Oh la la, la terrasse

Impossibile dire di aver veramente conosciuto Parigi, senza essersi seduti almeno una volta alla terrasse di un caffé. È un must, una di quelle cose che gli americani, fanatici delle liste, inserirebbero nel loro “best things to do in Paris”, non fosse altro che per prendere un aperitivo al Café de Flore, alla ricerca di quell’atmosfera tutta speciale, che si respirava a Parigi quando qui sedevano Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Anche se la cosa può apparire alquanto suggestiva ad un americano, credo che per noi italiani, popolo di disincantati e pazienti osservatori del mondo, non ci sia posto migliore del tavolo di una terrasse per cogliere l’essenza di questa città. E non c’è bisogno di un caffé blasonato per questo.

Non fate i pigri, accampando la scusa del tempo (meteorologico), perché “s’installer à la terrasse” non è solo questione di tiepide giornate di sole, di quelle che la primavera e l’autunno regalano generosamente. Qui ci si siede all’esterno in tutte le stagioni, anche in inverno, quando la città è sferzata dall’aria gelida ed il termometo scende sotto zero, e pure in estate, con il sole che arroventa l’asfalto ed il vento sembra essersi dimenticato di Parigi. La terrasse è termoautonoma.

Nella stagione fredda grossi bracieri elettrici troneggiano imponenti sopra i tavoli, spandendo un piacevole calore tutt’intorno (se siete freddolosi come me, scegliete un tavolo al riparo di queste versioni moderne e potenziate dello scaldino della nonna e non togliete sciarpa, cappello e guanti finché la temperatura sotto il cappotto non raggiunge il punto di ebollizione), mentre in estate lasciano il posto ai vaporizzatori d’acqua, che innaffiano profusamente la clientela , come se si trattasse dell’erba tenera e delicata di un prato all’inglese.

La terrasse è una vera e propria filosofia di vita per i parigini: si tratta di “prendre son temps”, e cioé di prendersi il tempo di riflettere, di stare con gli amici o in coppia, di leggere un libro, sfogliare il giornale, disegnare, scrivere, o semplicemente lasciare vagare lo sguardo sulla città in perenne movimento. È un’oasi per riposare in mezzo al caos, uno spazio di condivisione, di socializzazione e anche di discussione (gli autoctoni sono piuttosto litigiosi) e può diventare persino un ufficio, dove incontrare clienti e trattare affari in un’atmosfera meno formale e più rilassata. 

Quella del caffé è una tradizione che risale all’Illuminismo: il luogo democratico per eccellenza, dove anche chi non è nobile ha diritto alla parola, il luogo dove si diffondono e si trasmettono le idee, si legge e si commenta il giornale, si prende coscienza di sé. Con queste premesse, non poteva che divenire un’istituzione per i francesi.

Nessun “Café”degno di questo nome rinuncia alla sua terrasse, anche se la strada è stretta ed il marciapiede troppo piccolo: tavoli e sedie sono posizionati uno attaccato all’altro, sfruttando gli spazi fino al millimetro. I parigini sono abilissimi a scivolarci in mezzo per andare a raggiungere l’amico che li sta aspettando, esibendosi in torsioni ed avvitamenti degni di un serpente. I camerieri hanno tutti vinto il premo di contorsionista dell’anno. Si siede spalla a spalla con dei perfetti sconosciuti, si ascoltano le conversazioni anche senza volerlo, assumendo quell’aria impassibile tipica del frequentatore avvezzo, e allo stesso tempo si osserva Parigi in tutta la sua effervescenza. All’occorenza si pratica anche un po’ di gossip, attività che trova i suoi adepti in ogni parte del mondo. In fondo, è proprio questo stretto contatto che dona alla terrasse il suo carattere unico: è un po’ come starsene seduti nella piazza di un paese. 

E poiché ogni quartiere di Parigi ha una sua identità, un suo carattere, un’atmosfera che lo rende diverso dagli altri, per conoscerli tutti vi tocchera diventare habitué di terrasse: davanti ad una tazza di expresso bien serré (mi raccomando l’accento sulla “o” al momento dell’ordine, che fa molto straniero perito della lingua), assisterete alla rappresentazione della vita comodamente installati nella tribuna di un teatro di strada.  

 

 

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