Passeggiando per il Jardin du Luxembourg, l’occhio è inevitabilmente attratto dal magnifico palazzo da cui prende il nome. Austero, imponente, il Palais du Luxembourg si lascia ammirare, ammicca sornione e solletica il nostro interesse. Lui sa che noi sappiamo cosa custodisce al suo interno, tesori inestimabili, meraviglie inaccessibili.
Purtroppo, in quanto sede del Senato francese, il palazzo non è aperto al pubblico, a meno che non si conosca un senatore disponibile a elargire un invito.

Proprio non riesco a rassegnarmi a questa realtà. Sbircio attraverso le finestre, da cui occhieggiano grandi lampadari di cristallo e soffitti lignei profusi d’oro. Me ne sto seduta su una sedia verde a immaginare la bellezza di quelle stanze, create per rendere più dolce il buen retiro di una regina, Maria de Medici.
Ci sono però due giorni all’anno in cui il Palais du Luxembourg apre le sue porte, il terzo week-end di settembre, durante le Journées Européennes du Patrimoine.
Unica condizione, alzarsi di buon mattino e mettersi in fila. Ma se per l’augusto consorte di Maria, Henri IV di Francia, Parigi valeva bene una messa, per noi il Palais du Luxembourg val bene una levataccia e un po’ di coda.
Una donna esigente
Maria, divenuta vedova, poi reggente e infine regina madre, desiderava una casetta tutta sua, lontano dal Louvre, che non le era mai piaciuto. Si racconta che al suo arrivo a Parigi, quando fu accompagnata a palazzo, pensò le avessero fatto uno scherzo, tanto era trascurato, buio e dava l’impressione di essere semiabbandonato. Immaginate la delusione quando scoprì che quella era la sua nuova residenza, lei che aveva trascorso la maggior parte della vita tra gli splendori di Pitti a Firenze.

Peter Paul Rubens, 1622
via Wikimedia Commons
Fu con un certo sollievo, dunque, che nel 1612, due anni dopo l’assassinio del marito, acquistò dal duca di Lussemburgo un palazzo e il terreno circostante, situati alle porte di Parigi. Volle poi comprare altre proprietà limitrofe che le consentissero di avere lo spazio che si conviene a una regina.
Senza troppo pensarci su, decise di radere al suolo l’edificio esistente e di farne erigere uno nuovo, più adatto alle sue esigenze.
La costruzione del nuovo palazzo cominciò nel 1615 e si protrasse fino al 1631. La regina vi si installò nel 1625, ma vi abitò per poco tempo, perché proprio nel 1631 fu costretta all’esilio dal figlio, il re Louis XIII, stufo degli intrighi e delle ingerenze dell’ingombrante madre.

©Frammenti di Parigi
Ecco perché la nuova residenza non ha fatto in tempo a prendere il nome Medici e si è dovuta accontentare di quello del duca di Lussemburgo.
Il Pitti di Parigi
Il Palais du Luxembourg ha la pianta di un classico château francese, ma con numerose varianti richieste dall’esuberante dama fiorentina, che impose all’architetto di corte, Salomon de Brosse (che spesso si firmava Jacques per nascondere il nome ebraico tipicamente ugonotto), un modello d’eccezione, palazzo Pitti, la sua casa d’infanzia.
E proprio a Pitti si ispirano le colonne del padiglione centrale e il bugnato, che caratterizza le superfici esterne.
Questa tecnica antica fu molto impiegata durante il Rinascimento italiano e nel nostro paese non si contano i palazzi dalle splendide facciate in bugnato.

Source gallica.bnf.fr / BnF
In Francia, invece, all’epoca in cui Maria faceva costruire il suo hermitage, era in voga il mélange di pietra e mattoni, che a Parigi ritroviamo nell’architettura delle piazze reali, come place des Vosges e place Dauphine.
L’iconografia pensata per il palazzo ruotava attorno a Maria de Medici e al defunto Henri IV. Le due gallerie principali avrebbero dovuto ospitare due cicli di pitture commissionate a Rubens, dedicate agli eventi più importanti della vita di Maria (oggi al musée du Louvre) e Henri. Alcune sculture rappresentavano il re sulle facciate dei suoi appartamenti, in parallelo a quelle della regina sul lato opposto. Sulla porta d’ingresso, le iniziali intrecciate dei due sposi. Insomma, il Luxembourg era stato concepito come una sorta di memoriale dedicato alla coppia reale.
Intrighi di palazzo
Come vi dicevo, a causa di pesanti contrasti con il figlio, che culminarono nella journée des dupes, Maria fu costretta a lasciare la Francia. È proprio al Palais du Luxembourg che il 10 novembre 1630 avvenne lo scontro fatale.
Maria de Medici, reggente fino al 1615, desiderava che il figlio proseguisse la sua politica, che si avvaleva dell’appoggio delle forze cattoliche, mentre il cardinale Richelieu, ministro plenipotenziario di Louis XIII, spingeva il re a sostenere gli alleati protestanti e a dichiarare guerra al suocero, il re di Spagna, e al cognato, il duca di Savoia, senza tener conto dei legami familiari, ma piuttosto degli interessi dello Stato.
Maria decise allora di convocare il figlio per chiedere il licenziamento di Richelieu, ma il cardinale, informato dai suoi agenti di quanto stava per avvenire, si introdusse di soppiatto nel palazzo e fece un’entrata ad effetto nella stanza dove madre e figlio erano a colloquio.

Philippe de Champaigne, 1636
via Wikimedia Commons
La regina madre montò su tutte le furie, il cardinale si gettò ai suoi piedi, rassicurandola della sua lealtà e il re non si scompose più di tanto. Chiese semplicemente a Richelieu di uscire e di attendere i suoi ordini.
Apparentemente Maria sembrò vincere lo scontro e il cardinale cominciò persino a bruciare i documenti e a preparare il trasloco. Louis XIII, da parte sua, si ritirò a Versailles, dove l’indomani convocò il cardinale a cui dichiarò:
Monsieur vous avez toute ma confiance, je suis obligé plus a mon État qu’à ma mère.
I partigiani della regina furono allontanati dalla corte e dalle posizioni di potere, alcuni addirittura si ritrovarono a tu per tu con il boia. Maria, volente o nolente, prese la via dell’esilio.
Una vendetta postuma
Alla sua morte, la regina madre lasciò in eredità il Palais du Luxembourg al figlio prediletto, Gaston d’Orleans, fratello cadetto del re, che ne fece la sua residenza. Da quel momento non si contano i passaggi di mano di questa magnifica dimora, in un rimpallo infinito tra monarchia, repubblica e impero.
Durante l’occupazione tedesca, fu persino sede dello stato maggiore della Luftwaffe. Nel 1958, il palazzo fu definitivamente attribuito al Senato.
Un palazzo pieno di tesori: la biblioteca
Passeggiare per queste stanze sontuose è come leggere tra le pieghe della storia, respirare il vento della ribellione, marciare al suono dei tamburi, scivolare lungo le ombre degli intrighi, danzare sulla musica della libertà.
Una magnifica biblioteca si affaccia sul giardino e la cupola che ammiriamo da fuori, vista dall’interno è un capolavoro affrescato da Delacroix, ispirato al Limbo descritto da Dante nel quarto canto dell’Inferno.

L’attuale sala di lettura è frutto dell’ampliamento del palazzo, deciso nel 1836 e cominciato l’anno successivo. In quell’occasione, la facciata sud est fu spostata di 31 metri in direzione del giardino.
A partire dal 1841, le collezioni della biblioteca trovarono posto nella nuova galleria lunga cinquantadue metri e larga sette, illuminata da sette finestre che si aprono sul giardino.

©Frammenti di Parigi
E come se non bastasse, la biblioteca ha un annesso altrettanto spettacolare, che ha preso il posto della galleria est del palazzo originario, quella che avrebbe dovuto ospitare il ciclo di dipinti di Rubens dedicato a Henri IV, mai realizzato.
Il soffitto a cassettoni sfoggia una magnifica rappresentazione dei segni zodiacali di Jacob Jordaens –talentuoso allievo di Rubens– che al centro ha dipinto il sorgere di una leggiadra Aurora.

