Quando il tempo (meteorologico) non dà tregua

A Parigi può capitare di incappare in una serie interminabile di giornate piovose, di quelle con il cielo basso, che inghiotte la cima della tour Eiffel e copre di grigio Londra l’intera città. “Catastrofe!” penserete voi, specie se il tempo da passare nella Ville Lumière è limitato.

Immagino non vi importi un bel nulla della diffusa opinione secondo cui Parigi, sotto la pioggia, è ancora più bella, e comprendo pienamente il vostro disappunto. Ecco perché vi propongo di scoprire un luogo magico ed intrigante, dal sapore un po’ retrò e terribilmente chic, dove fare du leche vitrines, sedersi a prendere un tè à la terrasse, frugare tra vecchi libri sulle bancarelle di uno dei negozi più antichi della città e magari decidere di fermarsi a cena, il tutto senza prendere una goccia di pioggia. Non fate quella faccia, non vi sto proponendo un giro in un centro commerciale! Ho detto chic, magico, intrigante… ed aggiugo anche fuori dal tempo. Perciò, se la pioggia vi ha stancato, venite con me a passeggio nelle Galerie Vivienne.

Tra tutti i passages couverts di Parigi, questo è il mio preferito. Adoro quando, dalla rue des Petits Champs, svolto di slancio nella galleria, lasciandomi alle spalle il moto perpetuo della città: il silenzio mi avvolge, rallento il passo e respiro la calma di questo luogo, dove tutto si muove al rallentatore. Alzo gli occhi verso la grande vetrata, che porta la luce dell’esterno fin dentro la galleria: oggi, con il cielo grigio, non è molta, ma dà comunque l’impressione di essere in una sorta di giardino d’inverno, protetti dal freddo, dalle intemperie e dall’incessante fermento che agita Parigi. Poi guardo in basso, non per controllare se le scarpe si sono bagnate troppo, ma per ammirare ancora una volta il mosaico che sto calpestando: è originale, opera di un artigiano italiano, Giandomenico Facchina, che nel 1823, anno in cui ha avuto inizio la costruzione di questo passage, aveva la sua bottega a Parigi.

Mi piacciono un sacco i lampadari un po’ polverosi, che pendono dal lucernario, gli stucchi con i simboli del commercio (c’è persino il caduceo di Mercurio), i negozi con le vetrine ad arco, in legno chiaro, tutti uguali nell’aspetto, ma diversissimi nella tipologia: prêt à porter, decorazione della casa, giocattoli, ristoranti e sale da tè… La mia preferita è la libreria. È qui da quando la Galerie Vivienne è stata inaugurata e proprietà della stessa famiglia dal 1890, anno più anno meno. Il proprietario di adesso, monsieur François Jousseaume, è un signore molto distinto, dal tono di voce basso e modulato, appassionato di libri antichi. Entrate, se siete in cerca di qualcosa di particolare, la sua gentile competenza vi stupirà, come vi stupiranno anche gli interni di questo negozio, che dà l’impressione di essere rimasto tale e quale dal giorno in cui è stato inaugurato. Pensate che conserva ancora il cabinet de lecture, un’ antica istituzione aperta da mattino a sera, che permetteva a chiunque lo volesse, in cambio di una modica cifra, di passare qualche ora al caldo a leggere: giornali, libri vecchi e nuovi, anche i romanzi, che le biblioteche disdegnavano, e persino le brochures, da sfogliare sul posto o da richiedere in prestito e portare a casa propria. Quando varcherete la porta in legno, pensate che da questa libreria sono passati clienti del calibro di Zola, Colette, di Aragon ed i surrealisti, di Cocteau… Da brivido!

Che ne dite se ci prendiamo un tè e sfogliamo i libri che abbiamo appena comprato? Odette et Z è proprio qui accanto. Sediamoci ad uno dei tavoli “all’ aperto”, sotto gli ombrelloni. Che meravigliosa idea le gallerie… La pioggia batte insistente sui vetri del lucernario e noi ce ne stiamo qui tranquilli a chiacchierare, proprio come accadeva nella prima metà del XIX secolo, quando ancora il barone Haussmann non aveva aperto i suoi grandi boulevard a colpi di mazzuolo e piccone, e le vie di Parigi erano poco praticabili, specie con il cattivo tempo. I ricchi borghesi venivano qui a passeggiare, a fare i loro acquisti… Dite la verità, oggi non vi sentite un po’ “bourgeois” anche voi?

2 Comments

  1. Pingback: Nel cuore della Galerie Vivienne | Frammenti di Parigi

  2. Pingback: Vite da romanzo: l'ex galeotto che ispirò Hugo e Balzac | Frammenti di Parigi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *