Lunga vita a La Maison Rose

Eccola lì La Maison Rose, che più rosa non si può, all’incrocio tra rue de l’Abreuvoir e rue des Saules. Posa paziente davanti ai fotografi. Lo sa di essere una star della Butte, perciò si adegua e si lascia fotografare, rivolgendo uno sguardo distratto ai tanti che, fin dalle prime ore del mattino, si accampano davanti all’ingresso per rubare l’inquadratura migliore.

Mentre aspetto il mio turno, mi domando se tutte queste persone la conoscono davvero La Maison Rose, al di là dell’aspetto pittoresco, se sono qui per tentare di ridare vita alla leggenda e catturare un po’ dell’anima della vecchia Montmartre nelle loro fotografie. Chissà…

Nascita di un mito

Sovrastata da una villa Art déco tutta vestita d’edera, La Maison Rose non è cambiata un granché da quando era una trattoria senza pretese, dove venivano a mangiare gli artisti squattrinati di Montmartre.

Non si conosce l’anno esatto della sua costruzione, ma sembra che sia lì da prima del 1850. Al tempo, era solo una casupola modesta tra le tante del villaggio. Nel 1905, fu acquistata da Laure Germaine Gargallo, moglie del pittore Ramon Pichot e modella di Pablo Picasso, nonché sua ex amante.

1887 ca.

Secondo la leggenda, durante un soggiorno in Catalogna, Laure, affascinata dai colori pastello delle case, ebbe l’idea di dipingere di rosa la sua casetta di Montmartre, scegliendo poi una bella tonalità di verde per le imposte e l’insegna.

Maurice Utrillo, unico montmartrois di nascita tra gli artisti della Butte, abitava a poca distanza da lì, in uno degli edifici che costituiscono oggi il Musée de Montmartre (qui l’articolo). Pittore di grande talento, consacrò la maggior parte del suo lavoro alle strade del villaggio, creando una poetica della città, in contrapposizione alla tradizione paesaggistica. Dedicò più di un quadro a La Maison Rose, contribuendo notevolmente alla sua fama.

Maurice Utrillo 1938 ca.
I coniugi Pichot

Ramon Pichot è forse meno famoso di Picasso, ma molto conosciuto in Spagna, suo paese di origine. Soggiornando di frequente a Cadaquès, frequentava la famiglia di Salvador Dalì, di cui divenne mentore fin da quando Salvador era ancora un bambino e muoveva i primi passi nel mondo dell’arte.

Si racconta che l’affascinante Laure fu la causa del suicidio del pittore Casagemas, grande amico di Picasso. Gentilmente respinto dalla signora, che lo amava sì, ma di un amore fraterno, Casagemas si tolse la vita in un ristorante di place de Clichy. Pablo fu molto colpito dalla tragedia e cadde in una sorta di depressione. Secondo gli storici dell’arte, cominciò allora quella fase della sua vita definita periodo blu. Dedicò all’amico anche un dipinto, La morte di Casagemas, perché non fosse dimenticato.

1920 ca.

Per anni La Maison Rose fu frequentata dagli artisti di Montmartre, che avevano l’abitudine di darsi appuntamento da Tante Laure. Alla morte del marito, nel 1925, Laure si ritrovò sola a gestire il ristorante.

Agli inizi degli anni trenta la maison fu minacciata da un vasto programma di urbanizzazione. Ma, a dispetto di tutto, La Maison Rose si salvò, diventando la modesta vicina della villa Art Déco che vediamo alle sue spalle.

Consumata dalla sifilide, Laure si spegneva piano piano. Picasso le restò amico fino alla fine, facendo regolarmente visita alla signora sdentata di Montmartre. Madame Pichot morì nel dicembre 1948.

Maurice Utrillo, 1916 ca.
I Miolano

Alla fine dell’anno, l’attività fu rilevata da Béatrice Miolano, la nonna dell’attuale proprietaria Laurence, di origine italiana, ma montmartroise d’adozione.

A quel tempo c’erano numerosi cabaret a Montmartre e gli artisti frequentavano volentieri La Maison Rose. Ciò nonostante Béatrice, anche se aiutata dal figlio Jean, meditava di cedere l’attività.

Béatrice

La gestione passò così a Toutoune, personaggio eccentrico della Butte e Jean, il papà di Laurence, acquistò Les Trois Marches, l’épicerie di rue Girardon, che diventerà poi il ristorante L’Assommoir.

Toutoune, soprannome che si usava per le signore un po’ troppo in carne, restò alla testa della attività per venticinque anni. Poi, di gestione in gestione, La Maison Rose perse progressivamente la sua identità, fino a diventare un locale per turisti. Negli anni settanta fu persino ridipinta di bianco.

Gli splendori di un tempo

Ma Laurence, nel 2017, decise di provare ad affittare i locali. L’impresa non fu facile, ma alla fine riuscì nel suo intento. Grazie a documenti e foto d’archivio e ai ricordi di famiglia, ha ricreato lo charme de La Maison Rose di un tempo, facendone uno dei locali simbolo della Butte.

Molto attenta all’ambiente, ai prodotti di stagione, la cucina della Maison Rose di oggi si ispira alle ricette della campagna francese e a quelle della cucina povera italiana, così come faceva Béatrice un tempo.


© La Maison Rose
Cento anni e non sentirli

Frequentata da diverse generazioni di artisti, tra cui Picasso e Modigliani, e più tardi da Edith Piaf, Barbara, Aznavour, Camus, La Maison Rose rappresenta un tassello importante della storia di Montmartre. Ha saputo resistere alle ingiurie del tempo, alla speculazione, alla scarsa professionalità, uscendo vittoriosa da ogni combattimento. E ora se ne sta lì, tutta rosa come una casa delle fate, conservando gelosamente la storia della Butte e degli artisti che l’hanno resa così speciale.

Quand on descendait de la butte, où je vivais à mes débuts.

Nous y avions un coin de chute accroché à un coin de rue,

On l’appelait La Maison Rose, rose bonbon décolorée comme une maison de poupée…

Così cantava Aznavour nella canzone La Maison Rose. Direi che potrebbe essere la colonna sonora perfetta per questa nostra passeggiata nella Montmartre di un tempo (clic qui per ascoltarla).

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