Rue Montorgueil, la strada più provinciale di Parigi

Divisa tra 1er e 2ème arrondissement, tra il quartiere Les Halles e quello di Sentier, rue Montorgueil è una delle strade più antiche della città.

Nel medioevo, quando le mura di Philippe Auguste proteggevano una Parigi ancora in divenire, costituita soltanto da l’Ile de la Cité, il Quartier latin e il Marais, lei c’era già.

Si chiamava rue du Mont Orgueilleux, prendendo il nome dal luogo a cui conduceva.

Pianta di Parigi nel medioevo
Parigi nel Medioevo
©The Hebrew University of Jerusalem &The Jewish National &Univeristy Library
Una fiera collinetta

A quel tempo, lo smaltimento dei rifiuti non aveva ancora intrapreso la via del porta a porta e per liberarsi dell’immondizia i parigini usavano un metodo comune a molte città: la gettavano oltre la cinta muraria. Semplice e infallibile, se si chiude un occhio sul cattivo odore.

Butta oggi, butta domani, negli anni si era formata una collinetta, che i cittadini, non privi di sense of humor, avevano chiamato mont Orgueilleux .

Se vi andasse di cercarla, sappiate che la sommità di questa collinetta orgogliosa corrisponde a rue Beauregard – l’etimologia del nome è facilmente intuibile – nel quartiere di Bonne Nouvelle, un tempo conosciuto come Butte aux gravois, in memoria dell’antica discarica.

rue Beauregard
rue Beauregard ©Frammenti di Parigi

Là troverete anche uno degli immeubles plats più famosi di Parigi (in primo piano nella foto qui sopra), dove ha abitato per qualche tempo il poeta André Chénier.

Fu durante la costruzione della chiesa di Notre-Dame-de-Bonne-Nouvelle, nel 1820, che si scoprì la composizione particolare della collina. Le diverse stratificazioni di immondizia accumulate nei secoli avevano raggiunto la rispettabile altezza di sedici metri.

Una Parigi diversa

Rue Montorgueil è una strada pedonale e per questo molto apprezzata da parigini e non.

I suoi frequentatori sono una folla eterogenea e variopinta: la signora anziana che trascina il suo chariot de course, stringendo in una mano il mazzetto di prezzemolo appena acquistato, il turista spaesato, che passeggia con la testa per aria e la macchina fotografica appesa al collo, il ragazzo delle consegne che sfreccia in bicicletta schivando – a malapena – i pedoni, il dandy seduto nel dehor di uno dei tanti caffè, che guarda i passanti con aria annoiata.

Una terrasse in rue Montorgueil
Terrasse in rue Montorgueil ©Frammenti di Parigi

E sedere a una delle terrasses di rue Montorgueil è il modo ideale per gustarne l’atmosfera.

Fiancheggiata da negozi, bar e ristoranti, affollata, specie alle ore dei pasti, piena di allegria e confusione, ha un’aria deliziosamente provinciale.

Ma provate a tralasciare per un momento tutta questa animazione. Posate lo sguardo sui palazzi antichi, leggete qualche placca commemorativa o entrate in uno dei locali storici. Ecco, sentite? Questa è l’eco dei passi dei frequentatori di un tempo.

Una passeggiata nella storia

Fate una piccola sosta al numero nove. Un crescente di luna scolpito sopra un grazioso portone racconta che nel XVII secolo qui aveva sede il cabaret Au Croissant, frequentato da un nostro celebre connazionale amante della bella vita, Giacomo Casanova.

Al numero 15, l’elaborato balcone in ferro battuto appartiene all’Hôtel du Comte de Crillon, costruito nel XVIII secolo. Poco più avanti, il 17 con dei bei mascarons, era l’ingresso delle dépendances.

Al 31, invece, si trovava la posterla del Comte d’Artois. Aperta nelle mura di Philippe Auguste nel 1270, fu demolita nel 1498.

Tra lumache e pasticceri reali

Proseguendo la passeggiata, al civico 38 troviamo il famoso ristorante L’Escargot Montorgueil.

Sulla data di fondazione permane tuttora qualche dubbio: 1832, come recita l’insegna, 1836 o addirittura 1875? Di sicuro sappiamo che la sua reputazione gastronomica risale alla Belle Époque.

Insegna de l'Escargot Montorgueil
©Frammenti di Parigi

Specializzato in cucina borgognona e in particolare nelle lumache, era frequentato da Marcel Proust e Sarah Bernhardt, da Sacha Guitry e Pablo Picasso, che erano clienti abituali, assieme a molti altri nomi famosi. Sarebbe troppo lungo citarli tutti.

Il ristorante conserva ancora l’insegna del XIX scolo, su cui campeggia una grossa lumaca dorata, il decoro secondo impero delle sale al piano terra e un pregevole soffitto dipinto da George Clairin nel 1900, che proviene dall’Hôtel particulier di Sarah Bernhardt.

Il dehor de L'Escargot Montorgueil
©Frammenti di Parigi

Al numero 51, c’è la pasticceria Stohrer, la più antica di Parigi (clic qui per leggere l’articolo).

Nicolas Stohrer, giunto in Francia al seguito di Maria Lesczynska, promessa sposa di Loius XV, incantò i palati raffinati della corte di Versailles, divenendo il pasticcere ufficiale del re e della regina. Al culmine della fama, decise di aprire bottega a Parigi, proprio in rue Montorgueil.

Entrate, anche solo per ammirare gli interni ottocenteschi, classificati monumento storico e se riuscite a non comprare nulla, avrete tutta la mia ammirazione.

Le vetrine e l'ingresso di Stohrer
©Stohrer
Balzac e la Comédie humaine

E infine, il ristorante Au Rocher de Cancale. Nato al numero 59, si è poi trasferito al 78.

Difficile mancarlo. L’edificio in cui ha sede, costruito tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, ha la facciata rivestita di pannelli di legno dipinti di azzurro pastello e le modanature in gesso dorate.

Se vi soffermate abbastanza a lungo, all’angolo con rue Greneta, un po’ coperta dai tavoli della terrasse, c’è la vecchia insegna in legno: uno scoglio coperto di ostriche e mitili. Non bellissima, per la verità, ma pur sempre storica.

la facciata del ristorante Au Rocher de Cancale
©Frammenti di Parigi

Il ristorante fu aperto durante il Consolato da un commerciante di ostriche. Nel XIX secolo divenne il luogo prediletto dei parigini per mangiare i frutti di mare, che venivano scaricati a due passi da lì.

Rue Montorgueil si trovava, infatti, in corrispondenza del prolungamento di un’antica via, le chemin des Poissoniers o chemin de la Marée, così chiamata per il passaggio del pescato, freschissimo, che proveniva dai porti di Bretagna e Normandia, diretto alle vicine Halles. Non esisteva location migliore per un ristorante che ha fatto dei frutti di mare la sua specialità.

Honoré de Balzac, da bongustaio qual era, lo apprezzava a tal punto, che lo nominò spesso nei suoi romanzi. In Illusiones perdues, Splendeur et misères des courtisans, Le cabinet des Antiques si parla di Au Rocher de Cancale e molti dei personaggi de La Comédie humaine siedono ai suoi tavoli.

Fare la spesa o sedersi a mangiare?

Diciamocelo, rue Montorgueil non è il primo posto in cui chi approda in città, specie se per la prima volta, penserebbe di andare. È un po’ al di fuori dei classici circuiti turistici, eppure racconta molto della Parigi vera, quella di tutti i giorni.

Vista dall’alto, è una distesa di tende colorare. Alcune proteggono i dehors dei locali, altre le esposizioni esterne dei commerces de bouche. Fruttivendoli e pescivendoli, fromageries, macellai, fioristi, qui si trova veramente di tutto, anche il tè di Mariage frères e i macarons di Ladurée.

Mescolarsi alla varia umanità che la frequenta ha il sapore di un’avventura, non si sa che cosa può capitare.

Niente di estremo, tranquilli. Siamo pur sempre in città. Tutt’al più tornerete a casa con un cestino di primizie che non avevate intenzione di comprare o con un pezzettino di formaggio dalla scia odorosa, che farà storcere il naso a più di una persona. Oppure deciderete di sedervi al tavolo di un bistrot e giocare a fare il parigino per un giorno.

Non c’è limite alle cose che si apprendono seduti su una sedia di rotin.

E quando deciderete che è arrivato il momento di alzarvi, spingetevi fino a Les Halles. Proprio davanti al Jardin Nelson Mandela, troverete la chiesa di Saint-Eustache. È per me una delle più belle di Parigi, intima nonostante gli ampi volumi.

Spingete la porta, c’è ancora tanto da scoprire.

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