Il Musée de la Vie romantique, un’aria di campagna a Parigi

Amo le case museo. Amo le loro dimensioni ridotte, l’atmosfera che vi si respira, l’intimità condivisa con i proprietari di un tempo, gli oggetti di vita quotidiana divenuti tanto preziosi da meritare di essere esposti. E tra tutte, quella del pittore Ary Sheffer, oggi Musée de la Vie romantique, è forse la mia preferita.

Non è la più bella, non è la più importante, non è la più famosa, ma possiede un fascino segreto, una malia che incanta, un’anima sincera che si mostra senza alcun pudore dal primo momento in cui varchiamo il cancello e ci incamminiamo verso la casa, percorrendo un vialetto lastricato stretto tra palazzi e bordato d’edera, che arrossisce timida con l’arrivo dell’autunno.

Vialetto d’ingresso del Musée de la Vie romantique
©Frammenti di Parigi
Un restauro che ne ha cambiato il volto

Ma forse dovrei dire che era la mia preferita.

Dopo il recente restauro, che ha ripensato l’intera esposizione del musée de la Vie romantique, la Direction régionale des affaires culturelles d’Île-de-France ha deciso di restituire alle imposte il colore d’origine, un comunissimo marrone bruno, sbarazzandosi una volta per tutte di quel delizioso verde salvia che dava alla casa un’aria da cottage inglese. La facciata, poi, ha perso il color panna a favore di un beige ambrato.

Confesso di essere rimasta molto delusa durante la mia ultima visita. Mi è sembrata alquanto anonima, benché più fedele all’originale. Se siete curiosi, potete vedere la facciata di prima nell’articolo dedicato alla Nouvelle Athènes.

Particolare della facciata con i nuovi colori
©Frammenti di Parigi

Ma come per tutti i cambiamenti drastici, ci vorrà solo un po’ di tempo per abituarsi.

Il merito – o la colpa, se preferite – del restiling va a un dipinto del pittore olandese Arie Johannes Lamme, che rappresenta la facciata di casa di Sheffer nel 1865. In primo piano, Cornélia, la figlia del maître des lieux, in compagnia di un bellissimo cane nero.

Da quanto si evince dal quadro, il giardino di allora era molto più verdeggiante. I rami eleganti di un cedro del libano si allungavano verso la casa, fino a sfiorarne le finestre. Da un’aiuola fiorita, una pianta d’edera si arrampicava sul muro in un angolo, conferendo alla casa quell’aria romantica che si addiceva perfettamente all’epoca.

Il giardino del 16 rue Chaptal
Arie Johannes Lamme, Public domain, via Wikimedia Commons

È un peccato che non si sia pensato anche a vegetalizzare la parte anteriore del giardino. Un intervento del genere avrebbe restituito l’atmosfera di un tempo e reso meno visibili gli edifici che circondano oggi il museo, togliendogli un po’ di respiro.

La Nouvelle-Athènes

La casa di Ary Sheffer resta comunque un’oasi verde in mezzo alla città, fatta di silenzio e grazia, perla del 9ème arrondissement e un tempo cuore pulsante di quella che fu la Nouvelle- Athènes, epiteto ampiamente meritato che è stato attribuito a questa zona di Parigi, dove abitavano artisti del calibro di Delacroix e Géricault.

Fino al primo decennio del XIX secolo in questa zona si estendevano soltanto campi coltivati e frutteti, che raggiungevano le dolci pendenze della vicina collina di Montmartre. In mezzo alle colture c’erano le guinguette, piccole trattorie di campagna dove, oltre a mangiare bene, ci si poteva anche divertire a ritmo di musica. Non molti anni più tardi, saranno degnamente celebrate dai pennelli fatati di Monet e Renoir.

Durante il periodo della Restaurazione e poi della monarchia di Luglio, una speculazione edilizia cancellò la campagna e la sostituì con palazzi e case, che attirarono l’interesse di scrittori, pittori, musicisti e anche di qualche attore, ovvero degli artisti che costituirono l’élite del movimento romantico parigino. E ancora oggi l’aria che si respira da queste parti conserva le tracce del loro passaggio.

Place Saint-Georges, cuore della Nouvelle Athènes
©Frammenti di Parigi
Ary Sheffer a Parigi

Pittore di origine olandese, rappresentante di spicco della scuola romantica, Ary Sheffer (1795-1858) giunse a Parigi nel 1811 assieme alla madre e ai fratelli. Entrò nell’atelier del pittore Pierre-Narcisse Guérin dove conobbe Gericault e Delacroix che furono tra i suoi più cari amici. A partire dal 1822 divenne insegnante di disegno dei figli del duca d’Orleans, il Louis Philippe che pochi anni più tardi sarebbe stato proclamato re al posto del cugino Charles X.

Sheffer venne ad abitare in rue Chaptal, nella “nuova repubblica delle arti e delle lettere” proprio nel 1830, l’anno in cui il duca salì al trono, affermando così la sua posizione di rilievo in seno all’élite culturale del tempo. E proprio mentre si installava nella Nouvelle Athènes, nacque Cornélia, sua figlia naturale.

Busto in marmo di Ary Sheffer
dello scultore Pierre-Jules Cavelier

©Frammenti di Parigi

La sua posizione sociale crebbe anno dopo anno, ma Sheffer non perse mai l’attenzione che fin dall’inizio aveva dedicato agli artisti emergenti. Nel 1836, sostenne Théodore Rousseau, organizzando un’esposizione delle opere rifiutate al Salon, la mostra ufficiale che si teneva al Louvre con cadenza biennale prima e annuale in seguito, gettando le basi di quello che qualche decennio più tardi sarebbe diventato il Salon des Refusés.

Dopo la caduta di Louis-Philippe, Sheffer non beneficiò più del sostegno reale, ma continuò comunque a ricevere commissioni private e a insegnare.

Nel 1850, sposò Sophie Marin, ottenendo la nazionalità francese. Vedovo nel 1856, morirà due anni più tardi nella sua casa di campagna ad Argenteuil.

La casa

Una volta oltrepassato il cancello, ci accorgiamo subito di aver lasciato la città e di essere giunti in un romantico angolo verde dall’allure campestre. Il piccolo giardino invaso da piante e fiori, le finestre con le imposte, la piccola scala con la ringhiera di ferro battuto, tutto fa pensare alla tranquillità della campagna, alla vita semplice condotta ai ritmi della natura e riempie il cuore di struggimento e nostalgia per qualcosa andato perduto per sempre.

La facciata della casa ©Frammenti di Parigi

Di fronte alla casa, ai lati del vialetto d’ingresso, ci sono due atelier, uno dei quali era adibito a salotto. Sheffer vi riceveva le tout Paris artistico e intellettuale del tempo: Delacroix, suo vicino di casa, George Sand e Chopin, che suonava volentieri il pianoforte del suo ospite, Dickens, Listz e la compagna Marie d’Agoult, famosa scrittrice conosciuta con lo pseudonimo di Daniel Stern, la mezzo soprano Pauline Viardot, Rossini e Turgeniev. L’altro atelier era usato per dipingere da Ary e dal fratello minore Henry.

Il percorso museale

Le stanze del museo sono piccole, intime, dolcemente illuminate dalla luce che entra dalle finestre. Si ha la sensazione di muoversi in un ambiente familiare, décontracté, come direbbero i francesi, dove ciascuno è benvenuto, anche un visitatore che viene dal futuro.

Una finestra del museo ©Frammenti di Parigi

Due delle sale al piano terra del museo ci raccontano Ary Sheffer, il suo percorso d’artista e il salotto che si teneva ogni venerdì sera nella sua casa di rue Chaptal.

Un’altra sala è invece dedicata a George Sand, con ritratti, ricordi, mobili e oggetti che le sono appartenuti.

Al primo piano, invece, si trattano i temi cari alla pittura romantica: la natura, la forza dei sentimenti, le ispirazioni letterarie e l’immaginario fantastico, magistralmente rappresentato dalle dendriti di George Sand.

Verso la fine della sua vita, la scrittrice praticava quasi ogni giorno insieme ai suoi familiari la pittura di paesaggio con una tecnica che lei chiamava appunto “dendrite”, poiché le ricordava le forme arborescenti che appaiono naturalmente su alcuni tipi di roccia.

Posava dapprima delle pennellate di acquerello su una superficie di carta o cartone, poi le pressava con un foglio di carta assorbente. Partendo da questi motivi del tutto aleatori, immaginava dei paesaggi naturali, che talvolta arricchiva di architetture o con delle figure, come quelle dei suoi nipotini e del loro cane Fadet.

Dendriti di George Sand ©Frammenti di Parigi
La sala da tè

Nel giardino, in quella che un tempo fu una serra, la sala da tè di Rose Bakery prolunga il piacere della visita.

Il luogo ideale per una pausa, pranzo o merenda che sia, gustando prodotti di stagione e biologici, preparati con sapiente smplicità.

Un invito a perdersi in questa piega del tempo, che socchiude le porte dell’epoca romantica giusto il tempo di dare una sbirciatina, cullandoci nell’illusione di essere in compagnia degli artisti che frequentavano questa casa, assorti nell’ascolto delle note struggenti di un pianoforte.

La piccola serra con la sala da tè
©Frammenti di Parigi

Musée de la Vie romantique, Hôtel Sheffer-Renan- 16, rue Chaptal 75009 Paris

Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 18. Le collezioni permanenti si visitano gratuitamente.

https://museevieromantique.paris.fr/

2 Comments

  1. Sara Nesi

    Quanto hai ragione! La facciata originaria, anche se meno originale, infondeva una serenità e regalava un’atmosfera ormai svanita. E hai ancora ragione quando dici che con un tocco di vegetazione l’effetto globale sarebbe migliore.
    Dovremo solo darci un pò di tempo per abituarci?
    La saggezza dell’esperienza 😉

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