La bûche de Noël: da ceppo d’albero a dessert

Passeggiando per Parigi in questi giorni, è impossibile restare immuni al fascino delle vetrine delle pasticcerie, che traboccano letteralmente di bûche de Noël. Ce ne sono anche di monoporzione, il che è grave, gravissimo. Un attentato deliberato alla mia dieta prenatalizia. Sigh!

bûche de Noël monoporzione

Circondata da tutto questo bendidio, che occhieggia invitante e canta a squarciagola è Natale, è Natale (ma lo sento solo io il coro delle bûches?), mi chiedevo il perché dell’insana passione dei francesi per questo dessert, signore indiscusso delle tavole natalizie, perfido rotolino cremoso dall’aria ingenua che, una volta assaggiato, crea una specie di dipendenza, oltre a produrre l’indesiderato effetto di accrescere altri rotolini, quelli di ciccia.

Le origini della bûche de Noël si perdono nella notte dei tempi e per trovarne traccia dobbiamo dirigerci un po’ più a nord. In età pagana, i popoli scandinavi e germanici celebravano il solstizio d’inverno, che segnava l’arrivo del lungo e rigido periodo invernale, facendo bruciare un ceppo di legno per più giorni.

Con la cristianizzazione, la tradizione si diffuse, arricchendosi di nuovi significati. La vigilia di Natale tutta la famiglia si riuniva attorno al focolare per bruciare un grosso tronco, che avrebbe dovuto durare possibilmente fino al nuovo anno.

Nel sud della Francia, il ceppo doveva provenire da un albero di prugne, da un ciliegio o da un olivo, in modo che garantisse un buon raccolto per l’anno successivo. Nel nord del paese, invece, si usavano la quercia o il faggio, poiché le ghiande e le faggine erano parte della dieta.

L’olivo

Prima di accendere il fuoco, rigorosamente con i tizzoni del tronco dell’anno precedente, il ceppo era benedetto dal capofamiglia con un ramo di bosso o di alloro, colto durante la domenica delle palme. Mentre bruciava, si versava sul ceppo del vino per assicurare una buona vendemmia, o vi si spargeva sopra del sale per proteggersi dai malefici.

Si conservavano i tizzoni, che non solo sarebbero serviti ad accendere il ceppo del Natale successivo, ma anche a proteggere la casa dal fulmine o dal diavolo. Le ceneri erano sparse nei campi per fertilizzare la terra, mentre il carbone si usava durante l’anno per preparare dei rimedi.

La quercia

Non si sa in che modo da grosso pezzo di legno la bûche sia diventata un dessert. Pare che la sua invenzione risalga al XIX secolo, ma non è possibile attribuire con certezza la paternità del rotolino traditore. Alcune fonti sostengono che il creatore fu un apprendista pasticcere di Saint-Germain-des-Prés, nel 1834. Altri giurano che la bûche de Noël sia nata nel 1860 nelle cucine del cioccolatiere Felix Bonnat, in quel di Lyon. O se preferite, fu Pierre Lacam, gelataio del principe Charles III de Monaco, a inventarla nel 1898.

Comunque la mettiamo, la bûche de Noël divenne nazional popolare solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Bûche de Noël “Vigne enchantée”, The Peninsula Hotel

In origine il dessert icona del Natale era costituito da un biscuit génoise, spalmato generosamente di crema al burro profumata al caffè, o al cioccolato, oppure al Grand Marnier, che veniva poi arrotolato su se stesso per dare l’illusione di un tronchetto. Infine lo si ricopriva con altra crema al burro, ma stavolta con l’ausilio di una tasca da pasticcere e di una bocchetta “chemin de fer”, per imitare la corteccia.

Oggi vanno molto di moda le “bûches fantaisies”, che non sono arrotolate, ma cotte in uno stampo, ripiene di creme altrettanto fantasiose. E spazio alla fantasia anche per le decorazioni, che talvolta sfiorano l’eccentricità.

A Parigi, ogni anno prima di Natale, si scatena tra gli chefs pâtissiers una competizione pacifica (più o meno) per creare la bûche de Noël più bella e originale, la cosiddetta bûche signature, che ha il difficile compito di rappresentare lo stile della maison.

Il mio premio personale va allo chef pâtissier Yann Couvreur, che per la sua bûche de Noël 2019 si è ispirato al suo gatto, un pigrone che se ne sta tutto il giorno sul divano a dormicchiare.

bûche de Noël renard di Yann Couvreur

Castagne, nocciole, caffè e cioccolato per una bûche molto elegante, che al posto del micio ha una volpe, il simbolo di Couvreur, adagiata su un invitante tronchetto.

bûche de Noël di Yann Couvreur

C’è anche chi ha trasformato la bûche in una teiera, in una serie di libri, in un giardino alla francese e vi risparmio il resto, perché mi sembra che il desiderio di originalità faccia perdere la bussola ai geniali pasticceri francesi.

bûche de Noël théière
Bûche de Noël de l’Hôtel du Collectionneur

Se volete divertirvi a scoprire le bûche de Noël più belle, cliccate qui. Oppure qui per quelle più originali, raccontate direttamente dai loro creatori. Almeno in video, le calorie non contano, ma non rispondo degli effetti collaterali che potrebbero insorgere, per esempio l’impellente bisogno di uscire di casa alla ricerca di una bûche de Noël tutta vostra.

E a questo punto, bûche o no, non mi resta che augurarvi uno splendido Natale, carissimi amici di Frammenti di Parigi, ovunque voi siate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *