I ricami di pietra di Saint-Étienne-du-Mont

È tardi, la sera scivola inesorabilmente nella notte e Gil capisce di essersi perso. Non ha la più pallida idea di come fare per tornare al Bristol, l’hotel dove alloggia con la fidanzata. In giro c’è poca gente e gli unici due passanti che incontra non parlano inglese. Stanco, si siede su uno scalino, mentre il campanile sopra la sua testa comincia a suonare la mezzanotte. Alza gli occhi e si rende conto di essere seduto davanti all’ingresso di una delle tante chiese della città. Ma quale? Sospira e si accomoda meglio. Non è preoccupato: dopotutto è a Parigi, il resto non conta… Guarda le auto che risalgono la stretta via lastricata, una, due e poi una terza, una splendida auto d’epoca, che si ferma proprio davanti a lui. Uno dei passeggeri scende. Parla la sua lingua, grazie a Dio. Lo invita a salire: “Vieni con noi, stiamo andando a una festa”. Comincia così la straordinaria avventura del protagonista di Midnight in Paris, piccolo capolavoro di Woody Allen, che racconta con grazia e ironia la Parigi di ieri e di oggi, che parla di lei, la Ville Lumière, come solo un innamorato saprebbe fare. Un film che tutti dovrebbero vedere prima di venire qui, perché il loro viaggio, breve o lungo che sia, profumi di magia e abbia il sapore intenso della scoperta, perché tutto ciò che si crede di conoscere ha ancora molto da svelare, se si è capaci di guardarlo in modo diverso. 

Saint-Étienne-du-MontMa torniamo a Gil sulle scale. Forse non sapete che quelle scale, ormai rese famose dal film e su cui tutti vogliono farsi fotografare, sono quelle di Saint-Étienne-du-Mont, una delle chiese più belle di Parigi, nascosta, ma neanche troppo, nel 5ème arrondissement, a pochi passi dal Pantheon. Si tratta di un vero e proprio gioiello architettonico, un vero incontournable della città, che non si capisce come mai resti al di fuori dei circuiti turistici.

L’esterno, con quel buffo andamento piramidale, è un originalissimo insieme di stili diversi, che spaziano dal gotico al rinascimentale: non si tratta di un capriccio d’architetto, ma semplicemente del trascorrere del tempo. I lavori iniziarono, infatti, nel nel 1492, anno fatidico della scoperta dell’America, in cui la corona di Francia era sulla testa di Carlo VIII, ma terminarono soltanto nel 1626, quando sul trono sedeva di Louis XIII. Noterete subito che un’architettura simile non è certo comune a Parigi, dove gotico e barocco imperversano. Woody non poteva scegliere posto più singolare per dare il via al folle viaggio di Gil nel passato.

La prima volta che sono entrata in Saint-Étienne-du-Mont sono rimasta senza parole, stregata dalla bellezza e dall’armonia di una chiesa come mai mi era capitato di vedere. Vi basterà salire le scale (quelle del film sono sul lato est, all’incrocio tra due vie molto pittoresche, rue Clovis e rue de la Montaigne Saint-Saint-Étienne-du-MontGeneviève) e spingere il portone per avere accesso anche voi, come il protagonista del film, a un altro mondo, fatto di sussurri e passi leggeri, luci morbide e vetri colorati, legno scolpito e  ricami di pietra. Le altezze vi daranno un senso di leggerezza, il bianco dei marmi vi parlerà di purezza e rigore. Ma so già che la prima cosa che attirerà il vostro sguardo sarà il jubé, il cosiddetto pontile-tramezzo (che brutto nome per qualcosa di così bello), che si trova in corrispondenza della crociera, là dove la navata centrale e il transetto si uniscono. Nel medioevo era una specie di barriera che separava il coro, dove i religiosi ascoltavano la messa, dalla navata, dove invece sedevano i laici; ma era anche una tribuna rialzata da cui il diacono leggeva le Sacre Scritture. Il suo nome, infatti, non è altro che l’inizio di una preghiera che il sacerdote rivolgeva al suo superiore prima di cominciare la lettura, invocandone la benedizione, jube Domine benedicere, benedicimi o padre (o più letteralmente “degnati Signore di benedirmi”), parola che, come al solito, i francesi hanno accentato e trasformato in jubé. A Parigi è l’unico sopravvissuto e in Francia pare ne esistano soltanto nove. E dopo la sorpresa iniziale, non potrete fare a meno di avvicinarvi e osservarne i minuziosi dettagli. Vi chiederete come sia stato possibile lavorare la pietra come se fosse un tessuto, ricamarla come se invece di scalpello e martello si adoperassero ago e filo. 

Saint-Étienne-du-Mont

E quale incantesimo ha avvolto le scale attorno alle colonne come fossero nastri di raso bianco, in una simmetria così perfetta? E pensare che il nome dell’ autore di questo capolavoro è rimasto sconosciuto.

Ma le meraviglie di Saint-Étienne-du-Mont sono anche altre: il pulpito ligneo, le chiavi di volta riccamente lavorate, l’organo e tanti piccoli dettagli che è impossibile scoprire a un primo sguardo. Qui si torna più e più volte, desiderosi di esplorare a fondo le pietre chiare, svelare con l’aiuto di ombre e luci particolari che ci erano sfuggiti, sedere ad apprezzare il silenzio, immaginando artigiani e operai lavorare per la gloria di Dio. L’aria profuma d’incenso, il sole disegna sulle colonne morbide volute, le parole sono solo sussurri, i passi sfiorano lievi il pavimento: la pace regna sovrana in questo luogo dove è bello fermarsi e calmare i pensieri.

Perciò, la prossima volta che passerete per Parigi, non dimenticatevi di Saint-Étienne-du-Mont: salite le scale, varcate il portone che il sole ha sfumato di viola ed entrate. Un fiume di emozioni vi assalirà, sedetevi e lasciatelo scorrere.

2 Comments

    • bgcastaldo

      Ero certa, Elena, che tu facessi parte del fun club di Midnight in Paris, e penso che potresti tranquillamente esserne la presidentessa 😉 Aspetto di vedere la tua foto sulle scale…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *