Fantasmi del passato: il Palais des Tuileries

Nella notte del 23 maggio 1871 dal Palais des Tuileries si alzano alte le fiamme. Per quasi tre giorni il fuoco consuma stoffe e arredi, stucchi e boiseries, soffitti dipinti e dorature, persino la pietra, fino a distruggere quello che nel tempo era diventato l’odiato simbolo del potere.

Durante l’Ancien Régime il popolo aveva infatti la ferma convinzione che la residenza del re a Parigi fosse il palais des Tuileries e a conferma di ciò, si può ragionevolmente affermare che tutti i governi del paese sono passati di qui, anche la Convenzione.

Incendio del Palais des Tuileries

L’incendio è arrivato a lambire il palais du Louvre e le sue preziose collezioni, che per fortuna un abile lavoro di contenimento dell’immenso rogo e il coraggio di alcuni uomini hanno salvato.

Uomini coraggiosi contro uomini vili che da una delle terrazze del Louvre ammirano l’incendio appiccato con tanta cura solo qualche ora prima, mentre consumano una cena leggera appositamente ordinata per l’occasione. Che triste spettacolo!

Può sembrare orribile, ma gli uomini della Comune giudicarono “morale” bruciare questo palazzo che rappresentava il passato e vedere ardere il luogo dove erano stati concepiti molti dei crimini compiuti contro il popolo sembrava la giusta ricompensa per i torti subiti.

E così il palazzo di Caterina de Medici fu cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme con tutto ciò che conteneva e per essere sicuri della distruzione completa furono fatte brillare alcune cariche esplosive, tanto per non lasciare niente al caso.

Della lussuosa reggia, riccamente decorata e ammobiliata, rimasero in piedi solo porzioni di muro e l’imponente facciata lunga trecento metri, che ne era da sempre l’orgoglio, se pure sventrata dalle esplosioni e annerita dal fumo.

Il comunardo Bergeret ha mantenuto la sua promessa: quando lascerò les Tuileries, le Tuileries saranno ridotte in cenere, aveva detto.

Era il 1563 quando la reggente Caterina, vedova inconsolabile di Henri II, acquistò nei pressi del Louvre una fabbrica di tegole e alcuni terreni circostanti per edificare una sua residenza personale.

Palais des Tuileries

Il progetto fu affidato al celebre architetto Philbert Delorme, che nel suo curriculum vantava opere come lo Château de Chenonceau e quello di Fontainebleau. Alla morte di Delorme, l’ambizioso progetto passò nelle mani di Jean Bullant.

Caterina, però, cominciò a disinteressarsi del palais des Tuileries quando il suo astrologo di fiducia, Cosimo Ruggieri, le predisse che sarebbe morta vicino a Saint-Germain. La regina madre pensò allora fosse saggio mettere la maggior distanza possibile tra sé e la parrocchia di Saint-Germain-l’Auxerrois, da cui dipendevano il vecchio Louvre e il suo nuovo palazzo.

Ma al destino non si sfugge: leggenda vuole che il sacerdote che assisté Caterina de Medici sul letto di morte si chiamasse Laurent de Saint-Germain.

I lussuosi interni del palazzo

Leggende a parte, dopo anni di disinteresse nel 1607 il primo dei re Borbone, Henri IV, decise di collegare il palais des Tuileries al Louvre e farne finalmente una residenza reale. I suoi architetti prolungarono la facciata sud -quella dal lato della Senna- fino al pavillon de Flore, infondendo nuova vita al palazzo di Caterina.

Henri IV purtroppo fu assassinato prima di poter realizzare tutti i progetti che aveva per il palais des Tuileries e toccò allora al nipote Louis XIV -il futuro re Sole- il compito di ristabilire la simmetria del palazzo, che proprio così non si poteva vedere.

Ne prolungò la facciata verso nord e costruì il pavillon Mansar per fare da pendant con quello di Flore. Poi cercò di dare uniformità all’insieme con interventi architetturali che adeguarono il palazzo al gusto dell’epoca.

Il Grand Carrousel
Le Grand Carrousel

Nella cour d’honneur del palais des Tuileries celebrò con grande fasto la nascita del primo figlio maschio, il Delfino di Francia. Lo fece con una festa che chiamò Le Grand Carrousel, un défilé a cavallo di cinque quadriglie, in cui il re e i suoi sudditi più prestigiosi si travestirono da romani, persiani, turchi e americani. Che ci volete fare, all’epoca ci si divertiva così.

Fu una festa talmente sontuosa da lasciare il segno: la corte del palazzo fu chiamata da allora le Carrousel.

