Il pont de la Concorde, un ponte solido come una fortezza

Attraversando il pont de la Concorde e le sue cinque arcate in stile neoclassico, mi sono spesso domandata il perché di tanta semplicità. A Parigi esistono molti ponti ben più appariscenti. E basta spostare lo sguardo sul vicino pont Alexandre III per rendersene conto.

Quello della Concorde, invece, pur trovandosi al centro della città, disteso tra l’altezzosa place de la Concorde e il palais de Bourbon, sede de l’Assemblée Nationale, ha uno stile minimal e viene da chiedersi il perché.

L'Assemblée nationale
Il pont de la Concorde e il palais Bourbon
©Frammenti di Parigi
Una cronica mancanza di soldi

Fino alla Rivoluzione, si poteva attraversare la Senna in questo punto di Parigi solo con l’ausilio delle chiatte, che facevano la spola tra una riva e l’altra. Piuttosto scomodo se si pensa alla quantità di merci che circolavano per la città ogni giorno.

Si sarebbe tanto voluto costruire un ponte che sostituisse le chiatte, specie dopo l’inaugurazione della piazza lì accanto (clicca qui per leggere di place de la Concorde), avvenuta nel 1725, ma i danari scarseggiavano.

Si dovette procrastinare la realizzazione del collegamento tra le due rive fino al 1787, anno in cui Louis XVI affidò all’ architetto Jean-Rodolphe Perronet il compito di progettare ed edificare il ponte.

Il primo progetto del pont de la Concorde
Primo progetto di Perronet ©Source gallicabnf.fr

Nel suo progetto, Perronet aveva previsto dei cubi in muratura su entrambi i lati del ponte, sormontati da una piramide in ferro di circa 18 piedi di altezza. Le piramidi sarebbero servite da sostegno per un globo di vetro con una corona, ornato di gigli di Francia, in cui sistemare delle grandi lampade per illuminare il ponte di notte.

Le finanze dello Stato, però, continuavano a fare acqua da tutte le parti e i lavori procedevano a singhiozzo. Finché un bel giorno scoppiò la Rivoluzione.

L’assalto alla Bastiglia

Questo evento nefasto per la monarchia si rivelò, invece, un dies fastus per il ponte. I costruttori ebbero a disposizione tonnellate di pietra da taglio, provenienti dall’abbattimento e dal successivo smantellamento della Bastille.

Parte della fortezza fu quindi impiegata per costruire il nuovo ponte, che poté fregiarsi del titolo di “doppiamente rivoluzionario”. Si trattava, infatti, di un progetto innovativo per l’epoca, che si avvaleva di pietre divenute esse stesse simbolo della Rivoluzione.

La Bastille ©Source gallicabnf.fr
Un nome scomodo

Il ponte fu terminato nel 1791, senza i decori previsti da Perronet. Fu battezzato pont Louis XVI, in onore di sua maestà.

Subito dopo gli eventi precipitarono. Il nome cambiò in pont de la Révolution, seguendo di pari passo il destino della vicina piazza, dove la ghigliottina funzionava a pieno ritmo.

Nel 1795, quando il Direttorio al governo si sforzava di far dimenticare gli orrori del Terrore, il ponte e la piazza si chiamarono de la Concorde. Per decorare il ponte, però, bisognò attendere l’ascesa al trono imperiale di Napoleone I, che decise di nobilitarlo aggiungendo le statue di otto valorosi generali, caduti al suo fianco in battaglia .

Come appariva il pont de la Concorde verso la fine del settecento
Il ponte alla fine del settecento ©Source gallicabnf.fr

Era il febbraio del 1810 e Napoleone I attendeva l’arrivo della nuova moglie, Maria Luisa d’Austria. Tra i preparativi per il ricevimento dell’imperatrice, ci fu anche il decreto che prevedeva l’erezione delle statue sul ponte della Concorde, e altre del medesimo genere sul ponte di Austerlitz e quello di Iena.

Delle statue previste, solo quattro furono terminate prima della caduta di Napoleone, quelle dei generali Valhubert, Roussel, Colbert ed Espagne.

La Restaurazione

La monarchia tornò al potere. Nel 1814 il ponte riprese il nome originario: pont Louis XVI.

Louis XVIII, il nuovo re, fece spodestare le statue dei generali sostituendole con ben dodici (poteva il re essere da meno dell’Imperatore?) raffigurazioni in marmo di illustri servitori dello stato, distintisi durante l’Ancien Régime. L’altezza media raggiungeva i quattro metri, più o meno come le statue dei generali napoleonici, che finirono in un deposito all’Hôtel des Invalides.

Quattro grandi ministri occuparono il centro del ponte: Richelieu, Sully, Colbert e Suger. Lato place de la Concorde trovarono posto quattro uomini d’armi: Condé, Du Guesclin, Turenne e Bayard. Di fronte al palais Bourbon, invece, si ergevano le statue di quattro eroici uomini di mare: Duquesne, Duguay-Trouin, Tourville e Souffren.

Il pont de la Concorde in un disegno del 1829
Il ponte nel 1829 ©Source gallicabnf.fr

Come c’era da aspettarsi, i valorosi della recente epopea imperiale furono completamente dimenticati.

La monarchia di luglio

Che i parigini siano inclini a infiammarsi facilmente è risaputo. Perciò, quando Louis Philippe, ultimo dei re francesi, salì al trono, pensò fosse prudente togliere da sotto il naso dei suoi sudditi le effigi che celebravano ostentatamente il potere assoluto. La scusa ufficiale fu che appesantivano troppo il ponte, rischiando di farlo crollare.

Le dodici statue finirono a Versailles assieme a quelle dei quattro generali di Napoleone, in vista della creazione del museo dedicato alle glorie militari della Francia.

I generali di Napoleone si trovavano a Versailles già da qualche tempo, quando Louis-Philippe pensò potessero tornargli utili per un po’ di propaganda.

Il pont de la Concorde e il Grand Palais
Il pont de la Concorde con il Grand Palais sullo sfondo
©Frammenti di Parigi

Scampato miracolosamente all’attentato di Fieschi del luglio 1835, in cui morirono diciotto persone colpite dai proiettili della “macchina infernale”, la rudimentale mitragliatrice ideata dallo stesso Fieschi, decise di rendere omaggio al maresciallo di Francia Mortier, duc de Trévise, caduto al suo fianco in quella circostanza.

Ordinò, dunque, che la faccia della statua del generale Colbert, ucciso dagli inglesi nel 1809 a Calcabellos durante la guerra di Spagna, fosse rimpiazzata da quella di Mortier. Stessa sorte subirono i volti di Valhubert, ucciso a Austerlitz, che lasciò il posto a Jourdan, di Espagne, che perse la vita a Essling, sostituito da Lannes e di Roussel, morto a Dieppen, che diventò Masséna.

Il ponte riprese poi il nome più politically correct di pont de la Concorde.

Calpestare il potere reale

Tra il 1930 e il 1932, il pont de la Concorde fu ampliato per favorire la circolazione, raggiungendo il doppio della larghezza iniziale. Nonostante ciò, non ha mai smesso di essere uno dei ponti più trafficati della città.

Per evitare di evocare l’immagine dei prigionieri della Bastiglia incatenati ai muri, non fu dotato di anelli d’ormeggio e ancora oggi è l’unico ponte di Parigi a esserne sprovvisto.

Attraversarlo, calpestare le pietre che furono un tempo quelle della fortezza-prigione in cui venivano rinchiusi i prigionieri di Stato, ovvero coloro che erano in qualche modo invisi al potere, embastillés a discrezione del re mediante una semplice lettre de cachet e senza un regolare processo, aveva il sapore di un atto di ribellione, che i cittadini compivano con grande piacere.

La Senna dal pont de la Concorde
La Senna del pont de la Concorde ©Frammenti di Parigi

Oggi non sono in molti a ricordare il riuso creativo che si fece della Bastiglia dopo l’assalto che diede il via alla Rivoluzione. Eppure questo ponte, così come la piazza a cui conduce e il vicino Palais Royal, sono stati testimoni di grandi eventi, che hanno mutato il volto della Francia e dell’Europa. E se si ascolta con attenzione, passando da quelle parti se ne possono udire ancora gli echi.

4 Comments

    • bgcastaldo

      Elena perdona il mio ritardo nel risponderti… Grazie per la nomination. Non conoscevo il “Sunshine blogger award”, ma di sicuro il tuo blog di gioia ne ispira parecchia. Clicco sul link e provvedo a fare sapere a tutti quanto sia bello seguire il filo dei tuoi pensieri.
      A presto

  1. Pingback: C'era una volta il palais Bourbon | Frammenti di Parigi

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