L’Institut de France, tempio della conoscenza

L’Institut de France, qualunque sia la stagione in cui mi aggiro dalle sue parti, mi è sempre apparso circondato da un’aura di mistero. In inverno, avviluppato dalle brume che ne sfumano i contorni, oppure sagoma scura in fondo al Pont des Arts imbiancato di neve; in estate, rilucente d’oro e d’ardesia sotto il sole a picco; nelle stagioni intermedie, incorniciato di verde brillante o di rosso e giallo oro dagli alberi lungo le due rive della Senna.

Ho amato la sua cupola fin dai miei primi tempi a Parigi. Aveva il sapore di una magia passeggiare a tarda sera per le strade strette di Saint-Germain e vederla fare capolino tra i tetti, enigmatica e ammiccante, bella e inaccessibile.

L'Institut de France visto dal Pont des Arts

Ho sempre desiderato vedere gli interni di questo palazzo seicentesco dalle forme sinuose, ma l’Institut de France non è aperto alle visite. Solo gli studenti accompagnati da un insegnante possono sperare di penetrare tra le sua mura e avendo l’accortezza di prenotare con largo anticipo.

Tranne che per le Journées du patrimoine. Si tratta di un solo week-end all’anno, ma il faut faire avec… E vale davvero la pena di pazientare un po’ in fila per scoprire le stanze segrete di questo magnifico tempio della conoscenza.

Il Collège des Quatre-Nations

Fu Giulio Mazzarino a volere la costruzione di questo prestigioso palazzo sulle rive della Senna, perché dopo la sua morte la Francia tutta si ricordasse di lui e di quanto di buono aveva fatto per il paese.

Esterno dell'Institut de France sul quai de Conti

Alla fine della sua incredibile vita, il cardinale abruzzese – che fu primo ministro di Louis XIII e di Louis XIV – redasse un minuzioso testamento, col quale stabiliva il destino delle sue immense ricchezze.

Una parte cospicua dei suoi averi la destinò all’allora ventiquattrenne re Louis XIV, affinché fondasse un collegio. Sessanta giovani provenienti da famiglie nobili delle nuove province (dette al tempo nazioni), annesse alla Francia con i trattati di Westphalia e Pirenei (Pinerolo, Alsazia, Artois e Roussillon), vi avrebbero ricevuto un’educazione di prim’ordine a spese dello Stato.

Affinché tutte le clausole del testamento fossero rispettate, Mazzarino istituì una speciale commissione, a capo della quale mise un suo uomo di fiducia, quel simpaticone di Jean-Baptiste Colbert, detto il serpente (coluber in latino, da cui pare derivasse il cognome) e non solo per via del blasone di famiglia…

Il cardinale scelse personalmente il terreno dove costruire il palazzo: vicino alla Tour de Nesle, che faceva parte dell’antica cinta muraria di Philippe Auguste, vis-a-vis con il Louvre, residenza ufficiale del re. Infine, stabilì che fosse l’architetto Louis Le Vau a occuparsi del progetto (portato a termine da François d’Orbey dopo la sua morte).

La Tour de Nesle fu dunque abbattuta, i bastioni rasi al suolo e i fossati riempiti di terra. Da questo terreno irregolare e fangoso, Le Vau seppe trarre un profitto eccezionale.

Riuscì a creare un perfetto equilibrio tra il Rinascimento classico francese e le nuove influenze barocche che arrivavano da Roma, degno del cardinale che lo aveva commissionato.

Vue du Collège des Quatre Nations – Gabriel Pérelle

Architetto dell’elegante castello di Vaux-le Vicomte, divenuto poi primo architetto del re, Le Vau decise di dare all’edificio la forma di un arco di cerchio, con al centro un grande padiglione quadrato. Qui sarebbe sorta la cappella sormontata da una cupola, destinata a ricevere le spoglie di Mazzarino. La cupola raggiunse l’altezza massima di quarantaquattro metri, uno in meno del suo illustre dirimpettaio, il Louvre, per non mancare di rispetto al re.

Mazzarino desiderava essere inumato in un luogo di prestigio, che avesse a che fare con la cultura e le lettere, come già era stato per il suo predecessore, il potente cardinale Richelieu, sepolto nella chiesa della Sorbona.

Il palazzo, costruito tra il 1662 e il 1688, prese il nome di Collège des Quatre- Nations, conosciuto anche come Palazzo Mazzarino.

Monumento funebre di Mazzarino nella cappella dell'Institut de France
Monumento funebre di Mazzarino
La Bibliothèque Mazarine

Il cardinale donò al collegio anche la sua ricchissima biblioteca, con l’obbligo di renderla fruibile a tutte le gens des lettres due volte a settimana, come già accadeva nella sua residenza principale, a due passi dal Palais Royal, fin dal 1643. A metà del XVII secolo, quella di Mazzarino era considerata la biblioteca privata più importante d’Europa.

Tutta la collezione di libri e persino gli elementi di decoro della biblioteca, boiseries, colonne in legno scolpite, le cifre del cardinale e gli inserti con le sue armi, furono trasferiti nel nuovo palazzo. Questi preziosi elementi, creati dall’architetto del re Pierre Le Muet per Mazzarino, li possiamo ammirare tutt’ora nella biblioteca che porta il suo nome, unica parte dell’edificio aperta al pubblico tutto l’anno.

Uomo erudito, grande lettore e collezionista di libri e oggetti d’arte, mecenate, Mazzarino possedeva più di quarantamila volumi, tra cui tesori inestimabili, che fanno della sua biblioteca una delle più ricche al mondo ancora oggi.

Facciata della Bibliothèque Mazarine nella corte interna dell'Institut de France

In particolare, una preziosissima prima stampa della bibbia di Gutenberg, datata 1455, andata perduta durante gli anni della Fronda assieme ad altri libri della sua biblioteca e poi recuperata non si sa bene come dallo stesso cardinale.

La Bibliothèque Mazarine vanta anche un atelier di restauro, specializzato nella conservazione dei vari tipi di carta e della pergamena, ma anche degli inchiostri e di tutti i materiali che compongono le rilegature, come legno, pelle o metallo.

Alla caduta della monarchia

Durante la Rivoluzione, il collegio fu confiscato e trasformato in prigione, mentre la cappella divenne un deposito di cereali.

Le Accademie reali furono soppresse nel 1793. Per colmare il vuoto lasciato da queste importanti istituzioni, due anni più tardi fu creato l’Institut, composto da tre “classi”, a cui se ne aggiunsero poi altre due.

Il suo scopo era quello di “perfezionare le arti e le scienze e vagliare le nuove scoperte”. Come emblema fu scelta Minerva, dea della saggezza, dell’intelligenza e della ragione.

Dettaglio della Bibliothèque Mazarine all'interno dell'Institut de France

Inizialmente installato al Louvre, questo parlement des savants fu trasferito nel 1805 nell’ex Collège des Quatre-Nations da Napoleone I, lui stesso membro de l’Institut. Il palazzo di Mazzarino divenne sede permanente dell’Institut de France, che con la Restaurazione tornò ad essere composto dalle cinque Accademie:

  • Académie française, fondata da Richelieu nel 1635
  • Académie des inscriptions et belles-lettres, fondata da Colbert nel 1663
  • Académie des sciences, fondata ancora da Colbert nel 1666
  • Académie des sciences morales et politiques, fondata dalla Convenzione nel 1795
  • Académie des beaux-arts, fondata da Louis XVIII nel 1816

La cappella fu trasformata in salle de séance. Una falsa cupola in legno ridusse i volumi, risolvendo i problemi di acustica e si aggiunsero tribune e gradinate, in modo da accogliere milleduecento persone.

Qualche dettaglio sulle Accademie

L’Académie française, la più antica, nacque per volere del cardinale Richelieu. Nel 1633, il suo segretario personale gli riferì dell’esistenza di un gruppo di intellettuali che si riuniva regolarmente per discutere di letteratura e scienze.

Il cardinale pensò allora di ufficializzare questi incontri e di fondare un’Accademia che potesse “dare regole certe alla lingua francese, renderla pura, eloquente e capace di trattare le arti e le scienze”. A questo scopo, gli accademici furono incaricati di redigere un dizionario e di aggiornarlo ogni qual volta se ne fosse presentata la necessità (ad oggi siamo all’ottava edizione).

La Bibliothèque Mazarine all'interno dell'Institut de France
La biblioteca Mazzarino

Da una commissione dell’Académie française, costituita per redigere le iscrizioni delle medaglie e degli edifici reali, Colbert fondò nel 1663 l’Académie des inscriptions et belles-lettres, che si occupa di storia, archeologia e filologia dall’antichità all’età classica.

Nel 1666 vide la luce anche l’Académie des sciences, che fu divisa in due sezioni nel 1785, su proposta di Lavoisier: una per le scienze esatte, una per le scienze naturali. Promuove l’attività scientifica e l’insegnamento delle scienze, oltre che scambi internazionali.

L’Académie des beaux-arts nacque dall’unione dell’Accademia di pittura e scultura, creata da Mazzarino nel 1648, con l’Académie de musique e l’Académie d’architecture. Nel 1985 si è aggiunta una sezione dedicata al cinema e al settore audiovisivo. Si occupa della difesa del patrimonio culturale, della promozione delle creazioni artistiche, dell’organizzazione di concorsi e finanzia residenze d’artisti.

Vestibolo della Bibliothèque Mazarine
L’Institut de France oggi

Ancora oggi le Accademie si riuniscono sotto la cupola. I membri indossano la divisa ufficiale, l’habit vert, un abito di panno blu scuro o nero, ricamato con rami d’olivo verde e oro.

Non poteva mancare una spada, la cui elsa è diversa per ciascun membro. Decorata di simboli che rappresentano la vita, le opere e i progetti futuri dell’accademico, gli viene consegnata qualche giorno prima del suo ricevimento ufficiale all’Institut de France.

Oltre alle attività pertinenti a ciascuna delle Accademie, l’Institut de France svolge un’importantissima azione di mecenatismo, erogando premi, sovvenzioni e borse di studio in ambito culturale e nella ricerca scientifica.

Dettaglio de l'Habit vert e dell'épée

Il suo patrimonio monumentale è ricchissimo, sia in Francia che all’estero, troppo vasto per elencarlo. Ne fanno parte lo Château de Chantilly, la Maison Monet a Giverny e due tra i miei musei preferiti a Parigi, il Jacquemart-André e il Marmottan-Monet.

Se per i francesi l’Institut de France riveste un significato molto profondo, ciò che colpisce un’expat come me è l’idea da cui è nato: la consapevolezza che il dibattito di una assemblea di studiosi e letterati sia necessario al progresso della società e dello Stato. Un’idea estremamente moderna concepita nel XVII secolo, ma che purtroppo non è molto condivisa in questo nostro pazzo mondo.

Antichi volumi della Bibliothèque Mazarine

Per una breve visita virtuale degli interni dell’Institut de France, click qui.

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