Place de la Concorde, la “grandeur” di Parigi

Come ogni grande città attraversata dalle impetuose correnti della storia, Parigi non ha un solo volto ma tanti, sicuramente troppi per poterli raccontare tutti. Ce n’è uno per ogni stagione dell’anno, uno per ogni momento della giornata, uno per ogni stato d’animo. Per le mie passeggiate solitarie, quindi,  non ho che l’imbarazzo della scelta e posso facilmente accordare i miei passi all’umore del momento. Quando mi sento in vena di camminare circondata dalla Parigi più grandiosa, la Parigi elegante e quasi un po’ sfacciata, la direzione però è una sola: place de la Concorde. E non semplicemente perché è la piazza più grande di Parigi, la seconda di Francia dopo la place Quinconces di Bordeaux, o perché sembra non avere confini, chiusa com’è da un solo lato da edifici e poi aperta sul fiume e sui giardini degli Champs Élysées e de Les Tuileries, ma anche perché qui si respira un’aria di grandeur, ci si muove tra splendore e magnificenza, spettatori di una bellezza creata ad arte per cancellare le miserie del passato.

Concorde

Mai piazza, infatti, fu più emblematica di questa. Ma niente anticipazioni, procediamo con ordine.

Fu costruita tra il 1757 e il 1779 su progetto di Jacques-Ange Gabriel per desiderio di Louis XV, che concesse i terreni alla città e a lui ovviamente fu intitolata. Al centro fu eretta la sua statua equestre: il re fu rappresentato nella veste di pacificatore, che regna per la Giustizia e la Pace. Ai lati due raffinate fontane, ispirate a quelle di piazza San Pietro, ne completarono l’arredo: la navigazione fluviale a nord e quella marittima a sud. La piazza divenne luogo prediletto per le grandi manifestazioni, per i festeggiamenti con fuochi d’artificio, anche quelli per le nozze del delfino Louis Auguste de France, futuro Louis XVI e Marie-Antoinette d’Hasbourg-Lorraine, che per volontà di un fato capriccioso in questa stessa piazza troveranno la morte. Niente anticipazioni abbiamo detto, però.

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La piazza nel 1791

Durante la Rivoluzione francese prese il nome, manco a dirlo, di place de la Révolution. Qui nel 1792, abbattuta la statua di Louis XV, soprannominato un tempo ormai lontano le bienaimé, e sostituita con la Libertà dal cappello frigio, fu installata la ghigliottina, che vedrà sfilare sotto la sua lama oltre 1100 teste, di cui alcune molto illustri: quella di Louis XVI e di sua moglie Marie-Antoinette, di Madame Élisabeth, sorella del re, e qualche tempo dopo quella di Maximilien Robespierre, uno dei personaggi più controversi di questo periodo. Alla fine del Terrore, nel 1795, la piazza fu opportunamente ribattezzata place de la Concorde. Ma un nome non bastava a far dimenticare. Così, durante la monarchia di Luglio, tra il 1836 e il 1840, il re Louis-Philippe pensò di darle un’aggiustatina. Un solo imperativo doveva rispettare l’architetto: evitare assolutamente di sottolineare la valenza politica della piazza. Ecco che allora Jacques Hittorf, a cui il progetto era stato affidato, creò due imponenti fontane ispirandosi ai fiumi e al mare: la personificazione del Reno e del Rodano per la fontaine des ConcordeFleuves, che potete ammirare lato rue Royale e quella dell’Oceano Atlantico e del Mediterraneo per la fontaine des Mers, che troverete lato Senna (e qui mi sorge spontanea la domanda: perché non mettere la fontana dei Fiumi vicino al fiume?).

Nel frattempo era giunto a Parigi  un obelisco del tempio di Luxor, vecchio di tremila anni (XIII secolo a.C.), scolpito ed eretto durante il regno di Ramses II, che il viceré d’Egitto aveva offerto in dono alla Francia. Quale luogo migliore della place de la Concorde per posizionare l’ingombrante regalino del peso di 230 tonnellate e di appena 23 metri di altezza? E così, dopo un viaggio a dir poco avventuroso, l’obelisco fu innalzato, non senza qualche difficoltà, al centro della piazza, in corrispondenza della Grande perspective creata da Le Nôtre al tempo del re Sole, nell’asse che va dall’arco del Carrousel all’ arco di Trionfo, proseguendo oggi fino alla Grande Arche de la Défense. Il piramidion (la cuspide piramidale lucente d’oro), invece, fu aggiunto solo in tempi recenti, nel 1998. A ciascuno degli angoli della place de la Concorde, che è ottagonale, fu posta una statua che rappresentava una città francese. Potete divertirvi a fare il giro e leggere il nome scolpito sotto ciascuna. Vi faccio però una raccomandazione: rispettate i semafori per l’attraversamento, perché qui, quando scatta il verde, sembra di stare alla ventiquattr’ore di Le Mans e i conducenti parigini non sono teneri con il pedone sorpreso in mezzo alla carreggiata. Perciò seguite le regole e non ve ne pentirete: ci metterete una vita ad attraversare, ma arriverete dall’altra parte sani e salvi.

ConcordeMentre  vi guardavate intorno, avrete senz’altro notato i lampioni dall’aspetto tutt’altro che sobrio. Monsieur Hittorf si è lasciato prendere un po’ la mano disegnando questi imponenti lampadaires ispirati alle colonne rostrali, che nell’antica Roma, ma prima ancora in Grecia, celebravano le vittorie marine esibendo al pubblico i rostri dei battelli avversari colati a picco. Sarà pure un richiamo all’Hôtel de la Marine, che troneggia a lato della piazza, ma detto tra noi sono proprio brutti. Se invece siete amanti del genere, troverete altri (ancora più brutti) esemplari nei pressi dell’ingresso posteriore dell’Opéra.

Per gli appassionati di fotografia (ma anche per tutti gli altri), il momento migliore per trovarsi da queste parti è senza dubbio l’ora del tramonto: lasciatevi incantare dalle acque delle fontane che si tingono di riflessi ambrati, mentre gli ultimi raggi di sole accendono l’oro e il verde dei decori. Un’aura di pace si stende sulla piazza, il traffico sembra meno caotico e i turisti rallentano il loro ritmo frenetico per fermarsi ad ammirare il giorno che muore. I rumori si attenuano, le conversazioni sembrano quasi sussurrate e tutti guardano stregati il cielo che si riempie di fuoco. Che meraviglia! In questo momento della giornata mi sembra quasi impossibile che qui, un tempo, si ascoltassero solo le grida d’incitamento di un popolo feroce, che bramava di vedere scorrere il sangue del suo re.

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