Il Palais Royal, un’oasi di pace dal passato turbolento

Entrando al Palais Royal si ha l’impressione di penetrare in una specie di oasi protetta al centro di Parigi, fatta di pietre bianche e giardini profumati, colonnati classici e sculture moderne, dove i turisti sono straordinariamente silenziosi e i parigini rilassati. Si direbbe di aver varcato l’ingresso di un luogo fatato, dove il tempo si dilata e la pace regna incontrastata.

Palais Royal

Se invece foste passati di qui appena duecento anni fa, sareste stati di tutt’altra opinione. Il Palais Royal nel XIX secolo era un luogo dalla reputazione torbida, dove si praticava il gioco d’azzardo e le ragazze di “mauvaise vie” venivano a cercare clienti, era un redditizio terreno di lavoro per i borseggiatori e un’inesauribile fonte d’ispirazione per gli scrittori, una specie di paradiso del vizio e della dissolutezza, insomma, dove anche Honoré de Balzac veniva a osservare la vita per raccontarla nella sua “Comédie humaine”.

Fu il potentissimo cardinale Richelieu ad acquistare nel 1624 l’Hôtel d’Angennes, vicino al Louvre e alle Tuileries, dove risiedeva la corte, per farne un palazzo degno del suo ruolo e del suo prestigio. Affidò i lavori di ampliamento a un nome di rilievo, l’architetto Lemercier, lo stesso della Sorbonne.

Grazie all’impulso dato dal Cardinale, l’intero quartiere mutò rapidamente volto, in un crescendo di sfarzo e imponenza. A dispetto della sua potenza, però, i lavori si rivelarono lunghi e complicati: occorreva innanzitutto acquistare dai legittimi proprietari le parcelle di terreno, gli immobili e i palazzi circostanti, ma non sempre le contrattazioni erano facili e le controparti collaborative. Il potere persuasivo di Richelieu ebbe comunque la meglio e il palazzo dei suoi sogni prese vita. Gli appartamenti erano estremamente lussuosi, in particolare quello che riservò alla regina, Anne d’Autriche, che fu definito la “merveille de Paris”.

Palais RoyalBisognoso di spazio, il cardinale fece demolire anche una porzione delle antiche mura di Carlo V senza troppi rimorsi di coscienza, in modo da prolungare i giardini: qui i migliori paesaggisti crearono viali ombreggiati di tigli e labirinti di bosso, di cui il giardino attuale conserva ancora i tracciati.

Ma non era abbastanza. Al Palais Cardinal, creato per ospitare le sue numerose collezioni d’arte, Richelieu fece aggiungere anche due salon de théâthre, di cui uno è sopravvissuto fino ai giorni nostri, la Comedie française che, a dispetto di incendi e rivolgimenti storici, risiede qui da almeno tre secoli.

Alla sua morte, Richelieu lasciò il suo amato palazzo in eredità a Louis XIII. Nel 1643 la vedova Anne d’Autriche e il giovane re Louis XIV vi si stabilirono, lasciando il triste Louvre e i complotti di corte, che imperversarono durante tutto il periodo della Reggenza. Il nome del palazzo mutò allora in Palais Royale. Qualche anno più tardi il re ne fece dono al fratello, Philippe d’Orleans e da quel momento passò nella linea ereditaria del ramo cadetto dei Bourbon.

Nel XVIII secolo suo figlio, Philippe II d’Orleans, che governava la Francia in attesa che Louis XV avesse l’età per essere incoronato re, vi riceveva dame di dubbia virtù per serate libertine lontano dalla corte. O almeno così si diceva. Pare infatti che il Reggente fosse un cultore dei piaceri della vita.

Alla vigilia della Rivoluzione, nel 1871, il pronipote Louis Philippe, detto Égalité a causa del suo aperto appoggio alle nuove idee politiche, sommerso dai debiti decise di circondare il giardino di edifici. L’architetto Louis Victor disegnò allora le facciate e i portici ad arco che possiamo vedere ancora oggi. I fondi al piano terra Palais Royalfurono affittati a negozianti (ancora oggi sopravvivono insegne storiche e negozi molto simili a quelli di allora), mentre i piani superiori furono divisi in appartamenti. Il Palais Royal divenne un luogo di libertà d’espressione, aperto al pubblico: caffè e ristoranti eleganti, spettacoli teatrali, boutique di lusso e un casinò, che attiravano parigini e forestieri.

Fu proprio qui che Camille Desmoulins chiamò i suoi concittadini all’insurrezione il 12 luglio 1789, all’indomani del licenziamento del ministro delle finanze Necker, giudicato dal re “troppo condiscendente con gli stati generali”.

Col tempo, alle attività lecite si sono affiancate quelle illecite, in uno strano mélange che ha fatto di questo luogo l’emblema della vita moderna, con le sue bellezze e le sue miserie.

Oggi il Palais Royal è proprietà dello Stato: qui hanno sede il ministero della cultura, il consiglio di stato e quello costituzionale. Non è possibile visitarlo, se non in occasione delle Journées du patrimoine, ma vi basterà varcare il cancello scuro con le punte dorate per entrare in sintonia con lo spirito di questo palazzo, che finalmente ha ritrovato la solennità di un tempo.

Passeggiando nei giardini non vi sarà difficile trovare persone che praticano il tai chi tra gli alberi, con gli occhi chiusi, concentrati, in completa sintonia con la natura che li circonda o coppie di innamorati abbracciati sulle panchine negli intimi giardinetti centrali; fotografi che si muovono con passo felpato in cerca di uno scatto sensazionale e solitari scrittori dall’aria scontrosa; patiti del sole sdraiati sulle poltroncine con i piedi appoggiati alla fontana e irriducibili del jogging, che infaticabili e sudati corrono seguendo il perimetro del giardino. Tutto qui convive in armonia.

Sedetevi anche voi e cercate con lo sguardo la finestra da dove Colette osservava questo “villaggio nella città”, che era per lei il Palais Royal. Si trova al primo piano, sopra il numero 93 nella Galerie de Beaujolais: una stella intrecciata a una “c” segnala discretamente il luogo.

L’heure de la fin des découvertes ne sonne jamais

“L’ora della fine delle scoperte non suonerà mai”, così diceva la scrittrice che ha saputo vivere intensamente ogni momento della sua vita.

Camminando tra queste mura, circondati dall’eco della storia, dal desiderio violento di libertà e di uguaglianza che trasuda dalle pietre chiare, sentirete anche voi che le cose da scoprire sono ancora tante. Per fortuna.

 

Palais Royal

 

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