Una maledizione talmente potente da attraversare i secoli, o almeno così pare

Non me ne vogliate, ma oggi vi porto ancora a passeggio sul Pont Neuf, o meglio sotto, per raccontarvi di una maledizione così potente da riuscire ad attraversare i secoli. No, no, non vi preoccupate, non mi sono data all’esoterismo e non ho cambiato l’argomento del mio blog, siete ancora su Frammenti di Parigi, frammenti però dall’aura scura, di cui si conserva traccia proprio tra i piloni del mio ponte preferito (che spero di non avervi fatto odiare con tutte le mie chiacchiere…).

Vi ricordate della targa sul muro di fronte al romanticissimo Square du Vert Galant, il luogo ideale per ogni dichiarazione di amore che si rispetti? Bene, è arrivato il momento di scoprire che cosa c’è scritto su quel piccolo rettangolo di pietra e metallo, che passa inosservato agli occhi dei più. Leggete sotto, per favore:

targa che commemora l'esecuzione di Jacques de Molay

Ebbene sì, la targa commemora la morte di Jacques de Molay, avvenuta proprio qui:

“In questo luogo Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio, è stato arso vivo il 18 marzo 1314”

Sappiate che, nel punto in cui ci troviamo adesso, all’epoca non c’era il giardino che abbiamo alle spalle, ma un’isoletta. In realtà le isole erano tre, ma procediamo con ordine. L’Île de la Cité si chiudeva con le Jardin du Roy, più o meno là dove ora si trova la place Dauphine; oltre vi erano appunto tre isolette: quella a nord, si chiamava isola del Patriarca, l’isola ad est, con un piccolo mulino, era detta della Gourdaine e poi ribattezzata della Monnaie, perché il mulino serviva a battere moneta reale. L’isola a sud, la più grande delle tre, era l’ Île aux Juif ed è qui che era stato approntato il rogo per il Gran Maestro e Geoffray de Charnay, gran priore di Normandia.

antica mappa di Parigi

Non voglio annoiarvi con le ragioni storiche che hanno condotto a questo efferato delitto, ma tenete presente che la corona di Francia, al tempo, era in grandi difficoltà finanziarie e che l’Ordine dei Templari aveva, invece, accumulato molte ricchezze.

Al momento di salire sul rogo, Jacques de Molay, dopo aver rivolto una preghiera in direzione di Notre Dame, pare abbia proclamato la sua innocenza davanti a Dio e pronunciato la famosa maledizione:

“Coloro che ci hanno condannato ingiustamente, saranno molto presto convocati davanti al Tribunale divino” disse de Molay, rivolto a papa Clemente V e a Filippo IV il Bello, artefici dell’annientamento dell’intero Ordine, “E che la casa di Francia sia maledetta fino alla tredicesima generazione” aggiunse prima di morire.

Sta di fatto che il papa morì circa un mese dopo di “strana malattia” ed il re lo seguì a distanza di otto mesi da quel terribile giorno, in seguito ad un incidente di caccia. Dopodiché si scatenò un inferno ereditario. Il figlio di Filippo, che era salito al trono dopo la scomparsa del padre con il nome di Luigi X, morì due anni dopo, lasciando la moglie incinta. Il bambino, re Giovanni I, non visse che cinque giorni. Il regno passò allora al secondogenito di Filippo il Bello, Filippo V (si chiamava come il padre), che sedette sul trono appena cinque anni. E cinque anni dopo morì anche l’altro suo fratello, Carlo IV, che aveva ereditato il regno, e senza lasciare eredi. Era l’ultimo dei Capetingi. Scoppiò la Guerra dei Cent’anni, durante la quale il trono fu conteso tra i nipoti di Filippo il Bello: Filippo di Valois, figlio del fratello, e il re d’Inghilterra Edoardo III,  il regale rampollo di sua figlia Isabella. Roba da far girare la testa, non trovate?

Come ci insegna la storia, furono i Valois ad averla vinta sui Plantageneti, ma la maledizione aveva ancora qualcosa da dire. Tralasciamo le disgrazie reali dei secoli a venire e saltiamo direttamente alla treicesima generazione: Parigi, 21 gennaio 1793, place de la Revolution (che sarebbe poi l’attuale place de la Concorde): la lama affilata della ghigliottina si abbassa implacabile sul collo di Luigi XVI. Il boia Samson raccoglie la testa del re e nel mostrarla alla folla dichiara:

“Così si compie la vendetta di Jacques de Molay”. Erano trascorsi cinque secoli dalla sua morte sul rogo.

Naturalmente, verità storiche a parte, la maledizione è solo una leggenda, che ha comunque fatto versare fiumi d’inchiostro. Mi piaceva, però, raccontarvi questa “voce di corridoio”, che tra tutte quelle che circolano per Parigi, è una delle più insistenti.

E ora, promesso, per un po’ la smetterò di portarvi in giro per il Pont Neuf!

 

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