Oggi qui sorge solitario l’Arc du Carrousel, costruito tra il 1807 e il 1809 da Napoleone I per celebrare la vittoria di Austerlitz. Sorgeva proprio davanti all’ingresso principale del palais des Tuileries, che divenne in questo modo un palazzo imperiale di tutto rispetto. Non particolarmente sobrio come ingresso, forse, ma di sicuro effetto. La quadriga in cima all’arco pare sia una copia di quella che si trova sulla porta della basilica di San Marco a Venezia.

Ingresso principale del Palais des Tuileries
Ingresso principale del palazzo con l’Arc du Carrousel

Ma torniamo al nostro re Sole. Essendo un grande amante degli spazi verdi e dei jardins à la française, che preferiva di gran lunga a quelli all’italiana, Louis XIV affidò alle capaci mani di André le Nôtre il compito di ridisegnare i giardini, dando vita alla famosa perspective che ammiriamo ancora oggi, anche se al tempo non c’erano obelischi e colonne a intralciare lo sguardo, ma solo un grande viale fiancheggiato da boschetti che conduceva fino a Versailles.

Il resto della storia lo conoscete: il palais des Tuileries visse ancora qualche periodo felice con Louis XV, che vi trascorse parte della sua infanzia, per poi cadere preda delle intemperanze rivoluzionarie.

Quando Louis XVI e i suoi congiunti furono strappati con la forza allo Château de Versailles, i rivoluzionari pensarono di costringere la famiglia reale a risiedere al palais des Tuileries, perché il re mantenesse almeno una parvenza di potere.

Il palazzo divenne così la loro prima prigione. Per tre anni vissero sotto stretta sorveglianza, finché un giorno decisero di tentare la fuga, che si concluse infelicemente con l’arresto del re a Varennes, segnando l’inizio della fine.

E poi la Convenzione, Napoleone I, la Restaurazione, la monarchia di Luglio, il secondo impero: il palais des Tuileries continuò a splendere fino a quel terribile giorno del 1871.

Per dodici anni si dibatté sul da farsi: ricostruire o radere al suolo le rovine? Il partito dei distruttori l’ebbe vinta e del bel palazzo di Caterina non rimasero che dei monconi di cui si fece commercio: un pezzo del Palais des Tuileries lo si può vedere persino in America del sud, altri sono sparsi in giro per il mondo e in qualche giardino pubblico di Parigi se ne vedono resti scuriti dal tempo, che sembrano messi lì in mancanza di un posto migliore.

L’ufficio di Napoleone III

Due delle arcate superstiti della facciata sono esposte senza troppo clamore nello stesso giardino che un tempo fu il suo fiore all’occhiello, il Jardin des Tuileries. Di solito ci si passa davanti gettando uno sguardo distratto, senza sapere bene di cosa si tratti.

Ma se vi avvicinate e le osservate da vicino non potrete che ammirarne i raffinati dettagli. Les bagues, quella sorta di anelli che Caterina volle inserire tra gli spezzoni delle colonne, riportano strani decori consunti dal tempo, che stuzzicano la curiosità.

Nella cour Marly del musée du Louvre è stata rimontata un’arcata del palazzo accuratamente restaurata. Qui les bagues sono ben visibili: vi sono scolpiti specchi infranti e piume spezzate, simboli del dolore della regina per la morte del marito, ma anche clave dall’aspetto primitivo a rappresentare la forza, il filo a piombo per l’equilibrio e più misteriose catene spezzate, che ci fanno pensare.

Arcata del Palais des Tuileries visibile nei giardini
Arcata nel Jardin des Tuileries

All’interno del museo troverete anche alcuni arredi del palazzo, salvati dalle fiamme in virtù del fatto che, a ogni cambio di regime, i mobili troppo carichi di simboli e significati venivano smontati e conservati nei depositi del Louvre.

E se vi va di ritrovare un po’ della bellezza del palazzo di un tempo, potete andare a dare un’occhiata al piccolo Château de La Punta che si trova ad Alata in Corsica, non lontano da Ajaccio: è stato quasi interamente costruito con materiali provenienti dal Palais des Tuileries. Ha quell’aria decadente e un po’ malinconica che si addice perfettamente al palazzo fantasma di cui sfoggia le raffinate pietre.

Château de La Punta
Château de La Punta

Questa è la triste fine del palais de Tuileries, eretto per tentare di lenire il dolore di un lutto e distrutto trecento anni dopo dalle fiamme dell’odio.

Ancora oggi ci sono alcuni che pensano debba essere ricostruito, e sono tante le associazioni che si costituiscono a questo scopo. Ferve il dibattito, ma credo che ricostruire il palais des Tuileries sarebbe come cancellare la memoria del passato. Quella lunga striscia di terreno vuota tra le ali del Louvre ci ricorda ogni giorno ciò che è stato e che, se saremo saggi, non dovrà essere mai più.

Jardin des Tuileries durante il secondo impero

Qui troverete un breve video che ricostruisce la storia del palazzo fantasma.

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