Il Palais Royal, un’oasi di pace dal passato turbolento

Entrando al Palais Royal, si ha l’impressione di penetrare in un’oasi al centro di Parigi.

In mezzo a pietre bianche e giardini profumati, colonnati classici e sculture moderne, i turisti sono straordinariamente silenziosi e i parigini rilassati.

Si direbbe di aver varcato l’ingresso di un luogo fatato, dove il tempo si dilata e la pace regna incontrastata.

Le colonne di Buren al Palais Royal
Le colonne di Buren ©Frammenti di Parigi

Se foste passati di qui appena duecento anni fa, però, sareste stati di tutt’altra opinione.

Il Palais Royal nel XIX secolo era un luogo dalla reputazione torbida. Vi si praticava il gioco d’azzardo e le ragazze di mauvaise vie venivano qui a cercare clienti. Era un redditizio terreno di lavoro per i borseggiatori e un’inesauribile fonte d’ispirazione per gli scrittori.

Una specie di paradiso del vizio e della dissolutezza, insomma, dove Honoré de Balzac veniva a osservare la vita per raccontarla nella sua Comédie humaine.

Il cardinale Richelieu e il Palais Cardinal

Fu il potentissimo cardinale Richelieu ad acquistare nel 1624 l’Hôtel de Rambouillet, che era appartenuto ai marchesi d’Angennes prima e ai signori di Fresnes poi. La sua posizione era ideale, poiché si trovava nei pressi dei palazzi del Louvre e delle Tuileries, dove risiedeva la corte.

Il cardinale ne voleva fare un palazzo degno del suo ruolo e del suo prestigio.

Affidò i lavori di ampliamento a un nome di rilievo, l’architetto Lemercier, lo stesso della Sorbonne.

Il Palais Cardinal
Il Palais Cardinal, 1641ca.

Grazie all’impulso dato dal Cardinale, l’intero quartiere mutò rapidamente volto, in un crescendo di sfarzo e imponenza.

A dispetto della sua influenza, però, i lavori del Palais Cardinal si rivelarono lunghi e complicati.

Occorreva innanzitutto acquistare dai legittimi proprietari le parcelle di terreno, gli immobili e i palazzi circostanti, ma non sempre le contrattazioni erano facili e le controparti collaborative.

Il potere persuasivo di Richelieu ebbe comunque la meglio e il palazzo dei suoi sogni prese vita.

Palais Royal e dintorni nel 1692
Palais Royal e dintorni nel 1692- François d’Orbay
Source: gallica.bnf.fr/BnF

Gli appartamenti erano estremamente lussuosi, in particolare quello che Richelieu riservò alla regina, Anne d’Autriche, definito la merveille de Paris.

Il cardinale fece demolire anche una porzione delle antiche mura di Carlo V senza troppi rimorsi di coscienza, in modo da prolungare i giardini.

I migliori paesaggisti crearono viali ombreggiati di tigli e labirinti di bosso, di cui il giardino attuale conserva ancora i tracciati.

Viali alberati
I viali alberati ©Frammenti di Parigi

Ma non era abbastanza. Al Palais Cardinal, creato per ospitare le sue numerose collezioni d’arte, Richelieu volle anche due salon de théâthre, di cui uno è sopravvissuto fino ai giorni nostri, sfidando incendi e rivoluzioni.

È la salle Richelieu, sede della Comédie-Française dal 1799.

Da Palais Cardinal a Palais Royal

Richelieu lasciò in eredità il suo amato palazzo a Louis XIII. Nel 1643 la vedova Anne d’Autriche e il giovane re Louis XIV vi si stabilirono, lasciando il tetro Louvre e i complotti di corte, che imperversarono durante tutto il periodo della Reggenza.

Il nome del palazzo mutò allora in Palais Royal. Qualche anno più tardi il re ne fece dono al fratello Philippe d’Orleans e da quel momento passò nella linea ereditaria del ramo cadetto dei Bourbon.

Nel XVIII secolo suo figlio, Philippe II d’Orleans, che governava la Francia in attesa che Louis XV avesse l’età per essere incoronato re, vi riceveva dame di dubbia virtù per serate libertine lontano dalla corte. O almeno così si diceva.

Philippe Égalité e la Rivoluzione

Alla vigilia della Rivoluzione, nel 1781, Louis Philippe, pronipote del Reggente, detto Égalité per l’appoggio dato alle nuove idee politiche, sommerso dai debiti, decise di circondare il giardino di edifici da poter affittare.

L’architetto Louis Victor disegnò le facciate e i portici ad arco che possiamo vedere ancora oggi.

Portici del Palais Royal
I portici ©Frammenti di Parigi

I fondi al piano terra furono affittati a negozianti (alcune insegne storiche esistono ancora), mentre i piani superiori furono divisi in appartamenti.

Il Palais Royal divenne un luogo di libertà d’espressione, aperto al pubblico: caffè e ristoranti eleganti, spettacoli teatrali, boutique di lusso e persino un casinò attiravano parigini e forestieri.

Un insegna antica
Insegne antiche ©Frammenti di Parigi

Fu proprio qui che Camille Desmoulins chiamò i concittadini all’insurrezione il 12 luglio 1789, all’indomani del licenziamento del ministro delle finanze Necker, giudicato dal re “troppo condiscendente con gli Stati Generali”.

Col tempo, alle attività lecite si affiancarono quelle illecite, in uno strano mélange che ha fatto di questo luogo l’emblema della vita moderna, con le sue bellezze e le sue miserie.

Il Palais Royal oggi

Oggi il Palais Royal è proprietà dello Stato, che ne ha fatto la sede del Ministero della cultura, del Consiglio di stato e quello costituzionale.

Non è quindi possibile visitarlo, se non in occasione delle Journées du patrimoine, ma vi basterà varcare il cancello scuro con le punte dorate per entrare in sintonia con lo spirito di questo palazzo, che finalmente ha ritrovato la solennità di un tempo.

Giardino del Palais Royal
I giardini ©Frammenti di Parigi

Passeggiando nei giardini, vedrete persone che praticano il tai chi tra gli alberi a occhi chiusi, in armonia con la natura che le circonda; coppie di innamorati abbracciati sulle panchine nei giardinetti centrali, più intimi; fotografi che si muovono con passo felpato in cerca di uno scatto originale, scrittori solitari dall’aria scontrosa; amanti del sole sdraiati sulle poltroncine con i piedi appoggiati alla fontana e irriducibili del jogging, che infaticabili e sudati corrono seguendo il perimetro del giardino.

Sedetevi anche voi e cercate con lo sguardo la finestra da dove Colette osservava questo villaggio nella città, che era per lei il Palais Royal (clic qui per l’articolo).

Si trova al primo piano, al 93 della Galerie de Beaujolais: una stella intrecciata a una C segnala discretamente il luogo.

L’heure de la fin des découvertes ne sonne jamais

diceva Sidonie-Gabrielle Colette, che ha saputo vivere intensamente ogni momento della sua vita.

Allée Colette al Palais Royal
©Frammenti di Parigi

Camminando tra queste mura, circondati dall’eco della storia, dal desiderio impellente di libertà e di uguaglianza che trasuda dalle pietre chiare, sentirete anche voi che le cose da scoprire sono ancora tante.

E per una visita virtuale degli interni, clic qui.

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