Jardin du Luxembourg: storia di una grotta che diventò fontana

Sicuramente conoscerete già la Fontaine Médicis, la celebre fontana del Jardin du Luxembourg, dominata dalla gigantesca figura di Polifemo, il cui corpo di bronzo striato dal tempo sembra fondersi con il verde della vegetazione circostante.

Stretta tra due filari di rigogliosi platani, la fontana si erge un po’ defilata di fronte a una delle ali del Palais du Luxembourg, sede del Senato francese, non lontana dall’ingresso di rue de Médicis. Eppure, sembra essere magicamente al di fuori del circuito abituale dei visitatori, che si aggirano numerosi per il giardino.

Prospettiva sulla Fontana Medici
La Fontaine Médicis ©Frammenti di Parigi

Immagino che proprio questa sua posizione appartata ne abbia fatto il luogo di ritrovo per eccellenza di schiere di lettori compulsivi, che amano tanto leggere all’aperto con il cinguettio degli uccelli in sottofondo.

Il sole, che gioca a nascondino tra le foglie degli alberi, crea splendidi giochi di luce sulla superficie liscia delle acque, richiamando schiere di fotografi. E anche qualche pittore. Non è raro trovarne seduti davanti a una tela immacolata, l’aria meditabonda, i sensi all’erta nel tentativo di carpire i segreti di questo monumento alla gloria di Maria de Medici e di Henri IV di Francia.

Ma di tutto questo vi sarete già accorti. Quello che forse ancora non sapete, però, è che originariamente la fontana non era affatto una fontana e per giunta non si trovava neppure nella sua posizione attuale.

Un angolo di Firenze a Parigi

Maria de Medici, desiderosa di ricreare l’atmosfera magica dell’infanzia, aveva voluto portare a Parigi un po’ della sua Firenze, facendosi costruire una sontuosa dimora ispirata all’architettura di Palazzo Pitti.

Niente di strano, quindi, che per i giardini all’italiana, la sua fonte d’ispirazione fosse il Giardino di Boboli. Chiese perciò agli architetti di creare una grotta come quella che Bernardo Buontalenti costruì per Francesco I de Medici tra il 1583 (Maria era allora una bambina di dieci anni) e il 1592.

Schizzo della Grotta del Buontalenti, detta anche Grotta grande, Giardino di Boboli- Firenze
©Frammenti di Parigi

Il compitò fu affidato a un italiano, Tommaso Francini, abile ingegnere, con spiccate doti artistiche, che Henri IV aveva chiesto in prestito al Granduca Francesco per le canalizzazioni dei giardini del castello di Saint-Germain-en-Layes.

Francini svolse il suo compito alla perfezione e da quel momento in poi lavorò a tempo pieno per Henri IV, che lo nominò intendente delle acque e delle fontane reali. Come potete immaginare, non tornò più in Italia e nel 1600 divenne suddito di sua Maestà, col nome di Thomas Francine.

Assieme al fratello Alessandro, suo stretto collaboratore, fu il fondatore di una dinastia di ingegneri che per oltre un secolo e mezzo tramandò di padre in figlio la prestigiosa carica di intendente.

La grotta di Parigi
Jean Marot, Grotte [sic] de Luxembourg, acquaforte, XVII secolo.
Musée Carnavalet – Histoire de Paris, inv. G.30583.
Riproduzione digitale: Paris Musées Collections. Licenza: CC0 – Pubblico Dominio.
La Grotta del Luxembourg
Jean Marot, acquaforte, XVII secolo.
Musée Carnavalet – Histoire de Paris
via Wikimedia Commons

La grotta, che originariamente chiudeva la prospettiva del viale principale nella parte est dei giardini, era in realtà una parete di 14 metri di altezza e 12 di larghezza, con tre nicchie separate da colonne ad anelli in stile toscano.

Coronata da un grande frontone con le armi di Maria e Henri e sormontata dagli immancabili pot à feu –decorazioni a forma di vaso da cui sembra uscire una fiamma, molto in uso nell’architettura barocca– era ornata da due figure allegoriche coricate: il Rodano e la Senna. 

Dettaglio della fontana, la Senna. La figura distesa della Senna, scolpita da Pierre Biard nel XVII secolo, incarna la dolcezza e la fertilità del fiume parigino.
Pierre Biard, La Senna, (inizi XVII secolo)
dopo il restauro del 2021
©Frammenti di Parigi

Davanti alla nicchia centrale c’era una semplice vasca d’acqua. Ai lati della grotta era stato costruito un muro in pierre de taille decorato da false arcate, per nascondere gli edifici della confinante rue d’Enfer.

Come la Grotta si trasformò in fontana

Nel 1799 il palazzo di Maria divenne sede del Senato. Furono intrapresi importanti lavori di restauro allo scopo di restituire nuovo splendore alla proprietà. Anche la grotta subì un restyling completo.

Scultori famosi si presero cura delle due figure fluviali, che erano molto rovinate. Le armi di Maria e Henri sul frontone, invece, furono sostituite da un più semplice timpano liscio.

Disegno a matita di Charles Ransonnette raffigurante la Fontaine Médicis nella sua configurazione originaria, prima dell’abbattimento dei muri verso rue d’Enfer e delle trasformazioni ottocentesche.
Bibliothèque Nationale de France, 1849. Pubblico dominio.
Charles Ransonnette, Fontaine Médicis,
disegno a matita, 1849.
BNF via Wikimedia Commons

Una delicata Venere in marmo venne posta nella nicchia centrale, mentre la piccola vasca con acqua assurse al rango di fontana.

Nel 1850 i muri di prolungamento furono abbattuti e la vasca ingrandita. Esauriti tutti i lavori possibili, la grotta, ormai divenuta fontana, poteva finalmente godersi il suo giardino in santa pace.

Édouard Baldus (attribuito), Fontaine Médicis, fotografia, ca. 1858–1861.
Veduta della fontana nella sua posizione originaria, dopo l’abbattimento dei muri verso rue d’Enfer e prima dello spostamento del 1862.
Pubblico dominio.
La Fontaine Médicis fotografata da Édouard Baldus,
1858-1860 ca.
via Wikimedia Commons
Una tranquillità di breve durata

Ma ecco fare la sua comparsa il barone Haussmann, che nel 1860 presentò un progetto per la costruzione di una nuova via, la futura rue de Médicis. La strada avrebbe attraversato le proprietà del Senato, proprio là dove se ne stava indisturbata la fontana. La popolazione si indignò e contestò vivacemente il progetto del barone.

Ci vollero un paio d’anni per venire a capo della questione, ma alla fine si decise di smontare la fontana pezzo per pezzo e di ricostruirla in un altro punto del giardino, avvicinandola al palazzo di circa trenta metri.

Dettaglio della fontana, Il Rodano
Pierre Biard, Il Rodano (inizi XVII secolo)
dopo il restauro del 2021
©Frammenti di Parigi
Una nuova veste per la fontana

Alphonse de Gisors, architetto del Senato, le restituì le armi di Francia e dei Medici e fece costruire sul davanti, tra due filari di platani, un bacino lungo cinquanta metri. 

Fu l’occasione per un cambiamento drastico nella fisionomia della fontana. Il Senato decise di affidare a Auguste-Louis-Marie Ottin (1811-1890) la creazione di nuove sculture.

Nelle nicchie laterali andarono così ad abitare un fauno e una cacciatrice, mentre un imponente gruppo scultoreo prese posto al centro.

Gruppo scultoreo di Auguste Ottin raffigurante Polifemo che spia gli amanti Acis e Galatea, installato nel 1866 sulla Fontaine Médicis dopo la ricollocazione ottocentesca della fontana.
Jardin du Luxembourg, Parigi.
Auguste Ottin, Polifemo sorprende Acis e Galatea
©Frammenti di Parigi

Venere lasciò il posto alle splendide figure in marmo di Aci e Galatea, che amoreggiano all’ombra di uno sperone roccioso. Sopra, un terribile Polifemo in bronzo, che si appresta a lanciare il masso che ucciderà il suo rivale in amore.

Gruppo scultoreo di Auguste Ottin raffigurante Aci e Galatea, collocato alla base della Fontaine Médicis nel 1866 come parte del nuovo programma iconografico ottocentesco.
Jardin du Luxembourg, Parigi.
Auguste Ottin, Aci e Galatea- 1866
©Frammenti di Parigi
Una storia a lieto fine

A guardare quello che è successo a molte antichità di Parigi, rase al suolo per far posto al “moderno”, il fatto che la grotta divenuta fontana sia ancora in piedi ha del miracoloso.

Penso proprio a questo mentre me ne sto seduta a leggere lungo lo specchio d’acqua che si allunga ai suoi piedi. Sarebbe stata sufficiente un po’ meno di veemenza nella protesta per vedere scomparire questa meraviglia che ancora oggi incanta chi ha la pazienza di fermarsi per un momento ad ammirare l’omaggio di una regina di Francia alla sua Firenze.

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