L’invasione dei macaron

Non è più possibile far finta di niente: i macaron hanno invaso Parigi. Occhieggiano invitanti dalle vetrine di pâtisseries, chocolateries, boulangeries, ce ne sono ovunque, siamo circondati.

Così piccoli da poter stare nel palmo della mano, con quell’aria innocente, di colori vivaci o in delicate tinte pastello, sono un continuo invito alla trasgressione. Sembrano dire allegri e sorridenti “In fondo cosa vuoi che sia un minuscolo macaron?”.

Il problema è che il piccolo, delicato, innocente macaron crea assuefazione. Una volta apprezzatane la fragrante friabilità, gustato il morbido ripieno, se ne desidera subito un altro e un altro ancora… Il finale della storia, ahimè, è già scritto!

macaron

Le boutique della maison Ladurée, specializzata nella creazione di macaron, sono disseminate per tutta la città e prima o poi ci si ritrova imbambolati davanti a una delle loro vetrine. Non guardate, altrimenti sarete perduti.

Io, però, ci casco come una principiante. Sento il canto ammaliatore delle Sirene, i lussuosi arredi, i decori secondo impero mi incantano e quando alzo gli occhi al soffitto affrescato, gli angioletti paffutelli ammiccano invitanti. Il più perfido di tutti è l’angelo pasticcere, non per niente è diventato il simbolo della maison.

Come si fa a non varcare la soglia del tempio del macaron? In religioso raccoglimento entro e subito mille profumi diversi mi solleticano le narici. Comprerei tutto, ma limito a una reglette Napoleon da sei, perché mi conosco, meglio non esagerare. Esco soddisfatta con il mio sacchettino verde Ladurée e ne sbircio il contenuto. No, non aprirò la scatola fino a casa. Sprofonderò nella mia poltrona, coccolandomi con una tazza di tè, il libro che ho iniziato ieri sera e che proprio non avrei voluto lasciare e i macaron, naturalmente.

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Beh, magari ne assaggio uno.

Apro la scatola e scelgo quello alla vaniglia, il mio preferito. Vado pazza per la vaniglia, è una specie di droga per me, di cui per fortuna in Francia trovo pusher in gran quantità (so di dire un’eresia, ma l’avete mai provata nel caffè? Superbe!). Richiudo la scatola mentre il macaron soddisfa le mie papille gustative. Proseguo qualche metro in direzione di casa e nella mia mente si affaccia subdola l’immagine di quello al pistacchio. Accidenti! Riapro la scatola e lo guardo incerta. È così carino con quel suo colore verde pastello. In fondo che male c’è? E anche il pistacchio si sacrifica generosamente sull’altare della mia golosità, pace all’anima sua. Mi restano comunque lampone, cioccolato, nocciola e caffè. Sono determinata a condurli fino a casa. Uomini, con me! Vi porterò alla base sani e salvi!

Purtroppo, se pure animata dalle migliori intenzioni, vacillo nel mio proposito e quando digito il codice per aprire il portone del palazzo, il bel cofanetto di Ladurée è ormai vuoto. Mi preparo il tè senza macaron un po’ delusa e penso che quei piccoli bastardi hanno la straordinaria capacità di controllare la mente, sono mini dischi volanti pieni di microscopici alieni giunti sul nostro pianeta per conquistarlo.

Per fugare ogni dubbio decido di documentarmi sulle origini di questo malefico dolcetto nazionale francese e così scopro che i macaron hanno secoli di vita sulle spalle. Non si direbbe, sembrano così freschi e giovanili.

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Pare che giungano a noi dal vicino oriente e che le prime ricette conosciute risalgano addirittura al rinascimento. Siamo stati noi italiani a “importare” questi dolcetti alla mandorla in Europa. Che drittoni! Il loro nome deriva infatti dalla parola maccherone, deformata dal passaggio alla lingua francese. Confesso che mi sfugge il nesso tra il nostrano maccherone ed il dolcetto transalpino. Bah! Comunque all’epoca erano una sorta di croccanti biscottini alla mandorla con il cuore morbido. Slurp!

Fu la mia conterranea Caterina de Medici a farli conoscere in Francia quando giunse per sposare Enrico II, figlio cadetto di Francesco I, che poi, per varie vicissitudini, non ultima la morte del fratello maggiore, divenne re. E così alla corte di Caterina il biscottino antenato del macaron moderno impazzava, mietendo vittime. Cominciò a diffondersi in tutto il paese, e ogni regione si applicò a creare la propria ricetta, in aperta rivalità con le altre, (si sa, i francesi hanno molto spirito competitivo), ma fu solo nel 1830 che qualcuno pensò di unire due biscottini e farcirli con un ripieno cremoso. C’est genial!

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All’inizio del XX secolo, la maison Ladurée iniziò a proporre i macaron colorati e nella forma in cui li conosciamo oggi, producendoli in una grande varietà di gusti.

Direi che visti così i macaron appaiono molto meno minacciosi, che ne pensate? Resta comunque la faccenda dell’assuefazione. Se esiste una qualche associazione di M.M.A. (mangiatori di macaron anonimi), vi prego, fatemelo sapere. Attendo fiduciosa.

2 Comments

  1. marcello

    meravigliosamente resa l’atmosfera e la dipendenza dai macaron e dalla pasticceria francese in genere. Condivido la passione sfrenata per il gusto e l’aroma della pasticceria francese.

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