Il Pont Neuf: un vecchio ponte che si dà arie di nuovo

Mentre curioso tra le bancarelle dei bouquinistes sul quai de la Mégisserie, alzo gli occhi e lo vedo là, possente, con i suoi piloni massicci, ma al tempo stesso armonioso ed elegante, mentre il sole che scende all’orizzonte tinge d’oro la pietra chiara con cui è stato costruito. La sua struttura imponente sembra alleggerirsi nella luce del tramonto, che sparge scintille sulle acque tormentate della Senna.

È inverno, ma il Pont Neuf non ha perso nulla del suo charme. Certo, con la bella stagione, qui sotto, sulle berges, si passeggia, ci si ferma a leggere, si siede sulle grosse pietre grigie degli argini a intessere trame amorose davanti a un calice di vino pétillant, ma anche quando la piena ha inghiottito i camminamenti lastricati e circondato i fusti degli alberi fino  quasi a raggiungerne i rami, anche quando non era possibile scendere a livello del fiume e il passo sui quais era frettoloso per via del freddo, lui se ne stava lì, maestoso, sfidando le acque scure con la sua forza immobile.

Pont Neuf

Credo che l’inverno, con tutte le sue intemperanze, aggiunga del fascino a questo ponte “nuovo”, che in realtà è il più vecchio tra quelli che attraversano la Senna a Parigi, costruito per unire le due rive di una città dai mille volti.

La prima pietra fu posta da Henri III nel 1578, l’inaugurazione avvenne durante il regno del suo successore, Henri IV, la cui statua di bronzo troneggia ancora oggi al centro del ponte, anche se non è più quella originale: come molte statue di re, la Rivoluzione non l’ha risparmiata.

Un ponte tra due dinastie, quella dei Valois e quella dei Borbone. Nel mezzo le Guerre di Religione, che fermarono la realizzazione di questo progetto assolutamente innovativo, in un’epoca in cui i ponti erano in legno, stretti e malsicuri, ingombri di abitazioni fatiscenti. Il Pont Neuf, quindi, è “nuovo” proprio perché in pietra, largo e dotato di marciapiedi, e senza l’ombra di una casa.

Pont Neuf

Dal 1604 quanta Storia è passata di qui, e quante storie… storie di gente comune, per cui svegliarsi ogni mattina ancora vivo aveva il sapore di una conquista. Questo penso, mentre mi accomodo sui sedili in pietra delle mezzelune che coronano le sporgenze dei pilastri, come torrette di una fortificazione.

Sono in cima alla torre di guardia di un castello a osservare le acque agitate: “Nessun nemico all’orizzonte, signore, la notte si annuncia tranquilla!”. Un ponte châteu fort, ecco che cos’é il Pont Neuf, ma con un tocco di classe.

Proprio sotto il parapetto, delle decorazioni  alquanto singolari ne seguono la lunghezza. Sono i mascaron, maschere grottesche del teatro antico, che rappresentano volti di satiro dalle smorfie bizzarre: erano considerate capaci di dominare gli spiriti della natura e condizionare favorevolmente le loro azioni. Eccole lì che, in un muto dialogo con il fiume, tengono a bada la sua ira.

Un ponte che univa il nord della città, con la sua Vallée de la misère (divenuto il quai de la Mégisserie), dove si svolgeva il mercato degli animali da cortile rinomato per la sua sporcizia, e il sud, con i suoi palazzi nobiliari, il lusso e l’Università. Due mondi opposti e il Pont Neuf in mezzo.

Mi viene in mente che proprio qui dove sono seduta, una volta c’erano dei piccoli negozi, che occupavano la sommità dei piloni: una sorta di mezze torri che dovevano rendere l’aspetto del ponte ancora più simile a quello di una fortificazione. I negozi avevano persino un magazzino nella cavità dei pilastri, a cui si accedeva scendendo delle scale.

Niente a che vedere con la sobrietà del ponte di oggi con i suoi lampioni decorati di teste di Nettuno e di delfini e la splendida vista che si gode sui vecchi edifici dell’ Île de la Cité. In corrispondenza della statua di Henri IV, ci sono delle scale che conducono al piccolo, curatissimo giardino che chiude la punta dell’isola, lo Square du Vert Galant, uno dei luoghi più romantici di Parigi: tenetelo presente se siete qui entre amoureux

C’era un gran via vai su questo ponte, venditori ambulanti, artigiani, artisti di strada, cavadenti, mendicanti… che confusione. C’era anche la pompa della Samaritaine, che portava l’acqua della Senna al Louvre e alle Tuileries. Era grande quanto una casa di due piani e costruita su palafitte, dal lato del ponte che guarda il Louvre.

Scavalcate il piccolo recinto del giardino (si può fare) e scendete fino al livello del fiume, sedete sull’argine e lasciate che il vostro sguardo si perda. Non si contano le dichiarazioni d’amore che questi alberi hanno ascoltato, ma sappiate che sono tra i più discreti di Parigi. Prima di risalire sul ponte, però, gettate uno sguardo alla piccola targa sul muro in cima alla scalinata: è lì per ricordare un evento tragico, tinto di leggenda, ma siccome vi siete appena dichiarati, ve ne parlerò la prossima volta…  

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