La cattedrale alchemica: uno sguardo diverso sulla facciata di Notre Dame

Durante la bella stagione, il momento migliore per ammirare la cattedrale di Notre Dame è il tardo pomeriggio, quando i raggi obliqui del sole accarezzano la facciata, scaldando le pietre chiare di una dolce luce ambrata. A seconda del punto da cui la si osserva, le vetrate scure scintillano come diamanti e le ombre delle statue e degli aggetti disegnano nuovi ornamenti sul suo volto così familiare. Il sole, poi, non ancora pago delle sue carezze, penetra all’interno, nelle navate scure, attraverso il portale di Sant’Anna, ancora aperto sulla città, in un ultimo, tenero bacio prima del tramonto.

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Spesso mi siedo in fondo al piazzale a contemplare la danza di questi due maestosi innamorati, il sole e la cattedrale, stretti in un abbraccio languido, passionale, come in un tango. Ieri sera, installata nel mio solito punto di osservazione, tra un allegro gruppo di turisti spagnoli e un taciturno signore, reduce da una visita a Shakespeare &Co., mi è venuto in mente che per guardare veramente la facciata della cattedrale c’è bisogno di tempo, di molto, molto tempo.

La visione d’insieme, quella che si ha passandoci davanti o attendendo il proprio turno per entrare, suscita un’emozione che nasce nel profondo del cuore, l’avrete senz’altro provata anche voi; apprezzarne i particolari, invece, riempie di stupore, di meraviglia e accende la curiosità. Che cosa rappresentano quelle strane figure che ornano i portali? La storia dell’arte e anche la tradizione cristiana ci raccontano molto, ma ci sono alcuni bassorilievi che sfuggono a ogni interpretazione, restando muti davanti al nostro sguardo.

Ecco perché oggi vi propongo di abbandonare la vostra guida turistica, quella un po’ stropicciata che vi portate dietro ogni volta che venite a Parigi, e di vestire i panni di un apprendista alchimista, per partire alla scoperta dei segreti di questo grande libro di pietra assieme al celebre e altrettanto misterioso ermetista Fulcanelli.

Immaginate la cattedrale dalla facciata policroma ergersi al centro di una caotica Parigi medievale, dove i ponti sono affollati di case dai tetti spioventi, le strade sono strette e poco luminose e il ritmo della giornata è scandito dai campanili, che suonano le ore canoniche. In questa Parigi, ogni giorno di Saturno, ovvero ogni sabato, gli alchimisti si riunivano sulla piazza davanti a Notre Dame, o si davano appuntamento nei pressi della Porta rossa, che si apre sulla facciata nord (piccolo capolavoro che merita senz’altro una visita) per discutere della loro scienza, per scambiare esperienze o tentare nuove interpretazioni di quanto era stato scritto nella pietra dai costruttori della cattedrale.

 

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Undici gradini e solo un piccolo piazzale separavano Notre Dame dalle costruzioni circostanti. Il sagrato su cui camminiamo oggi non esisteva: la cattedrale era chiusa da edifici che le si stringevano intorno e aveva bisogno delle sue torri per innalzarsi sull’abitato.

Se volete avere un’idea di come fosse la piazza prima della, diciamo, riqualificazione urbanistica ottocentesca (che ha raso al suolo abitazioni risalenti al XV secolo e l’antico Hôtel Dieu…), guardate la pavimentazione attuale: alcune lastre di colore diverso indicano il perimetro dei fabbricati abbattuti.

Ma avviciniamoci al portale principale, quello del Giudizio universale. Osservate la colonna centrale: qui, ci dice Fulcanelli, sono rappresentate le scienze medievali, tra cui, in primo piano, l’Alchimia: è raffigurata da una donna che tiene con la mano sinistra uno scettro, simbolo di potere, e nella destra ha due libri, uno aperto, per indicare il sapere essoterico, e l’altro chiuso, per la conoscenza esoterica. Appoggiata al suo petto, una scala con nove gradini, la scala philosophorum, richiamo alla pazienza che devono possedere gli adepti durante le nove operazioni successive dell’opera alchemica.

 

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Lo stilobate (il basamento) a destra e a sinistra del portale, che si sviluppa su due livelli, è tutto dedicato all’alchimia e indica le operazioni da compiere per ottenere l’Elisir, a patto di saper interpretare correttamente le allegorie che vi sono raffigurate.

Nella fila inferiore ci sono dodici medaglioni, sei per lato, che rappresentano alcune scene; in quella superiore si vedono invece dodici figure, ancora sei per lato, ciascuna con uno scudo in mano.

