Tra il re e il pasticcere fu amore al primo assaggio

Storia semiseria del baba au rhum

C’era una volta un re senza trono. Si chiamava Stanislas I e un tempo era stato signore del regno di Polonia. Ora viveva in esilio nella fertile terra di Francia, coltivando il suo amore per le arti e per la buona cucina. Conduceva una vita assai modesta per un re, assieme alla moglie e alle due giovani figlie, Anna e Maria, circondato da una piccola corte di fedelissimi sudditi.

Stampa del 1764 in bianco e nero, rappresentante il re Stanislas I a mezzo busto, in una cornice ovale.
Stanislas Lesczynski, 1764
via Wikimedia Commons

Un sorriso triste aleggiava sul volto bonario di re Stanislas, che pensava e ripensava al regno perduto. Aveva tanta nostalgia della sua terra natale, da cui lo separavano alte montagne e fiumi impetuosi, boschi profondi e pianure sterminate.

Sospirava re Stanislas, lasciando vagare lo sguardo fuori dalla finestra, sui dolci pendii dell’Alsazia, perso nei suoi pensieri, mentre una lacrima furtiva scendeva a rigare il volto paffuto.

Un incontro fortunato

Un giorno si presentò a palazzo un giovane pasticcere in cerca di lavoro. Il suo nome era Nicolas Stohrer. Intelligente e creativo, pieno di idee e un tantino visionario, il pasticcere aveva una gran voglia di mettersi alla prova.

Il goloso re Stanislas decise di accontentarlo, anche perché, detto tra noi, l’idea di assaggiare qualche nuova ricetta non gli dispiaceva affatto. Il pasticcere si mise subito all’opera e cominciò a sfornare tanti di quei dolci squisiti, che il sorriso tornò a illuminare il volto di Stanislas, rallegrando la sua piccola corte.

Incisione settecentesca tratta dall’Encyclopédie* di Diderot e d’Alembert (1751‑1772), raffigurante la bottega di un pasticcere e gli strumenti del mestiere: stampi, spatole, mortai e tavolo da lavoro.
Diderot e d’Alembert “Patissier”, Encyclopedie
tavola incisa da Benard, Parigi XVIII secolo

via BNF Gallica.

Tutto andò bene finché un dì nefasto Nicolas decise di preparare un kugelhopf, deliziosa specialità alsaziana morbida e soffice, che ricorda un po’ un panettone con un buco al centro. Tanti ne aveva cucinati di kugelhopf Nicolas, avrebbe potuto farlo a occhi chiusi (se volete cimentarvi, cliccate qui per la ricetta).

Quel giorno, però, qualcosa andò storto. Una strega cattiva, gelosa del grande talento del pasticcere e della stima che il re nutriva per lui, gli giocò un brutto tiro.

Quando Stanislas assaggiò il dolce, lo trovò sorprendentemente secco.

Illustrazione in stile gravure raffigurante un kugelhopf e il suo stampo scanalato
Il Kugelhopf e il suo stampo

Per non offendere la sensibilità di Nicolas, suggerì gentilmente di bagnare il kugelhopf con un buon vino ungherese. Il pasticcere impallidì, rendendosi conto che il suo dessert non era gradito al re.

C’è da dire, però, che il ragazzo non si perse d’animo. Con qualche piccolo accorgimento, trasformo il kugelhopf mal riuscito in uno splendido dolce, in barba alla strega dispettosa.

Fu così che nacque il celebre baba au rhum, anche se all’inizio non era il rum a bagnarne la soffice pasta, ma un vino dolce di Malaga o di Tokay.

Uno sposalizio reale

Gli anni passarono alla corte di Stanislas. Alcuni furono felici, altri molto tristi. Un bel giorno la principessa Maria, ormai in età da matrimonio, andò in sposa al potentissimo re di Francia, Louis XV.

Riproduzione del 1900 del dipinto
“Louis XV en habit militaire” Carl Van Loo, 1748
via Wikimedia Commons

Per la fanciulla fu un grande dolore abbandonare la famiglia, così, per alleviare la sua tristezza, re Stanislas le concesse di portare con sé a Versailles il suo adorato pasticcere Nicolas Stohrer.

Nicolas seppe incantare i raffinati palati della corte con le sue dolci delizie, accrescendo la sua fama.

Riproduzione del 1900 tratta dal ritratto ufficiale di Maria Leszczynska dipinto da Jean-Marc Nattier nel 1748
Riproduzione del 1900 del dipinto
“Marie Leszczynska, reine de France”
Jean-Marc Nattier, 1748
via Wikimedia Commons

Qualche tempo più tardi, il nostro Nicolas, ormai divenuto il pasticcere ufficiale del re e della regina di Francia, pensò di aprire bottega a Parigi, al 51 di rue Montorgueil.

Da quel lontano giorno, la maison Stohrer è ancorà là e continua a deliziare parigini e non con le sue prelibatezze dolci e salate.

E qui finisce, amici miei, la storia del re goloso e del geniale pasticcere, che seppe trasformare uno scacco in un grande successo.

Note per il goloso moderno: la pasticceria Stohrer

La pasticceria Stohrer è stata fondata nel 1730 e può vantarsi a buon diritto del titolo di più antica pasticceria di Parigi.

I suoi interni sono spettacolari. Classificati “monumento storico”, sono stati realizzati nella seconda metà dell’ ottocento. Bisognerà proprio che vi prendiate un po’ di tempo per osservare tutti i dettagli, senza lasciarvi distrarre dalle vetrine piene di golosità. È difficile, lo so, ma fate uno sforzo.

Non vi basterà una sola visita per cogliere l’essenza di Stohrer, anche perché, a fianco della più tradizionale pasticceria francese, eseguita a regola d’arte, troverete piatti salati altrettanto buoni, che vorrete provare uno dopo l’altro. E non potete certo farlo tutto in una volta. Oppure sì?

L'ingresso della pasticceria Stohrer in rue Montorgueil, sede storica scelta dal pasticcere della regina nel 1730
L’ingresso di Stohrer ©Frammenti di Parigi

Non fatevi scappare le famose bouchées à la reine (pasta sfoglia ripiena di un mélange di carne e funghi), di cui Stohrer fu il geniale inventore.

Una menzione speciale la meritano le deliziose declinazioni del baba au rhum: l’Alì-Baba e il baba-chantilly. Il primo è un baba con uvetta di Corinto lasciata macerare nel rhum, accompagnato da crema pasticcera alla vaniglia. Il secondo è un baba con panna alla vaniglia. Impossibile resistere a tutta questa vaniglia, provare per credere.

Dolci “piccanti”

Tra le specialità preparate da Nicolas Stohrer alla corte di Francia c’era anche il puits d’amour, creato da un altro famoso chef dell’epoca, Vincent La Chapelle, per Madame de Pompadour, maîtresse di Louis XV.

Pare che il re andasse pazzo per questo dolcetto di pasta sfoglia ripieno di confettura di frutti rossi. I puritani insorsero e giudicarono scandaloso questo pozzo d’amore, che pareva evocare tutt’altra cosa. Si racconta, infatti, che per mangiarlo si dovesse leccare il ripieno come fosse un gelato. Il re, noto per essere un grande amatore di piatti raffinati e di donne, continuò a farlo preparare, senza troppo badare ai rimproveri del suo confessore.

Il puits d'amour nella versione creata dal pasticcere Vincent La Chapelle per Madame de Pompadour, con pasta sfoglia e confettura di frutti rossi
Il Puits d’amour nella versione originale Frammenti di Parigi

Successivamente, per spogliare (mai verbo fu più azzeccato) il puits d’amour di ogni ambivalenza, si sostituì la confettura di frutti rossi con una crema pasticcera caramellata. Qualche tempo dopo, la pâte à choux prese il posto della pasta sfoglia. È in questa versione che lo troverete da Stohrer. Per quel che riguarda il potenziale erotico di questo delizioso dolcetto, lascio a voi giudicare.

Bon appétit les amis!

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