L’Hôtel de Sens, il pied-à-terre parigino dei vescovi borgognoni

Fin da tempi remoti, avere un pied-à-terre a Parigi è stata un’ambizione comune a molti. Non poteva essere da meno il potente arcivescovo di Sens, città della Borgogna da cui dipendeva il vescovato della capitale, che ha potuto affrancarsi da questa sudditanza solo nel 1622.

E per un arcivescovo, che era per di più consigliere del re di Francia, la residenza doveva essere di un certo pregio. Fu così che Tristan de Salazar decise di far abbattere il precedente pied-à-terre, messo a disposizione dalla corona, per costruirne uno tutto nuovo, che fosse degno del ruolo che ricopriva, l’Hôtel de Sens, appunto.

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I lavori cominciarono nel 1475 e terminarono nel 1519, quando finalmente vide la luce questo splendido palazzo in stile gotico fiammeggiante, che assomiglia un po’ a una fortezza medievale, con le sue tre torrette d’angolo a sorvegliare le strade circostanti e il dongione quadrato, che domina il piazzale interno; ma sembra anche un castello residenziale, con l’elegante portico gotico, l’ogiva tripartita dell’arco d’ingresso, le grandi finestre ornate di blasoni e i lucernari riccamente decorati; una residenza di lusso, di cui l’interno con i suoi arredi non era certo da meno dell’esterno.

Dopo il passaggio del barone Haussmann e del suo esercito di uomini armati di piccone, non è facile trovare a Parigi palazzi medievali di questo pregio e tanto Sensmeno nel Marais, ecco perché vi sembrerà strano vederlo lì, a pochi passi dalla Senna e giusto di fronte all’Île Saint-Louis, in mezzo a edifici tanto diversi e decisamente più moderni.

Per apprezzarlo veramente, allora, bisogna un po’ estraniarsi dal contesto, dimenticare rumori e traffico e viaggiare indietro nel tempo.

Il modo migliore per farlo è sedere nel piccolo e tranquillo giardino pubblico, che si apre sulla corte dell’ Hôtel de Sens, punteggiato di fiori ed erbe dalle mille sfumature, che danno l’illusione di trovarsi in campagna a fine estate, quando la luce si fa morbida e il sole rende dolci le giornate.

La prima impressione che avrete sarà di meraviglia, a cui si aggiungerà subito un pizzico di curiosità: i dettagli della facciata sono tanti e alcuni anche piuttosto insoliti.

Per osservarli tutti vi servirà un po’ di tempo, perciò mettetevi comodi.

SensTorri e torrette coperte d’ardesia, finestre bordate di rosso, lucernari decorati di strani personaggi, musici, giullari, tagliatori di pietre e costruttori con tanto di compasso; ma anche draghi che sorvegliano una piccola porta di legno, gargolle minacciose con le bocche spalancate e mostriciattoli che sbucano da un’intrico di vegetazione o che fanno i dispettosi con il di dietro in primo piano; il tutto a creare un’atmosfera da romanzo gotico che sarebbe perfetta in una notte buia e tempestosa. Fortuna che oggi invece è una bella giornata, calda e luminosa, perché l’horror, seppure soft, non è il mio genere.

Mi dispiace che Monsignor Salazar non abbia mai avuto occasione di passare un po’ di tempo in questo bel palazzo, dopo essersi speso tanto per la sua costruzione: aveva ottantasette anni quando l’Hôtel de Sens fu finalmente terminato, età non propizia ai viaggi, e morì poco tempo dopo.

E quando Parigi ebbe un arcivescovo tutto suo, il pied-à-terre degli alti prelati di Sens, seppure lussuoso, non servì più.

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Fu affittato ad alcuni aristocratici e persino a ricchi borghesi. Anche Marguerite de Valois, che fu figlia e sorella di re e regina a sua volta, vi abitò per un breve periodo. La reine Margot, soprannome con cui è conosciuta (grazie anche al romanzo omonimo di Dumas), prima moglie di Henri IV, visse negli anni turbolenti delle guerre di religione, e fu testimone oculare della tristemente famosa strage di San Bartolomeo, nonché dei numerosi scempi compiuti in quel periodo. Aggiungo anche che era figlia di Caterina de Medici e questo forse susciterà un po’ di indulgenza nei vostri cuori, perché non deve essere stato facile crescere sotto la sua rigida guida.

Gli storici francesi non esitano a definirla une femme sulfureuse, buffo aggettivo spesso impiegato per Sensdonne fuori dal comune, intelligenti, colte e, diciamo, di liberi costumi. Margot era senza dubbio una donna moderna, che non si rassegnava a vivere in un mondo dominato dagli uomini. Ma di lei si preferiscono ricordare principalmente le numerose avventure galanti, perché, si sa, da che mondo è mondo i particolari piccanti fanno impennare le vendite e in fondo non c’è modo migliore di screditare la reputazione di una donna.

La reine Margot passò un anno all’Hôtel de Sens in attesa che il suo matrimonio fosse annullato, in modo che Henri IV, che quanto ad amori extraconiugali non era secondo a nessuno, potesse sposare Maria de Medici, un’altra fiorentina chiamata a essere regina di Francia.

Prima di lei pare che abbia soggiornato all’ Hôtel de Sens anche Michel de Nostredame, nel 1555. Costretto a letto dalla gotta, ricevette le visite di una sfilza di cortigiani, che facevano a gara per entrare nella sua camera, ansiosi di ascoltarlo predire il futuro.

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E dopo le quartine di Nostradamus e le feste e gli amori di Margot, l’Hôtel de Sens cominciò a cadere in rovina, finché, nel 1911, divenne proprietà della città di Parigi. Artigiani e imprese vi aprirono bottega, tra cui una lavanderia e una fabbrica di conserve, e potete immaginare che cosa accadde agli interni e agli arredi.

Finalmente nel 1930 cominciarono i lavori di restauro, che durarono una ventina d’anni. Nel 1961 vi si installò ufficialmente la Bibliothéque Fornay, che occupa ancora oggi i locali dell’Hôtel de Sens.

 

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Sulla facciata principale, sopra l’ingresso, noterete una data scolpita nella pietra: 28 luglio 1830. Durante la Rivoluzione di luglio, che vide la caduta definitiva dei Borbone, una palla di cannone colpì per errore queste antiche mura, rimanendovi conficcata. Se guardate bene, è ancora lì.

Le vie intorno all’Hôtel de Sens hanno nomi pittoreschi, come rue du Figuier, dove si trova l’ingresso principale; qui gli alberi di fico ci sono ancora, anche se la reine Margot ne fece abbattere uno perché intralciava il passaggio della sua carrozza; oppure la rue du Fauconnier, che ci ricorda un mestiere antico, quello del falconiere, appunto; o la rue de l’Ave Maria e la rue Charlemagne. Tutto qui intorno ci parla di un lontano passato e percorrere queste strette viuzze è un po’ come lasciare Parigi per un momento, giusto il tempo di una passeggiata nel medioevo. Che ne dite? Andiamo?

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