Il Natale alla corte di Versailles

Passeggiando per gli immensi giardini o nelle stanze dorate del palazzo, vi è mai capitato di chiedervi come fosse il Natale alla reggia di Versailles?

Personalmente, immaginavo feste lussuose, decorazioni splendenti e ricchi buffet, con un sottofondo di risate e musica. Ma mi sono dovuta ricredere.

Il Natale a Versailles era soprattutto un momento di grande devozione, ben diverso dagli abituali sfarzi della corte e ancor di più dagli eccessi che ne alimentavano i pettegolezzi.

Il Natale a Versailles
©ghislaine-photos

Nel periodo dell’Avvento, Louis XIV proibiva addirittura giochi e spettacoli di ogni genere, tradizione che il suo successore Louis XV ammorbidì un poco, limitando il divieto alla vigilia di Natale.

Il 24 dicembre, così come accadeva nel giorno di Ognissanti, di Pasqua e di Pentecoste, il re riceveva i malati di scrofolosi per guarirli col tocco della mano. Fino alla prima metà del XVIII secolo, infatti, si riteneva che i monarchi possedessero poteri taumaturgici, in virtù della natura divina della regalità.

Il re e la famiglia reale trascorrevano buona parte della vigilia e del giorno di Natale alla Chapelle Royale (clic qui per ammirare i recenti lavori di restauro). Dopo aver assistito alla messa del mattino, il re tornava alla cappella per i vespri e poi ancora alle ventidue. Usciva soltanto dopo la celebrazione delle tre messe di mezzanotte, per ritornarvi il mattino seguente per la Grande messe del 25 dicembre, dopodiché partecipava a tutte le celebrazioni della giornata.

La Chapelle royale
Lo scambio di doni

Il Natale a Versailles non prevedeva lo scambio di doni. Era le Jour de l’an, il primo gennaio, il giorno in cui il re e la famiglia reale, per celebrare l’inizio del nuovo anno, dimostravano la loro amicizia e riconoscenza ai membri della corte e della propria Maison con dei regali.

Le strenne che il re offriva ai suoi cari erano di grande valore: tabacchiere in oro, gioielli, abiti sontuosi, e persino del denaro, impiegando per questa ricorrenza cifre esorbitanti.

Tabacchiera Louis XV
Il Natale a tavola

Anche se quello del Natale era un periodo di grande raccoglimento, qualche peccatuccio di gola a corte si faceva. La vigilia era comunque “di magro”. Sulla tavola del re comparivano soprattutto pesce, potages e frutti di mare. Pare che l’usanza di magiare ostriche per le feste nasca proprio da questa abitudine reale.

Dopo la mezzanotte e le tre messe canoniche, però, il re e la sua famiglia erano soliti prendere un pasto più sostanzioso, poiché il periodo di digiuno a quel punto era terminato.

Il menu del Souper au Grand Couvert era ricco e abbondante: agnello di latte, cappone e oca farciti o tartufati.

E non potevano certo mancare le tre specialità introdotte alla corte di Louis XIV: il tacchino, i marrons glacés e un certo vino bianco pétillant, prodotto con un metodo innovativo.

Tavolo del Grand Couvert

Alle orecchie di Louis XIV, infatti, erano giunte voci secondo cui un giovane monaco benedettino, Dom Pérignon, tesoriere dell’abbazia di Hautvilliers, in Chamapagne, produceva un vino molto apprezzato dai palati raffinati. Con una doppia fermentazione, Dom Pérignon otteneva un vino spumante, secondo un protocollo da lui stesso messo a punto, dai posteri chiamato champenoise.

Incuriosito, il re volle assaggiarlo e gli piacque a tal punto che il vino di Dom Pérignon divenne bevanda di corte.

Degustazione di champagne nel XVII secolo, Nicolas Arnoult
Il Natale e gli addobbi

Non c’era nessun albero di Natale a rallegrare le sontuose stanze di Versailles. La tradizione dell’abete decorato, che in Germania era nata nel XVI secolo, non aveva fatto proseliti in Francia.

La regina Maria Leszczynska, consorte di Louis XV, nel 1738 provò a introdurla a corte, ma l’usanza fu giudicata troppo pagana per essere onorata nella casa del cattolicissimo re dei francesi.

L’albero di Natale farà il suo ingresso ufficiale circa un secolo più tardi. Artefice del cambiamento fu la nuora del re Louis-Philippe, Hélène de Mecklembourg.

La principessa, che conservava bellissimi ricordi delle feste natalizie trascorse con la famiglia in Germania, ne parlava ai suoi nuovi parenti con struggente nostalgia.

Il Natale a Versailles: la principessa Hélène di Mecklembourg
Hélène de Mecklembourg

Fu così che la suocera, la regina Marie-Amélie de Bourbon, volle farle una sorpresa. In segreto, fece addobbare un albero alle Tuileries (clic qui per la storia del palazzo, ormai scomparso), che poi sistemò in uno dei salotti della principessa, in modo che il suo primo Natale lontano da casa non le procurasse troppa tristezza.

Era il 1837. Nobili e ricchi borghesi ne furono a tal punto sedotti, che la tradizione si diffuse rapidamente in tutto il paese.

Il Natale come lo intendiamo noi

Ma il Natale non era soltanto abete. Pare che la tradizione del presepe domestico sia nata durante il regno di Louis XIV, mentre prima la crèche, che risale al XV secolo, era appannaggio esclusivo dei luoghi di culto.

Anche lo scambio dei cartoncini di auguri cominciò a prendere piede verso la fine del XVII secolo, ma il Natale così come lo intendiamo noi è nato solo negli ultimi anni del 1800 e da quel momento in poi ha cominciato ad arricchirsi di usi e tradizioni.

Il Natale a Versailles: presepe napoletano
Presepe in stile napoletano del XVII secolo

Eppure, il Natale che si celebrava alla corte di Versailles era senza dubbio molto più in sintonia con il significato profondo di questa festività cristiana di quanto lo sia il Natale moderno. Col tempo ne abbiamo smarrito il senso e abbiamo finito per trasformarlo in una serie infinita di obblighi e impegni che non ci dispongono certo al raccoglimento.

Può darsi che il Natale che celebreremo in questo anno così complicato ci spinga un po’ di più in quella direzione, chissà…

Intanto vi auguro di trascorrere le feste di fine anno nel modo più sereno possibile e vi ringrazio di cuore per la simpatia e l’affetto con cui seguite Frammenti di Parigi.

Buon Natale!

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