I bouquinistes, piccole librerie en plein air

Le scatole verdi dei bouquinistes si stiracchiano al sole, lasciando che il vento d’autunno scompigli le pagine un po’ ingiallite di vecchie riviste ormai introvabili. Folate impazienti fanno fremere le stampe appese tutt’intorno, mentre i libri si stringono gli uni agli altri rabbrividendo di piacere.

Il vento porta con sé l’odore della Senna, della terra bagnata di giardini segreti, il profumo del pane appena sfornato da una boulangerie che non riesco a vedere, nascosta dalle facciate candide affacciate sul fiume.

Fa volteggiare le foglie dorate in un valzer spensierato, poi le adagia dolcemente sulle acque imbronciate della Senna, che chissà dove le porterà.

I bouquinistes di fronte alla Conciergerie

Parigi, il fiume e i bouquinistes. Poesia senza parole. Triangolo amoroso che va avanti da secoli con la passione di sempre. Vivace cartolina animata piena di colore, che pian piano sbiadisce. Si trasforma in una fotografia in bianco e nero, mi prende per mano e mi invita a un viaggio a ritroso nel tempo.

Venite con me?

Un po’ di storia

Nel XVI secolo, i bouquinistes erano venditori ambulanti che giravano per la città con il loro paniere pieno di tesori appeso al collo. Al tempo, esisteva anche un’altra categoria di librai a cielo aperto, gli “estaleurs”, a vocazione più sedentaria.

Gli estaleurs allestivano tavolini sorretti da cavalletti su quei pochi quais in muratura che esistevano allora e lì trascorrevano la giornata. In mancanza di cavalletti, esponevano la loro merce direttamente a terra, adagiata su di un telo.

Una volta terminato il Pont Neuf, nel 1606 (clic qui per la storia), gli estaleurs allargarono la loro zona di vendita a quella che divenne una delle vie più commerciali di Parigi.

Il pont Neuf- Karl Ludwig Zehender, 1777
Musée Carnavalet

Nel 1649, però, dietro le insistenze dei librai ufficiali, un regolamento vietò l’esposizione di libri sul Pont Neuf, proprio dove la vendita di pamphlet politici e religiosi aveva raggiunto vette insperate.

L’ombra della censura si allungò sugli antenati dei bouquinistes, che facevano fortuna con i libri proibiti.

Si dovrà attendere il Primo impero perché la situazione si evolva. I quais al tempo erano per lo più in muratura e gli estaleurs potevano lavorare agevolmente, riconosciuti dall’amministrazione cittadina.

Nel 1859 vide la luce un primo regolamento a loro dedicato, ma non avevano ancora il permesso lasciare la merce in loco durante la notte.

Bouquiniste, quai de Conti. Paris (VIème arr.).
Photographie d’Eugène Atget (1857-1927) Paris, Musée Carnavalet.

Nel 1866, quelli che ormai erano chiamati da tutti bouquinistes si scontrarono con il barone Hausmann, determinato a liberare i quais de Seine dalla loro presenza.

I bouquinistes fecero perorare la loro causa da Paul Lacroix, noto e apprezzato bibliofilo, conosciuto sotto lo pseudonimo di Jacob, che si rivolse direttamente all’imperatore Napoleone III.

Fu un successo. I bouquinistes ottennero il permesso di restare sui quais, le loro boîtes furono ufficializzate, con l’autorizzazione a lasciare la merce sul luogo di vendita anche durante le ore di chiusura.

Al tempo potevano occupare dieci metri di quai, ridotti a otto con un decreto nel 1943.

Le boîtes verdi

Prima dell’autorizzazione a lasciare la merce in loco, i bouquinistes esponevano i libri in casse di legno facilmente impilabili e trasportabili.

I bouquinistes a cavallo tra due secoli
Le bouquiniste Chonmoru, quai des Grands-Augustins. Paris (VIème arr.), vers 1900. Photographie de Louis Vert (1865-1924). Paris, musée Carnavalet.

Successivamente, vide la luce la scatola con coperchio, da poter chiudere durante la notte con un robusto lucchetto.

Ma scatole di forme e colori diversi rovinavano un po’ l’armonia d’insieme. Fu così che verso il 1900 si stabilì che le boîtes dovessero essere “vert wagon”, in riferimento ai primi vagoni della metropolitana, lo stesso colore usato per le fontane Wallace e le colonne Morris. Inoltre, il coperchio sollevato non doveva superare i due metri e dieci centimetri di altezza dal suolo, per lasciare la vista libera.

Bouquinistes o ouvre-boîtes?

I bouquinistes, con quell’ aria un po’ bohémienne e lo sguardo sognante, sono grandi conoscitori di libri. Tra le loro file, annoverano specialisti del romanzo poliziesco, di fantascienza, di fumetti, ma anche di stampe d’epoca, e puntigliosi appassionati di storia e di filosofia.

Se vi capiterà di fare una chiacchierata con un bouquiniste mentre frugate tra i libri, cogliete al volo l’occasione: alcuni si raccontano volentieri ed è un privilegio ascoltarli parlare con passione del loro antico mestiere.

Mai confondere i bouquinistes con gli ouvre-boîtes, termine alquanto pittoresco che designa i loro dipendenti. In questo caso, non si tratta di gente del mestiere, ma di semplici venditori, poco inclini alla conversazione e il più delle volte scocciati.

Ma del resto, le condizioni di lavoro non sono delle più agevoli, bisogna capirli.

Il bouquin

In francese, bouquin è il modo familiare per indicare un libro. Si deve risalire fino al 1459 per vedere questa parola stampata per la prima volta: boucquain. Le lettere di troppo scompariranno alla fine del XVI secolo.

Pare che derivi dal fiammingo boeckin, che significa piccolo libro, nel senso di un libro di poco valore.

Il termine bouquiniste fece la sua comparsa per la prima volta nel Dictionnaire de Trevoux nel 1752, con la seguente definizione:

qui se dit des vendeurs de vieux livres, de bouquins

Curiosità

I bouquinistes non pagano tasse e neppure l’affitto delle boîtes, ma devono scrupolosamente seguire il regolamento stabilito dalla Ville de Paris.

I posti vacanti sono attribuiti dal municipio e la concessione ha una durata di cinque anni. I bouquinistes hanno l’obbligo di aprire le loro boîtes, un massimo di quattro per ciascuno, almeno quattro giorni a settimana, salvo condizioni meteorologiche avverse e devono occuparsi di mantenerle in buono stato, intervenendo laddove sia necessario.

È autorizzata la sola vendita di libri antichi e d’occasione, vecchi documenti e stampe. Ma in una sola delle quattro boîtes, si possono vendere anche monete, medaglie, timbri antichi, cartoline, piccola oggettistica da rigattiere o souvenir, fermo restando che un bouquiniste deve essere fondamentalmente un venditore di libri.

Itinerario

Flâner sui quais è un esercizio impegnativo, almeno per me. Non so mai decidermi se ficcare il naso tra i libri che mi strizzano l’occhio dalle boîtes verdi, perdermi nella contemplazione di alcuni tra i monumenti più belli di Parigi, oppure osservare le persone che mi circondano. Adoro cogliere sguardi, soffermarmi sui gesti, immaginare storie dietro un volto.

E ora capite perché le mie passeggiate non finiscono mai.

Vale davvero la pena di percorrere i tre chilometri e più sulle due rive del fiume. A uno sguardo attento non sfuggirà che i bouquinistes si assomigliano, ma in realtà sono molto diversi tra loro.

La Mairie de Paris ha preparato una coloratissima cartina con l’itinerario da seguire, che può essere d’ispirazione alle vostre flânerie tra i libri.

I quais occupati dai bouquinistes

Cosa sarebbero i quais de Seine senza le scatole verdi maltrattate dalle intemperie, un po’ aperte, un po’ chiuse, straripanti di libri di seconda mano alla ricerca di una nuova vita?

Tocco di colore in una giornata grigia, allegro contrasto con gli alberi spogli durante l’inverno. Un invito costante ad abbondonarsi al piacere di chiner, per tornare a casa con il sorriso sulle labbra e qualcosa di inaspettato, spesso sorprendente, nella borsa.

Non so voi, ma io Parigi senza i bouquinistes non riesco proprio a immaginarla.

I bouquinistes del Quai de Conti

Qui il link a Visites privées, una trasmissione televisiva che seguo spesso, con un servizio sui bouquinistes.

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