Un falso storico in rue François Miron

Proseguiamo la nostra passeggiata nel Marais medievale andando alla scoperta di due graziose casette a graticcio, che si trovano al numero 11 e 13 di rue François Miron, una piccola via très charmante non lontana dalla splendida chiesa di Saint-Paul-Saint-Louis, piena di botteghe, locali ed edifici storici, in cui è molto piacevole passeggiare.

La strada prende il nome dall’illustre prevosto dei mercanti di Parigi, soprannominato padre del popolo per la generosità e la dedizione con cui svolse il suo lavoro, apportando notevoli migliorie all’approvvigionamento idrico e alla rete fognaria della città e finanziando di tasca propria la decorazione della facciata dell’Hôtel de Ville lato fiume, nonché varie altre cosette all’interno del palazzo, che purtroppo andarono distrutte nell’incendio del 1871.

L’attrattiva principale di rue François Miron, come potete immaginare, sono proprio le due casette alte e strette, che sembrano sorreggersi l’una all’altra per non cadere e che danno l’impressione di essere arrivate dritte dritte dal medioevo, la maison à l’enseigne au faucheur e la maison à l’enseigne au mouton, ovvero la casa dell’insegna “al mietitore” e quella dell’insegna “al montone”.

Una curiosa denominazione retaggio dell’antico modo di indicare le case, che non avevano un numero civico, ma prendevano il nome dal negozio che si trovava al pianoterra, da qualche particolarità architetturale o dalla personalità di chi le abitava .

In realtà, le due attempate signore sono state costruite solo all’inizio del XVI secolo (su edifici preesistenti), tra il regno di Louis XII e quello del più celebre François I, da qualche appassionato di architettura medievale e sono perciò un falso storico.

Scelta curiosa, direte voi, quella di voler tornare al medioevo in pieno rinascimento, ma a sostegno dell’idea stravagante dell’architetto posso dire che le tecniche costruttive dell’epoca medievale avevano il loro bel perché.

François Miron

Il principale materiale usato non poteva che essere il legno, poiché la pietra era troppo costosa e quindi destinata a dimore borghesi (da notare che la casa di Nicolas Flamel, come vi dicevo nel precedente articolo, è in pietra) o a edifici pubblici e chiese.

Ciascun piano era costruito a “mensola”, ovvero sporgente rispetto a quello che lo precedeva. In questo modo, si riusciva a fare a meno dei pilastri di sostegno, che avrebbero dovuto correre per tutta l’altezza della casa.

Va da sé, quindi, che i piani alti delle case erano talmente sporgenti da dover sottostare a uno spiacevole vis à vis con il corrispettivo piano dell’edificio di fronte, favorendo la propagazione di un eventuale incendio e la diffusione di pettegolezzi salaci sui vicini. Per di più, gli ultimi piani avevano la brutta abitudine di crollare sui passanti e gli incidenti di questo tipo non erano rari.

E se non era l’intero piano ad andare giù, capitava che qualche decorazione del pignone decidesse di sperimentare la caduta dei gravi lanciandosi impavida verso il suolo.

François Miron

Anche le due smilze casette di rue François Miron sono state costruite a mensola, ma nel corso del tempo, a seguito di varie ordinanze comunali, hanno perso le loro sporgenze e ora sono piatte come una tavola da stiro.

Nel 1607 la città di Parigi, infatti, allo scopo di limitare gli incendi, proibì di abbellire i pignoni delle case e ordinò di coprire d’intonaco le travi apparenti delle facciate. Addio fascino medievale.

Ma ecco che nel glorioso 1967 l’architetto Robert Hermann volle restituire alle veterane di rue François Miron il loro aspetto originale, o almeno una parte dell’allure che avevano nel XVI secolo, liberando i graticci di legno dall’intonaco e lavorando alla cornice del pignone della casa di destra. Niente da fare per le “mensole”, impensabile ricostruirle, ma indubbiamente il restyling ha molto giovato alle due casette.

E oggi le star di rue François Miron sono abitate da privati, che rinunciano di buon grado alle comodità moderne pur di respirare la storia tra le mura di casa. E non solo…

François Miron

Al numero 13 ha sede quello che i francesi definiscono un “club libertin”, Au pluriel club, locale per scambisti che sfrutta in modo molto originale i tre piani di cantine al di sotto del livello stradale, risalenti addirittura al XIV secolo.

De gustibus…

 

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