La sala del Livre d’or
Varcare l’ingresso della sala del Livre d’or è un vero e proprio salto indietro nel tempo, in quella prima metà del XVII secolo, quando il palazzo vedeva la luce. L’intimità fastosa di questa stanza dalle dimensioni contenute dà l’impressione di essere attesi, di poter conversare con Maria de Medici, ricordando la giovinezza trascorsa a Firenze o di fermarsi ad ascoltare Anna d’Austria parlare dell’educazione del futuro re Sole.
Qui troviamo tutto ciò che è rimasto della decorazione originale del palazzo, pitture e pannelli in legno che appartenevano alle stanze di Maria de Medici e che furono radunati in questa stanza nel 1817.

Philippe de Champaigne
Al centro del soffitto, un quadro di Philippe de Champaigne che rappresenta Maria de Medici nell’atto di ricevere dalla Pace un fascio di frecce, affinché le possa annodare. Intorno, otto sibille di autore sconosciuto, che provengono dalla cappella privata della regina, situata a fianco della camera da letto.
La sala delle conferenze
Invece, entrare nella sala delle conferenze, splendente d’oro e vestita di rosso, con i suoi ampi volumi, è come essere invitati a un ricevimento da Napoleone III. Lunga cinquantasette metri e larga oltre dieci, con un’altezza di undici metri, è tra le più spettacolari del palazzo.

È il risultato dell’unione di tre antiche sale del palazzo al primo piano, realizzata dall’architetto Alphonse de Gisors, lo stesso che si occupò dello spostamento della Fontaine Médicis (clic qui per leggere l’articolo).
Ospita il trono in legno dorato scolpito da Jacob, su cui sedeva Napoleone I quando assisteva alle sedute del Senato Conservatore.

Le istituzioni
La solennità delle istituzioni è presente lungo tutto il percorso, ma raggiunge l’apice nella Salle de Séances, con l’emiciclo di velluto rosso dove siedono i senatori e le statue dei legislatori che incombono sull’assemblea come monito perpetuo.
Avvolta da una boiserie in legno di quercia, la sala è formata, in realtà, da due emicicli opposti, che furono realizzati tra il 1836 e il 1841.

In tutto, trecento ventuno seggi, che corrispondono al numero attuale dei senatori. Ciascuno ha un posto contrassegnato dal proprio nome in quella parte dell’emiciclo dove siede il gruppo di appartenenza.
Alle spalle dell’emiciclo presidenziale, otto colonne di stucco, tra le quali si trovano le statue di sette grandi legislatori.

La scala d’onore
E per finire, la scala d’onore. Degna di una regina, la si scende in silenzio, restii ad abbandonare il palazzo, storditi dall’eleganza, soggiogati dall’autorevolezza del luogo, ma anche dal peso della Storia di cui ripercorriamo i passi.
All’inizio dell’ottocento, la scala d’origine, disegnata da Salomon de Brosse, che conduceva fin nel cuore del palazzo, appariva troppo scura e massiccia. Si pensò dunque di modificarla, affidando il progetto a uno dei maestri del neoclassicismo francese, Jean-François Chalgrin.

L’architetto non si accontentò soltanto di eliminare la vecchia scala, ma volle sostituirla con un vestibolo a colonne doriche nel più puro stile neoclassico.
Un palazzo emblematico
Ecco cosa si cela dietro le pareti inespugnabili del palazzo che tante volte, ne sono certa, vi sarete fermati a contemplare da fuori. Quello che vi ho raccontato, però, è solo una piccola parte di ciò che potrete scoprire voi stessi visitandolo.
Un must see place, per conoscere davvero Parigi, un luogo denso di storia, che ha osservato impassibile lo scorrere del tempo, accogliendo inquilini diversi, regine, duchi, rivoluzionari e persino invasori, fino a diventare uno dei luoghi più emblematici della Repubblica francese.

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