L’Hôtel Salé, il palazzo “salato” che ospita il museo Picasso

L’Hôtel Salé, austero e imponente hôtel particulier tra i più grandi e belli del Marais, è stato una delle mie prime scoperte arrivando a Parigi. Allora non era ancora stato restaurato e il tempo aveva posato il suo manto grigio sulle pietre chiare e tolto lucentezza alle lastre di ardesia del tetto. Ciò nonostante calamitava lo sguardo di chi passava per la rue Vieille du Temple e imponeva una sosta per ammirare il rigore e l’eleganza della sua facciata, la simmetria perfetta di linee e volumi. A stuzzicare la curiosità, poi, c’era questo appellativo inconsueto per un palazzo nobiliare, che solitamente porta il nome della famiglia che lo ha fatto costruire o che vi ha abitato per lungo tempo: io di hôtel “salati” non avevo mai sentito parlare. Ho scoperto così che i parigini lo avevano soprannominato “salé” perché apparteneva a un esattore delle imposte, Pierre Aubert, che riscuoteva in nome del re la tassa sul sale.

Hôtel Salé

Monsieur Aubert aveva fatto fortuna tra gli anni trenta e quaranta del seicento grazie a qualche manovra audace e a un matrimonio molto favorevole, che gli aveva permesso di acquistare uffici importanti (al tempo le cariche si compravano con denaro sonante). Raggiunto un discreto successo, decise di concedersi il lusso di un palazzo. Scelse un quartiere “emergente”, il Marais, e vi acquistò alcuni terreni coltivati che appartenevano all’Hôpital Saint-Gervais. Ancora oggi ritroviamo traccia di queste “colture” nel nome di una delle vie che delimitano l’Hôtel Salé, la rue des Coutures Saint-Gervais, dove la parola coutures sta per cultures. I lavori si protrassero per tre anni, dal 1656 al 1659 sotto la guida dell’architetto Jean Boullié de Bourges, che volle assecondare le manie di grandezza del committente, costruendo qualcosa di molto vicino a uno château.

Hôtel Salé

Nello stesso periodo fervevano i lavori di costruzione di Vaux-le-Vicomte, il castello che servì da modello alla reggia di Versailles e che accelerò inesorabilmente la caduta del suo proprietario, Nicolas Fouquet,  sovrintendente alle finanze del re (una specie di potentissimo ministro dell’economia), colpevole tra le altre cose di aver fatto ombra all’uomo più potente di Francia, Luigi XIV. Una caduta tira l’altra ed ecco che anche Pierre Aubert, che di Fouquet era un protetto, dovrà abbandonare i suoi sogni di gloria e con essi il suo palazzo, che subì uno strano destino. I creditori di Aubert se lo contesero per sessant’anni, poi passò di mano in mano e all’interno delle sue mura abitarono per lo più degli affittuari. Tra i più illustri troviamo l’ambasciatore dellaHôtel Salé Repubblica di Venezia, che una notte di febbraio del 1671 si trovò in strada davanti all’ingresso, in rue de Thorigny, assieme ai vicini mezzi nudi, che erano fuggiti in fretta e furia dalle loro abitazioni a causa di un incendio. La sagace Madame de Sévigné, tra gli sfollati di quella notte, in una lettera alla figlia racconta che il signor ambasciatore in veste da camera e parrucca aveva conservato intatta tutta la dignità della Serenissima, nonostante le circostanze, mentre il suo segretario aveva offerto un ben più misero spettacolo, mostrando agli astanti il petto nudo che, ahimè, non aveva un granché di eroico, ma era piuttosto bianco e grassoccio.

L’Hôtel Salé, come vi dicevo, è stato completamente restaurato di recente; dal 1985 ospita il museo Picasso, con la più ricca collezione al mondo di opere dell’artista, che appartengono a tutti i suoi “periodi”.

Hôtel Salé

Percorrendone le stanze, penso che questa struttura così rigorosa sia il posto perfetto per fare da sfondo alle forti emozioni che Picasso riesce a suscitare: accompagna, non si impone.

Se l’esterno del palazzo è possente e severo, infatti, gli interni non sono da meno. La grande scala d’onore è unHôtel Salé incanto con i suoi stucchi , i pieni e i vuoti degli ampi volumi, i pavimenti a scacchi, la luce che irrompe dall’esterno, sapientemente modulata dalle grandi finestre, la balaustra in ferro battuto con motivi floreali: ogni elemento gioca con le ombre, in un perenne rincorrersi di chiaro e scuro. Qui niente è eccessivo, tutto è terribilmente elegante. Ogni più piccolo angolo dell’Hôtel Salé merita di essere esplorato, dalle nude cantine fino al sottotetto punteggiato di travi scure, che creano intrecci affascinanti. Su muri bianchi le opere di Picasso ci accompagnano per mano lungo la sua vita, mostrando i mille volti di una personalità complessa, che ha saputo trasportare nei suoi quadri, nelle sue sculture l’immensa luce che celava nel cuore.

Hôtel Salé

Dipingere non è un’ operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione fra questo mondo estraneo e ostile e noi

Hôtel SaléCosì la pensava il maestro e credo che sarebbe stato contento di questo museo, che fa da sfondo alla sua arte dando il massimo risalto alla “magia”.

Quando sarete sazi di arte, uscite nel piccolo giardino dell’ Hôtel Salé: è una vera e propria oasi di pace. Troverete delle sedie verdi come quelle del Jardin du Luxembourg, a “libera installazione”. Scegliete il vostro angolo preferito e accarezzate con lo sguardo le belle linee di questo “palazzo salato”, mentre tornate col pensiero a quanto avete appena visto. Mettete ordine tra le emozioni, attribuendo a ciascuna di esse un nome e quando sarà arrivato il momento di uscire, date un’ultima occhiata a queste pietre chiare: non è un addio, ma solo un arrivederci.

Hôtel Salé

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *