Place Dauphine, un luogo senza tempo

Anche se Parigi, nella lingua francese, è un sostantivo di genere maschile, il celebre teorico del surrealismo André Breton la immagina donna, le lunghe gambe disegnate dal corso della Senna, che si divide in due bracci incontrando l’Ile de la Cité e l’Ile Saint Louis.

veduta aerea di place Dauphine
© unknown

Di questa Parigi ideale, tutta al femminile, Breton indica con precisione anche il pube

la matrice originelle d’où tout serait

una graziosa piazza di forma triangolare, che chiude con eleganza l’Ile de la Cité, così incantevole che possiamo sorvolare sul fatto che il suddetto pube sarebbe, in questo caso, posizionato al contrario. Ma è risaputo che i Surrealisti avevano una visione tutta loro delle cose.

Un segreto ben custodito

Place Dauphine è un piccolo gioiello. Una gemma molto sobria se paragonata agli altri tesori che Parigi racchiude nel suo scrigno, ben più sfarzosi e appariscenti, ma proprio per questo bella come solo le cose semplici sanno essere.

Bella e anche un po’ segreta: nascosta dai palazzi che la circondano, passa quasi inosservata e se non si sa dove cercarla, si rischia di mancare l’appuntamento con uno dei luoghi più so Paris dell’intera città.


©Frammenti di Parigi

E proprio perché nascosta, è anche incredibilmente tranquilla. Che vi si arrivi del pont Neuf e dalla minuscola rue Henri-Robert o dal lato opposto, passando da rue de Harlay, abbiamo inevitabilmente incrociato un bel po’ di gente, sopportato traffico e chiasso, schivato agilmente un buon numero di turisti fermi in mezzo al marciapiede intenti a consultare Google Maps o a scattare foto e altrettanto abilmente evitato di entrare nelle inquadrature.

Una specie di percorso a ostacoli, insomma, a seconda delle stagioni. Perciò giungere nella piazza ed essere di colpo immersi nel più assoluto silenzio ha del prodigioso. Provare per credere.

La pétanque

L’atmosfera è quella di un villaggio. Ci si siede su di una panchina a leggere il giornale, alla terrasse di un caffè a fare due chiacchiere, godendosi il sole, oppure si sceglie di svagarsi un po’ giocando alla pétanque, la variante d’oltralpe delle nostrane bocce.

La sabbia sottile del giardino che si trova al centro di place Dauphine è il terreno perfetto per una sfida, protetti dalle chiome degli alberi, che cambiano abito a seconda delle stagioni.

Capita spesso di assistere a qualche partita: che sia tra bocciofili dilettanti o tra veri professionisti dall’aria smaliziata, la faccenda è delle più serie.

©Frammenti di Parigi

Il giocatore di turno, a piedi uniti, sfida con lo sguardo il boccino, o cochonnet, per dirla con gli autoctoni – non chiedetemi, per favore, perché il boccino qui si chiama porcellino, perché non l’ho ancora capito.

Il giocatore, dicevamo, cerca la concentrazione e poi, con una leggera flessione delle ginocchia e un movimento del braccio degno di un ballerino di flamenco lancia la sua boccia, seguendone la traiettoria con occhi attenti, immobile nella posizione di lancio, fino a quando la sfera di metallo non tocca terra.

La purezza del gesto mi affascina: potrei stare delle ore a guardare una partita di pétanque.

A ritmo lento

Come potrei stare delle ore a guardare la vita che scorre lenta in place Dauphine. Persino i furgoni delle consegne se la prendono comoda. Una specie di incantesimo avvolge la piazza, nessuno ha più voglia di correre, nessuno ha voglia di andarsene.

place Dauphine in un pomeriggio d'estate
©Frammenti di Parigi

Fantasmi di un tempo non troppo lontano vi dimorano ancora. Se mi volto a guardare verso il numero 15, mi vengono in mente Simone Signoret, Yves Montand e il loro piccolo appartamento, che chiamavano la Roulotte. Proprio accanto il ristorante Paul, ai cui tavoli si sono seduti tante volte.

E davanti a Paul si è fermata la carrozza che ha portato indietro nel tempo Gil e Adriana in Midnight in Paris.

Non mi meraviglia che place Dauphine abbia stregato anche Woody Allen.

Saranno i colori tenui, la luce filtrata, le ombre degli alberi che si intrecciano a quelle delle panchine. Vorrei tanto saper disegnare, ma mi devo accontentare di provare a imprigionare tutto questo in una fotografia.

Un po’ di storia

Doveva essere bella anche nella sua versione originale questa piazza, chiusa da trentadue edifici tutti uguali: due piani, in pietra bianca e mattoni, con il tetto di ardesia ed eleganti loggiati al piano terra, creati per ospitare le botteghe.

Così l’aveva voluta il re Henri IV agli inizi del ‘600 (1607 per la precisione). E in onore di suo figlio, il futuro Louis XIII, delfino di Francia, fu chiamata place Dauphine.

Ma le ingiurie del tempo e della storia non hanno risparmiato neppure questo piccolo capolavoro. Nessuno dei palazzi originali è giunto fino a noi, tranne i due padiglioni che si affacciano sul pont Neuf. Osservandoli con attenzione, possiamo solo immaginare l’austera bellezza della piazza d’allora.

©Frammenti di Parigi

Tutto resto è stato ampiamente modificato, demolito, ricostruito, rialzato o chissà che altro. E per finire, nel 1874, furono abbattuti anche gli edifici che chiudevano la piazza sul lato di rue de Harlay, distruggendo la base del triangolo.

L’idea era quella di valorizzare la facciata posteriore del Palazzo di Giustizia, che occhieggia candido in fondo alla piazza. E anche se al posto degli edifici furono piantati degli ippocastani, che nel tempo hanno raggiunto dimensioni considerevoli e sono diventati bellissimi, l’aspetto originale della piazza, ahimè, è perduto per sempre.

Un tesoro di piazza

Place Dauphine è riuscita comunque a mantenere un certo fascino. Un fascino discreto, che si coglie solo se si trova il tempo di sedersi sulle sue panchine a godersi il sole – o la neve, a seconda delle stagioni. Allora, pian piano, si sveleranno ai nostri occhi i piccoli dettagli che ne fanno uno dei luoghi più belli di Parigi, un luogo senza fretta, dove assaporare la vita a piccoli sorsi. E se non è un tesoro questo…

sotto la neve
©Frammenti di Parigi

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2 Comments

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