Un tè da matti in rue des Rosiers

“Sotto un albero dinnanzi alla casa c’era una tavola apparecchiata per il tè, alla quale sedevano la Lepre Marzolina e il Cappellaio; un ghiro sedeva tra loro, profondamente addormentato, e gli altri due se ne servivano come di un cuscino, appoggiandovi i gomiti e conversando al di sopra della sua testa”.

Alice nel Paese delle Meraviglie

 

 

Varcare la porta di legno bordeaux ed entrare a Le loir dans la théière è un po’ come cadere nella tana del coniglio e finire nello stravagante mondo di Alice. Qui sembra tutto sottosopra, disposto a caso e ad un primo sguardo non c’è verso di trovare un mobile uguale ad un altro: tavoli alti, bassi, tondi, quadrati, sedie di legno, di metallo, con i braccioli, da ufficio, poltrone in cuoio un po’consunte, poltroncine da cinema, divani, divanetti, a due posti, a tre…  Le pareti tappezzate da un’infinità di vecchie locandine di spettacoli teatrali e mostre d’arte, che si contendono lo spazio con le lavagne che recitano il menù del giorno, giocattoli ed oggetti dall’aria vissuta… Tutto contribuisce a quell’atmosfera un po’ brocante, un po’ bohémienne, che ti fa sentire a casa.

Un piccolo cartello all’ingresso avverte che nel locale non sono ammessi computer: qui si viene per scambiare quattro chiacchiere, come conferma il piacevole brusio delle conversazioni, che ti investe già dalla soglia, o per leggere un libro sprofondati in una delle poltrone, davanti ad una tazza di tè e ad una fetta di torta dalle dimensioni inverosimili, mentre il famoso ghiro della fiaba di Carroll fa capolino da una grossa teiera blu dipinta sul muro.

 

Il lungo bancone stracolmo di torte, che sembrano uscite dal forno di casa, golose e incredibilmente profumate, non lascia scampo: impossibile resistere alla tentazione. Di solito la fetta di torta si condivide, perché è troppo grande per riuscire a finirla tutta da soli, specie se si viene per pranzo e la torta diventa così il dessert, ma dopo anni di duro allenamento, posso affermare con orgoglio di essere capace di mangiare una fetta di tarte au citron meringuée tutta da sola, capacità a dir poco straordinaria, perdonate l’immodestia, e tale da lasciare a bocca aperta persino mia sorella, che passa per essere la golosa di famiglia.

Ogni tanto capita di dover aspettare un po’ per avere un tavolo, ed allora fuori dal locale si forma una fila ordinata e variopinta in cui s’intrecciano conversazioni in lingue diverse. L’attesa non è mai troppo lunga e quando arriva il mio turno di entrare, sosto un attimo sulla porta, lasciandomi avvolgere da quell’atmosfera un po’ vaporosa che hanno i locali affollati e mentre uno dei camerieri dall’aria sognante mi accompagna al mio tavolo, non posso fare a meno di guardarmi intorno. Ci sono persone di tutte le età in questo locale così fuori dal comune, persone che come me hanno voglia di entrare per un po’nel mondo sottosopra di Alice, dove “è sempre l’ora del tè”.

 

 

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