere il calore.

Il letame era scelto in funzione della natura del terreno: il letame di bue, vacca o cavallo hanno effetti differenti, ma sono tutti come

une espèce de monnaie qui repaire les trésor de la terre

diceva la Quintinie.

E così Louis XIV poteva mangiare fragole a fine marzo, oppure asparagi a dicembre e gennaio, grazie alla tecnica di fermentazione del letame messa a punto dal geniale agronomo.

Quando il re era lontano da Versailles, La Quintinie si occupava di fargli arrivare ovunque egli fosse frutta e verdura del Potager in grandi panieri che lui stesso aveva ideato.

I prodotti che non erano all’altezza di comparire sulla tavola del re erano distribuiti ai poveri attraverso un piccolo passaggio chiamato Le Public.

L’orgoglio del re

Le prodezze compiute da La Quintinie resero famoso il Potager du Roi in tutta Europa, tanto che il re vi accompagnava ospiti di riguardo, come il Doge di Venezia o gli ambasciatori del Siam.

Ma Louis XIV amava passeggiare nel suo Potager anche da solo. Scendeva la scalinata dei Cents marches, a fianco dell’Orangerie, ed entrava nell’orto attraverso la Grille du Roi, che possiamo ammirare ancora oggi, una delle poche originali rimaste.

Percorreva un viale bordato di peri Robine e raggiungeva la terrazza, da dove accarezzava con lo sguardo uno dei suoi progetti meglio riusciti.

La Grille royale
La Grille Royale

Le pere Bon-Chrétien erano inviate in dono ai grandi del mondo intero, che apprezzavano molto il gentile omaggio.

E siccome il re adorava i piselli, nonostante il medico tentasse di dissuaderlo dal consumarne perché, come le fragole, perturbavano lo stomaco, la corte non parlava d’altro.

Madame de Sévigné racconta con la consueta ironia che

Le chapitre des pois dure toujours; l’impatience d’en manger, le plaisir d’en avoir mangé, et la joie d’en manger encore sont les trois points que nos princes traitent depuis quatre jours…

Insomma, alla corte la conversazione verteva solo su quanto si era impazienti di mangiare i piselli, quale enorme piacere era stato mangiarli e la gioia di poterne mangiarne ancora. Beata spensieratezza…

L’arte della potatura

Esperto di giardinaggio, Louis XIV imparò anche a potare gli alberi da frutta a fianco del suo giardiniere con una tecnica messa a punto da La Quintinie per aumentare la produzione.

La pera Bon-Chrétien, coltivata al Potager du Roi
La pera Bon-Chrétien

Il geniale responsabile del Potager du Roi riusciva a potare gli alberi in una quarantina di forme diverse, sorprendenti e bellissime, delle vere e proprie sculture.

Il giorno in cui La Quintinie venne a mancare, il re, che aveva apprezzato a tal punto la sua competenza da investirlo di un titolo di nobiltà, disse di aver subito una perdita che nessuno avrebbe mai potuto rimpiazzare.

L’orto del re oggi

Tre secoli dopo la sua creazione, le Potager du Roi è ancora lì e pare che detenga tuttora il primato di più grande orto d’Europa. Più di mille varietà di piante diverse accolgono chi si avventura nel regno di La Quintinie, divenuto sede della prestigiosa École nationale superiore du paysage.

È facile perdersi tra i viali di terra battuta, inseguire un profumo, ascoltare il ronzio delle api che svolazzano operose di fiore in fiore e lasciarsi la città alle spalle.

Si possono scoprire angoli nascosti, all’apparenza un po’ disordinati, dove i futuri paesaggisti si dedicano alle loro creazioni. Un capanno degli attrezzi un po’ sbilenco e una carriola segnata dal tempo attendono il loro ritorno.

Sembra di stare in campagna, dove la natura dipinge di stagione in stagione i suoi quadri pieni di poesia. Bastano un pizzico di sbadataggine e tanti fiori nati per caso a creare un capolavoro.

In estate, gli alberi di fico, addossati a muretti di pietra caldi di sole, spandono il loro aroma pungente e mi fanno tornare bambina. Penso a quanto mi piaceva giocare nell’orto della zia, dove tutto mi pareva enorme e misterioso.

Il silenzio è lo stesso, rotto solo dal vento che fa cantare l’erba alta e da qualche grosso insetto di passaggio. Qua e là della paglia rimasta dalle pacciamature invernali gioca a nascondino con le foglie brillanti, l’aria è satura del profumo zuccherino della frutta matura. Tutto si colora di sogno.

Difficile accostare questo piccolo paradiso al sontuoso castello che si indovina al di là della Grille royale, eppure sono nati entrambi dalla stessa prolifica mente. Curioso personaggio Louis XIV, ossessionato dalla grandezza e capace di commuoversi davanti a un giardino.

E come lui, Versailles ha molte facce diverse. Non ci sono soltanto ori splendenti nella città dei re, non ci sono solo vie linde e ordinate. Dietro muri antichi, si nascondono luoghi che sussurrano poesie d’amore, che hanno il sapore dolce amaro di un ricordo, che ti tolgono il respiro per quanto sono belli, autentici, senza tempo.

Il giardino sperimentale del Potager du Roi

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