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Guardate con attenzione le immagini scolpite negli scudi, vi appariranno in tutta la loro singolarità: nel primo  a sinistra è raffigurato un corvo, nel secondo un caduceo, e poi a seguire il fuoco con una salamandra, un orifiamma a tre punte e infine una croce. Ciascuna di queste figure ha, secondo Fulcanelli, un preciso significato alchemico.

Il corvo, per esempio, simboleggia il colore nero, che compare nella fase della putrefazione, e a più ripresecattedrale durante l’Opera. Il caduceo è il mercurio filosofico, la salamandra nel fuoco la calcinazione. L’orifiamma a tre punte indica, invece, i tre stadi dell’Opera: il nero, e cioè le tenebre, il caos primitivo, il bianco, la luce che segue alla notte, la purezza, l’innocenza, e infine il rosso, il primato dello Spirito sulla materia, il fuoco. Ognuno dei bassorilievi dello stilobate rappresenta un diverso momento della grande Opera, che Fulcanelli descrive nel suo libro “Il mistero delle cattedrali”, alla cui lettura vi rimando se volete saperne di più.

cattedraleA nord della facciata troviamo il portale della Vergine. Al centro del timpano, sulla cornice mediana, è scolpito un sarcofago decorato da sette cerchi. Sono i sette metalli planetari.

 

 

Ecco la citazione di Fulcanelli a questo proposito:

Le Soleil marque l’or, le vif argent Mercure;

Ce qu’est Saturne au plomb, Venus est à l’airain;

la Lune de l’argent, Jupiter de l’étain,

et Mars du fer sont la figure

La cabala intellettiva (manoscritto della Bibliothéque de l’Arsenal)

 

(il Sole contraddistingue l’oro, l’argento vivo Mercurio;

Saturno sta al piombo, come Venere al bronzo;

la Luna dell’argento, Giove dello stagno,

e Marte del ferro sono la rappresentazione)

 

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Anticamente, nella parte sinistra del portale, era scolpito un corvo, il principale simbolo alchemico. La leggenda vuole che Guillaume de Paris, vescovo della città e insigne studioso, avesse nascosto la pietra filosofale in una delle colonne della navata centrale e che il punto esatto fosse indicato dallo sguardo del corvo, che dall’esterno sorvegliava il suo prezioso tesoro.

cattedraleNelle due colonnine che sostengono il timpano, sono rappresentati i segni zodiacali: a sinistra, dal basso verso l’alto vediamo ariete, toro e gemelli, i mesi primaverili, che indicano l’inizio del lavoro e il tempo propizio alle operazioni; ma noterete che dopo i gemelli è raffigurato il leone e non il cancro, che invece è finito dalla parte opposta. Secondo Fulcanelli i costruttori hanno voluto indicare in questo modo la congiunzione del fermento filosofico, detto leone, con il composto mercuriale, unione che si devecattedrale compiere verso il quarto mese della prima Opera.

Tanti sono in questo portale i simboli alchemici che descrive Fulcanelli, ma sarebbe troppo lungo e complicato spiegarli qui, perciò lascio a voi il piacere di scoprirli.

E infine qualche parola anche sul portale di Sant’Anna, sul lato sud della facciata. Nella colonna al centro è raffigurato San Marcello, vescovo di Parigi, nell’atto di infilzare un drago, scolpito ai suoi piedi. Sembra che i restauri ottocenteschi abbiano completamente stravolto lo spirito alchemico di questa statua, il cui originale è conservato, per fortuna, al musée du Moyen âge, seppure in cattivo stato.

Secondo Fulcanelli, indica le due vie dell’Opera, la via secca e la via umida, su cui molto ci sarebbe da discutere e credo che gli eredi degli alchimisti medievali stiano ancora oggi dibattendo in proposito.

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Si potrebbe leggere ancora molto nelle pietre di Notre Dame, ma purtroppo ne abbiamo persa la capacità. Però, sono certa che, quando vi capiterà di passare di nuovo davanti alla cattedrale, vi fermerete a osservare da vicino i particolari della facciata, anche solo per rendere omaggio a quei costruttori che le hanno dedicato la loro vita, scolpendo questa pietra con amore e passione.

E anche se non siamo in grado di comprendere chiaramente il loro messaggio, credo che  un po’ dello spirito dei costruttori alberghi ancora in noi, perché in fondo, ciascuno a suo modo, alchimisti lo siamo tutti.

Nella nostra cucina, davanti a una pagina bianca o a una tela immacolata, a uno strumento muto, a un bimbo che piange o a un collega arrabbiato, con pazienza e dedizione, usiamo ciò che più ci è congeniale, ci avvaliamo dei nostri talenti, per percorrere la strada che conduce alla scoperta della pietra filosofale sepolta dentro di noi. Perciò, auguro buon lavoro a tutti, amici alchimisti!

(E se vi va di rileggere l’articolo sulla storia di Notre Dame, ecco qui il link)

 

 

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