L’Île aux Cygnes: un po’di New York nel bel mezzo della Senna

Che ne dite di prendere il métro e uscire dal centro di Parigi? Oggi vorrei portarvi a passeggiare all’Île aux Cygnes, una stretta lingua di terra di appena 890 metri di lunghezza e 11 di larghezza, chiusa tra il pont de Bir-Hakeim ed il pont de Grenelle. Mi raccomando, non dimenticate la macchina fotografica, ci sarà da divertirsi…

Île aux Cygnes

La Senna, oltre alle famose Île de la Cité e Île Saint-Louis, ospita una terza isola meno conosciuta e di conseguenza poco frequentata dai turisti, che offre a chi vi si avventura una piacevole passeggiata con vista.

Ma vista su che cosa? Innanzitutto sulla tour Eiffel, che svetta leggera ed elegante dietro il pont de Bir-Hakeim. E anche solo il ponte meriterebbe il viaggio per la sua particolare architettura e le prospettive insolite che crea, se pure involontariamente (vi avevo detto di portare la macchina fotografica), ma ve ne parlerò in un prossimo articolo.

“Vista” anche su di una celebre statua, che siamo abituati ad ammirare a ben altre latitudini, ma per scoprire quale dobbiamo arrivare in fondo all’isola.

Ci troviamo nella parte ovest della città, tra il modernissimo 15ème arrondissement, con il quartiere di Beau Grenelle e i suoi grattacieli ultra moderni e l’eleganza classica del 16ème, rifugio dorato dell’alta borghesia parigina, con i suoi splendidi palazzi di primo novecento in pietra chiara e i tetti blu di ardesia che scintillano al sole.

Questa striscia di terra su cui stiamo camminando è un’isola artificiale, o più precisamente una ex diga del porto fluviale di Grenelle, costruita nel 1825. Nel tempo ha subito numerose trasformazioni, fino a diventare un luogo un po’ fuori dal comune, lontano dalla folla, da cui osservare un’altra Parigi.

L’ Île aux Cygnes è praticamente costituita da un unico viale pedonale fiancheggiato da alberi bellissimi: sono diverse le essenze che potrete incontrare, dall’ippocastano al pioppo, dal salice al frassino, fino all’esotico ginko biloba e al coloratissimo acero, che con le sfumature delle sue foglie ci accompagna per mano di stagione in stagione.

Piccoli cartelli posti vicino a ciascun albero vi diranno a quale specie appartiene; li troverete molto utili, soprattutto in inverno, quando la mancanza di foglie rende difficile riconoscerli e i tronchi lisci o rugosi, chiari o scuri che siano accendono la curiosità.

Avvolgenti panchine lungo il viale invitano alla sosta: se vi sedete lato 16ème, potrete scorgere tra il fogliame i treni del métro, che corrono veloci sulla sommità del pont Bir-Hakeim. Se invece preferite il lato 15ème, la Tour Eiffel farà capolino tra i rami… sento già i click delle vostre macchine fotografiche.

Se però state cercando i cigni di cui l’isola porta il nome, rimarrete delusi: qui non ce ne sono mai stati. L’Île aux Cygnes di antica memoria, quella originale, si trovava più o meno all’altezza degli attuali Champs de Mars. Era lì che il re Sole faceva ricoverare durante l’inverno i suoi cigni, importati nel 1676 dalla Danimarca assieme a 300 uova.

Île aux cygnes

I preziosi e inavvicinabili (almeno per il volgo) animali, protetti da una palizzata ideata addirittura dal potente ministro Colbert, svernavano sull’ Île Maquerelle, ribattezzata poi Île aux Cygnes per la loro presenza. Quando nel 1812 l’isola fu integrata alla riva, di cigni ne erano rimasti ben pochi. Il nome però dovette sembrare suggestivo ai parigini dell’epoca, tant’è che fu “trasmesso” a questo isolotto artificiale.  

Lasciandoci alle spalle il ponte verde e l’altrettanto verde treno del métro, che sta passando in questo momento, proseguiamo verso l’altra estremità dell’isola. Incontriamo un altro piccolo ponte che la scavalca, il pont de Rouelle, esclusivamente dedicato ai binari della RER.

Avete visto quanti innamorati vengono a sussurrarsi parole d’amore su queste panchine? E quanti fanno jogging o vanno in bicicletta? Nello slargo verso cui ci stiamo dirigendo ci sono alcune attrezzature sportive che il comune ha messo a disposizione di chi vuole tenersi in forma. C’è persino una parete da arrampicata, se vi va una piccola scalata. Io vi aspetto seduta qui, che sono troppo pigra. La cosa vi tenta?

Ed ecco che ci stiamo avvicinando alla fine del nostro percorso. La vedete là in fondo, la testa coronata e l’inconfondibile fiaccola? Smettete di stropicciarvi gli occhi, non state sognando, questa è Parigi -l’arco del pont de Rouelle che abbiamo appena attraversato non è una passaporta, vi assicuro- Liberty Island è lontana, al di là dell’oceano Atlantico. Però quella è lei, la statua della Libertà, o meglio una sua versione ridotta: 11 metri e mezzo contro i quasi 47 dell’originale, ma identica. Che ci fa qui?

Île aux cygnes

È un regalo. Il Comité des Americains de Paris l’ha donata alla città nel 1889, per celebrare il centenario della rivoluzione. Sul libro che tiene aperto nella mano sinistra, infatti, sono state incise due date capitali: 4 luglio 1776 e 14 luglio 1779, che ricordano rispettivamente la rivoluzione americana e francese. Mese caldo quello di luglio…

Ora siamo proprio arrivati alla fine dell’isola: il sole ha cominciato la sua parabola discendente, il cielo si tinge di rosso, i colori si fanno più  morbidi e alle nostre spalle la Dame de Fer si pavoneggia in tutta la sua bellezza, attendendo l’heure bleue per scintillare di luci. Che posto magico è questo per guardare Parigi…

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