Una tavolozza di colori pastello

Sento che vi domandate: che cosa vuol dire essere un colore? Il colore è il tocco dell’occhio, la musica dei sordi, un grido nel buio

Orhan Pamuk

 

Ho scoperto la rue Crémieux qualche anno fa, appena arrivata a Parigi, durante una delle mie passeggiate senza meta, quelle in cui provo a sperdermi da sola. E quella volta ci ero proprio riuscita. Vagavo tra place de la Bastille e la gare de Lyon, nel XII arrondissemente, tra grandi boulevard e bellissimi palazzi haussmanniani, quando, con la coda dell’occhio, mi è parso di vedere qualcosa di colorato, ma molto, molto colorato. Qualche passo indietro et voilà, non ero più a Parigi. Avrei potuto tranquillamente trovarmi in qualche villaggio del sud della Francia o sull’isola di Burano, oppure in Portobello road o nella Neal’s Yard a Londra, anche se un po’ meno animate e senza i negozi.

Il primo istinto è stato quello di stropicciarmi gli occhi, ma l’età matura e soprattutto il mascara non me l’hanno consentito. Perciò, con distinta circospezione, ho dato un’ occhiata alle mie spalle: eleganti palazzi in pietra di Parigi si ergevano dignitosi. Ho riportato lo sguardo diritto davanti a me: piccole casette di due e tre piani, colorate come macaron, sembravano prendersi gioco di loro. Ancora: alle mie spalle il barone Haussmann, davanti a me Biancaneve e i sette nani. Ho giocato un’ultima volta: la Parigi austera versus un set di Hollywood, pronto per le riprese di Beauty and the Beast. Non riuscivo a credere ai miei occhi.

Con lo stesso stupore di un bimbo, che ha appena scoperto che la mamma ha preparato una torta al cioccolato per merenda, sono entrata in questa via pedonale lastricata di pietre, fiancheggiata da graziose case dipinte in rosa, azzurro, verde pistacchio, giallo sole, con le loro persiane di legno, i portoncini colorati ed i fiori alle finestre. Sembrava che un gigante con la passione per la pittura, si fosse divertito a colorare le sue casette giocattolo con gli acquerelli.

Osservando le case più da vicino, poi, ho scoperto che ogni facciata ha un suo disegno particolare, dipinto con la tecnica del trompe l’oeïl: un gatto rosso che salta da una finestra all’altra, una rondine, che qui fa sempre primavera, (forse non è proprio una rondine, ma mi piace pensarlo, perciò mettetevi l’animo in pace), un glicine che non sfiorisce mai, oppure formose signore discinte, affacciate ad una  finestra inesistente. Ed a proposito di gatti, qui ce ne sono tantissimi di quelli veri, che gironzolano indisturbati, senza paura di scontrarsi con qualche mezzo di locomozione a motore. Si sdraiano in mezzo alla strada, gli spavaldi, e ti guardano un po’ infastiditi: “Che vuoi umano scocciatore? Sciò, via di qui!”.

Mentre ero tutta impegnata a scattare foto di quelle casette di zucchero, uno dei proprietari ha aperto la porta di casa, con un computer portatile in una mano e una tazza nell’altra (sospetto abbia aperto la porta con un piede, visto che le mani erano entrambe occupate), si è seduto sugli scalini d’ingresso ed ha cominciato a lavorare, sorseggiando il suo tè o caffè, come se invece che in una strada pubblica si fosse appena sistemato nel suo giardino privato. Ed in effetti si ha un po’ l’impressione di essere in un giardino, perché agli abitanti della rue Crémieux piace jardiner : lungo la via ci sono vasi di fiori colorati, alcuni anche con piccoli alberi, proprio come nelle corti private dei palazzi più chic. Tutti lavori di tipo amatoriale, però, che giovano molto all’aria po’ bohémienne di questa via.

Stretta tra rue de Bercy e rue de Lyon, nel quartiere di Quinze-Vingt, la piccola rue Crémieux è nata nel 1865 là dove sorgevano le Arènes Impériales, nome alquanto pomposo che designava il luogo dove si svolgevano spettacoli all’aria aperta, come i caroselli a cavallo, gli affascinanti voli delle mongolfiere, o le evoluzioni acrobatiche di equilibristi sulla corda e altre cosette simili, che a metà ottocento andavano molto di moda. Le Arene ebbero vita breve (1851-1855),ed i terreni su cui sorgevano vennero venduti. Per la rue Crémiex e le sue trentacinque casette ci si ispirò alle strade delle città operaie, modello architetturale in voga all’epoca. Ed ecco come questa pennellata di colore è finita in mezzo al candore della pierre de taille.

Che cos’è dunque la rue Crémieux? Uno scherzo di quelche burlone per prendersi gioco di noi stranieri, che di Parigi abbiamo un’idea ben precisa? Una gigantesca pubblicità del dolcetto parigino per eccellenza, il macaron? Lo scintillio di una bacchetta di fata, che ha voluto portare un po’ di giocosa allegria nella frenesia della città? Qualunque sia la ragione per cui questo arcobaleno di mattoni è spuntato da terra, non mancate di farci un salto la prossima volta che passate per Parigi, non ve ne pentirete. 

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