Lo Château de Malmaison, rifugio imperiale

Varcare il cancello del domaine de Malmaison è un po’ come entrare in un’altra dimensione. Il verde della campagna, il profumo dei fiori, la serenità e la pace che ispira, non potrebbero essere più lontani dal quartiere de La Defense e i suoi grattacieli, che mi sono appena lasciata alle spalle. Tutto sembra essersi cristallizzato come per magia nel periodo più felice che questi luoghi hanno vissuto, il primo decennio del XIX secolo.

 Lo château de Malmaison facciata posteriore

È sorprendente come lo château de Malmaison, nonostante sia stato travolto dagli eventi della vita, indissolubilmente legati a quelli della storia, abbia saputo conservare un’atmosfera diafana, quasi eterea, probabilmente la stessa per la quale Joséphine Bonaparte ha eletto questa dimora di campagna a suo rifugio.

Un senso di intimità mi avvolge mentre percorro il viale di ghiaia bordato di dalie che conduce al palazzo. Ho quasi l’impressione di andare a far visita a un’amica, che mi aspetta per il tè dietro una di quelle grandi finestre. Il vento leggero fa cantare le foglie degli alberi, piega gli steli dei fiori e porta con sé profumo di rose, le rose di Joséphine.

Interni dello château de Malmaison

Era il 1799 quando madame Bonaparte acquistò per sé e per il marito, impegnato in quel periodo nella Campagna d’Egitto, questo piccolo castello, le cui prime tracce documentali risalgono al XIV secolo.

Il nome Malmaison, ovvero mala domus, non era certo dei più invitanti. Pare che tragga origine dall’insediamento di alcuni invasori normanni, che nei primi anni del 900 avevano stabilito qui la loro base, da cui partivano per incursioni e razzie nei dintorni.

Joséphine

Ma a Joséphine questo non interessava. Il posto le era subito piaciuto. Nonostante il castello fosse un po’ demodé, il vasto terreno che lo circondava faceva proprio al caso suo. Qui avrebbe potuto dare libero sfogo alla sua passione per la botanica e soprattutto per le rose.

Dal 1800 al 1802, Malmaison divenne così, assieme al palais des Tuileries (click qui per leggere l’articolo su questo palazzo scomparso), sede del governo francese. Napoleone, primo console, vi riuniva di frequente colleghi e ministri.

Biblioteca, particolare

Durante questo periodo, Napoleone e Joséphine venivano qui per sfuggire all’etichetta rigida del palais des Tuileries. In estate, cenavano con gli amici più intimi nel parco e poi terminavano la serata giocando a carte, a biliardo o leggendo tutti insieme libri appena pubblicati. Organizzavano balli e rappresentazioni teatrali, animate dagli habitués di Malmaison.

Nell’autunno del 1802, Bonaparte, nominato console a vita, si trasferì a Saint-Cloud assieme alla famiglia, ma Joséphine tornava regolarmente a Malmaison per curarne la ristrutturazione.

Il castello, costruito nel 1610, ingrandito per la prima volta nel 1686 e poi di nuovo nel 1780, con l’aggiunta di due ali che si aprivano sulla corte, non corrispondeva affatto al gusto dell’epoca. I due architetti a cui si rivolsero i Bonaparte, Percier e Fontaine, avrebbero voluto abbattere l’intero edificio e sostituirlo con una villa in stile neoclassico, ma Napoleone, che non amava spendere al di sopra delle proprie possibilità, preferì restaurarlo e riammodernarlo.

Ed ecco che Malmaison divenne l’archetipo dello stile consolare, elegante sintesi tra antichità e Rinascimento, con qualche concessione al look militare, per compiacere il padrone di casa.

Il vestibolo d'ingresso, detto "la tenda"

Dopo il divorzio, nel 1809, Napoleone donò a Joséphine questa proprietà da lei tanto amata con tutto ciò che conteneva ed è a Malmaison che l’ex imperatrice risiedette fino alla morte.

Attraversando le stanze del castello, ciò che mi colpisce è ancora quel senso di intimità che permea ogni cosa. Il decoro è ricco, non sfarzoso, come ci si attenderebbe da un “palazzo imperiale”. Si ha l’impressione di trovarsi nella dimora privata di un uomo facoltoso più che nel castello di un imperatore.

Oggetti di uso quotidiano a Malmaison: scacchiera

I piccoli oggetti di tutti i giorni, i servizi da tavola, i nécessaires da toilette, i quadri e i soprammobili scelti personalmente da Joséphine e Napoleone, la scala nascosta nello studio del primo console, che gli permetteva di raggiungere rapidamente il “posto di lavoro” dai suoi appartamenti, il tavolo da biliardo, tutto questo e molto altro rendono la visita un percorso a ritroso nella loro storia di coppia.

Senza volerlo, si cammina in punta di piedi, si parla sottovoce, e pian piano si scivola in una dimensione quasi irreale, che racconta cose del passato.

Servizio da tè dell'imperatrice Joséphine

Se si ascolta con attenzione, Malmaison narra anche della cura e dell’amore con cui è stata restituita al suo antico splendore. Il primo a voler conservare la memoria di un tempo felice fu Napoleone III, che a casa della nonna Joséphine trascorse molte estati quando era bambino. Dopo di lui, toccò all’ultimo proprietario di Malmaison, Daniel Iffla, tentare di cancellare i disastri della guerra del 1870, per poi donare il castello e il parco, ormai ridotto a soli sei ettari degli originali settecento ventisei, allo Stato.

Ma la magia non sarà completa senza una lunga passeggiata nei giardini, dove anno dopo anno si cerca di reintrodurre le piante che Joséphine aveva fatto arrivare da tutto il mondo e che avevano reso famosa la sua Malmaison. Possedeva duecento cinquanta rose diverse e fu proprio nel suo roseto che si sperimentò per la prima volta l’ibridazione artificiale.

Le rose di Malmaison

In suo onore, una rosa creata da Descemet intorno al 1815 fu chiamata Impératrice Joséphine e più tardi, nel 1843, un’altra nuova rosa rese omaggio alla sua passione per la botanica, la Souvenir de Malmaison.

C’è qualcosa in questi luoghi che affascina, spinge alla riflessione e alla solitudine. È curioso, siamo arrivati a Malmaison in tre e, non so bene come, ci siamo ritrovati a passeggiare nei giardini ognuno per proprio conto. C’è chi si è fermato su una panchina a disegnare, chi ha percorso il parco per intero, perché non voleva lasciarsi sfuggire nulla, ed è finito a meditare sotto il grande cedro di Marengo (piantato da Joséphine nel 1800 per celebrare la vittoria del marito nell’omonima battaglia), chi si è perso tra i fiori e le api con una macchina fotografica tra le mani.

Sì, c’è qualcosa di speciale a Malmaison, qualcosa che non lascia indifferenti e che vi accompagnerà anche quando vi lascerete il grande cancello alle spalle e vi avvierete alla fermata dell’autobus per tornare a Parigi.

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Se vorrete cogliere un po’ della magia di Malmaison prima di organizzare la vostra visita, guardate questo breve video.

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