L’ermitage di Delacroix al centro di Parigi

In questi giorni Parigi è stata più agitata del solito. Ci sono stati i festeggiamenti del 14 luglio, che hanno richiesto una lunga preparazione per allestire la sfilata, rendendo impossibile l’attraversamento, già di per sé difficile, di place de la Concorde; per non parlare della chiusura al traffico di  molte strade, il posizionamento di bandiere nei luoghi più difficilmente accessibili e altre organizzazioni complicate, che non erano proprio il massimo come sottofondo a una tranquilla passeggiata solitaria. Subito dopo è arrivata la vittoria della Francia ai mondiali di calcio, che ha trasformato questa città in un fiume impetuoso e inarrestabile di bandiere tricolori, grida, clacson scatenati, motociclette rombanti, trombe da stadio e cortei improvvisati, che ha preso a scorrere ben prima del fischio d’inizio della partita ed è straripato fino al mattino, per poi riprendere il suo corso il giorno seguente, quando les Bleus sono tornati in patria. In questo clima sì festoso, ma anche terribilmente rumoroso, era per me vitale cercare un luogo tranquillo dove rifugiarmi e sottrarmi almeno per un po’ alla festa infinita, giusto il tempo di riposare la testa e lasciare libero corso ai pensieri, che si erano ritirati in un angolo in attesa di tempi migliori. Ho chiesto quindi virtualmente asilo a Eugène Delacroix e memore delle sue parole mi sono rintanata a casa sua, al numero 6 della silenziosa ed elegante rue de Fürstenberg (6ème arrondissement):

Mon logement est décidément charmant… La vue de mon petit jardin et l’aspect riant de mon atelier me causent toujours un sentiment de plaisir

(dal diario personale, 28 dicembre 1857)

 

Delacroiz

 

Così scriveva Delacroix sul suo diario il giorno in cui si è trasferito nel nuovo atelier. E in effetti sfido chiunque a non dargli ragione. La sua casa al primo piano di un edificio bianco senza troppe pretese, tipico dell’architettura parigina del XVIII secolo e armoniosamente chiuso tra corte e giardino, è un luogo segreto, silenzioso, dove i visitatori si muovono in punta di piedi, come temendo di disturbare il maestro a lavoro.

Mi viene difficile definire “museo” questo spazio, perché non ne ha proprio l’aria. Le opere appese alle pareti, le collezioni personali di Delacroix, le sue eleganti cassettiere in legno intarsiato con il necessaire da pittura, i diari personali, i quaderni di schizzi, i pennelli e le tavolozze fanno pensare che debba tornare a casa da un momento all’altro.

Delacroix

Eugène Delacroix si trasferì qui per questioni di lavoro: dieci anni prima aveva ricevuto l’incarico di decorare una cappella della chiesa di Saint-Sulpice, ma a causa di impegni pressanti, non aveva potuto dedicarsi alla commessa sino a quel momento. Ormai stanco e affaticato, sapeva di non poter sostenere quotidianamente il lungo tragitto dal precedente atelier alla chiesa, perciò fu felice di trovarne uno nuovo con l’aiuto di un amico, una sistemazione tranquilla e luminosa che faceva proprio al suo caso perché a poca distanza dalla cappella che doveva affrescare. Qui visse fino alla morte avvenuta il 18 agosto 1863.

La scala che si sale per accedere all’appartamento, proprio come un tempo faceva Delacroix e che mi piace tanto, la fece costruire lui e di lui parla: importante ma non sfacciata, elegante nella sua sobrietà, aperta sul mondo Delacroixesterno ma molto intima. Il muro rosso in alto sul pianerottolo e il busto del padrone di casa che vi si staglia imponente mettono un po’ in soggezione, ma basta penetrare nelle piccole sale per lasciare andare ogni tensione e immergersi nella vita quotidiana eppure grandiosa di quest’uomo eccezionale. L’appartamento è organizzato intorno a un piccolo corridoio su cui si aprono le stanze: la sala da pranzo, la camera e il salotto. Oggi ospitano le collezioni del museo: pitture, disegni, stampe, scritti di Delacroix e dei suoi ammiratori. L’ultima stanza, che un tempo era la sua biblioteca, conduce invece all’atelier e al giardino. Qui ci si può sedere a leggere, scrivere, guardare i video proposti dal museo o semplicemente fermarsi ad assaporare le sensazioni che le stanze precedenti hanno suscitato in noi prima di scendere le scale esterne e proseguire la visita.

Nel piccolo giardino circondato da mura, quello che lui stesso definiva il suo ermitage nel cuore di Parigi e che volle ricco di piante di varietà diverse, fece infatti costruire l’atelier, illuminato da una grande vetrata e da finestre più piccole. È il luogo più intimo e suggestivo dell’intero museo, quello dove ancora si respira il fervore creativo, la smania di capire, di migliorarsi, di innovare, la stessa che si legge nei suoi occhi scuri che guardano quelli dell’osservatore, sfidando il mondo.

Delacroix

Circa settant’anni dopo la morte, nel 1932, la sua casa divenne un museo grazie all’intervento di un gruppo eterogeneo composto da pittori, collezionisti e conservatori, spinti dall’ammirazione per il grande artista e dal rischio di demolizione che minacciava l’ultimo luogo in cui egli aveva lavorato e vissuto. Nessuno di loro lo aveva conosciuto o gli era in qualche modo legato, ma osservando e studiando le sue tele, leggendo i suoi diari, che erano stati pubblicati per la prima volta nel 1893, stimavano profondamente quest’uomo così grande, che nascondeva fragilità molto umane.

Nel 1971, il musée Delacroix divenne un museo nazionale e successivamente fu dichiarato monumento storico. Oggi è collegato al musée du Louvre, con tutti i benefici che ne conseguono e acquistando il biglietto d’ingresso in uno dei due musei, si entra gratuitamente nell’altro nello spazio di quarantott’ore. Un’occasione da non mancare, anche perché le opere esposte cambiano a seconda delle stagioni o dell’esposizione annuale, permettendo così di scoprirne di diverse a ogni nuova visita e di sollevare uno dei tanti veli che celano una personalità complessa dalle mille sfaccettature, nel tentativo di penetrare i segreti di quello sguardo indomito, che osserva impassibile noi ospiti moderni entrare nella sua casa.

 

Delacroix

 

Non andatevene prima di aver sostato a lungo nel piccolo giardino incantato: prendete dalla cesta di vimini uno dei libri messi gratuitamente a disposizione, mentre il sole del pomeriggio allunga le ombre degli alberi sulla facciata candida dell’atelier, sfuma i colori vellutati delle rose, ingentilisce il verde intenso della vite. Stare qui è riconciliarsi con il mondo, è ritrovare un po’ di pace, è riempirsi di bellezza per affrontare con energia la vita al di là di queste vecchie mura.

 

Delacroix

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *