La vita scorre al Jardin des Tuileries

Il Jardin des Tuileries è una tappa obbligata per ogni esploratore urbano degno di questo nome: in qualsiasi stagione vi troviate a passeggiare tra i suoi viali, resterete incantati a tal punto, che vi dispiacerà dover andar via, sedotti dalle lusinghe di qualche altro masterpiece parigino.

Tuileries

Le Tuileries brulicano di vita, vi basterà sedervi un momento per coglierne i più piccoli dettagli. Nonostante il giardino sia spesso affollato, non l’uomo, ma il vento è l’indiscusso padrone di casa: che sia freddo e impetuoso, o tiepido e leggero, si insinua tra le foglie facendole sussurrare, accarezza le corolle dei fiori, che accendono di colore le aiuole, piega gli steli dell’erba verde di primavera; sfiora le statue bianche di marmo o lucide di bronzo, gioca con i capelli, carpisce frammenti di conversazioni in mille lingue diverse e li porta lontano; ruba più di un cappello, solleva dispettoso la sabbia candida Tuileriesdei viali, impolverando le scarpe di chi passeggia, arruffa le piume delle cornacchie, che si muovono circospette sui prati. Hanno un’aria un po’ gotica le cornacchie, e quel loro richiamo acuto riporta in superficie paure infantili. Ti osservano spavalde, occhi negli occhi, poi riprendono a girare la testa di qua e di là, alla ricerca di qualche ghiotta occasione; i piccioni, invece, sembrano disinteressarsi del mondo che li circonda, salvo poi accorrere al minimo movimento; i passerotti, lesti, raccolgono le briciole che cadono da un panino e volano lontano, lasciando i gabbiani a litigare con le anatre nelle fontane, attorno alle quali c’è un incessante via vai di gente e di sedie verde salvia. Qui ci si siede per un momento a riposare, a leggere o semplicemente a pensare.

Anche se questo non è il mio giardino d’elezione, ci vengo spesso. Sono affascinata dall’atmosfera che vi si respira, dal Louvre che si mostra vanitoso in mille pose diverse, dai grandi vasi classicheggianti di marmo immacolato, che portano scolpite sulla pelle epiche imprese. Ogni volta mi siedo in un posto diverso e guardo. Guardo i turisti, guardo i parigini, guardo i mezzosangue come me, che non sono né turisti, né parigini, tutti stregati da questo luogo straordinario, dal verde dei suoi alberi e dal bianco delle sue terrazze, da cui si gode una vista “speciale”, dai suoi due musei, che sornioni ammiccano dal fondo del giardino, stretti contro la place de la Concorde, e dal palazzo inesistente, quello delle Tuileries, che ha dato il nome al giardino dopo averlo rubato alle fabbriche di tegole, che sorgevano su questi terreni nel medioevo.

Tuileries

Un palazzo che ormai non c’è più, ma che è come se fosse ancora lì, testimone della storia che ha alzato la polvere di questi viali. Guardo.

I due padiglioni che chiudono le ali del Louvre dal lato di rue de Rivoli e da quello opposto, rivolto verso la Senna, segnano le estremità di quel palazzo invisibile, distrutto da un incendio nel 1871 con tutti i tesori che racchiudeva ed i fantasmi di una monarchia, che aveva vissuto gli ultimi splendori della regalità tra le sue mura.

Guardo, misuro, immagino. È più forte di me, la storia mi cattura e mi avvolge tra le sue spire. 

La mia conterranea Caterina de TuileriesMedici, già vedova di Henri II, fece costruire il palazzo ed i giardini nel 1564. Voleva portare un po’ della sua Firenze qui, a Parigi, perciò i giardini, dove passeggiava triste e inconsolabile, li volle “all’italiana”.

Louis XIV e Colbert un secolo dopo incaricarono André le Nôtre di farne dei giardini alla francese, ed il celebre architetto paesaggista, che si diceva felice solo quando passeggiava tra le sue aiuole ricamate, creò questo capolavoro, e la famosa perspective, che oggi si apre sugli Champs Élysées, ma che allora conduceva alla reggia di Versailles, che stava nascendo. Qui nel 1783 un pallone riempito d’idrogeno guadagnò i cieli, lasciando a bocca aperta gli spettatori increduli; qui il 10 agosto 1792 il popolo di Parigi marciò contro il suo re, decretandone col sangue la definitiva caduta; da qui passò il corteo nunziale di Napoleone e Maria Luisa, in questi giardini scorrazzava il piccolo re di Roma. E poi la Restaurazione, la monarchia di luglio, la seconda repubblica, il colpo di stato che portò al secondo impero, un’altra repubblica: gran parte della storia di Francia è passata di qui e se vi fermerete abbastanza a lungo, ne ascolterete gli echi sommessi.

Ma la vita scorre al Jardin des Tuileries, e al ritmo delle stagioni i colori del giardino si accordano a quelli del cielo, gli alberi si vestono di fiori, poi di foglie e infine, rimasti nudi, mostrano i loro intrecci eleganti, disegnati dalla natura con amore. Le sedie continuano il loro girovagare tra fontane e vialetti e sono sempre tante le persone che vi si posano un momento ad assaporare il gusto di Parigi. I piccoli volatili li guardano curiosi, chiedendosi se sono capaci di frugare tra le pieghe di questo giardino incantato. La vita scorre alle Tuileries e si mostra a chi la sa guardare in tutta la sua bellezza.

Tuileries

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