Il passage du Grand Cerf, galleria dal fascino vintage

Passage è una parola magica. Ha un suono dolce, evocativo, foriero di mille promesse. Entrare in uno dei passages couverts di Parigi equivale a fermare il tempo e penetrare in uno spazio protetto, lontano dal clamore della città, significa immergersi in un’atmosfera dal sapore nostalgico, ma che al tempo stesso profuma di scoperta.

Ogni passage ha un’anima tutta sua, una personalità forte, che lo distingue dagli altri suoi simili. Vi ho già parlato di due tra i miei passages preferiti, la Galerie Vivienne (click qui per rileggere l’articolo) e il passage Jouffroy (qui il link). Oggi vorrei raccontarvi di un passage un po’ diverso, forse meno luccicante o fiabesco, ma decisamente autentico e provvisto di una certa ironia, cosa che non guasta mai, il passage du Grand Cerf.

Lo charme di un vecchio gentiluomo

Ci troviamo nel secondo arrondissement, a due passi da rue de Turbigo, nel frizzante quartiere Montorgueil, che sprizza vitalità a ogni ora del giorno.

Che entriate al Grand Cerf da rue Saint-Denis o dalla piccola rue Dussoubs, la prima cosa che vi colpirà sarà l’altezza del soffitto vetrato, da cui la luce naturale scende copiosa a inondare la galleria. Con i suoi quasi dodici metri di altezza, questo è il passage più alto tra tutti.

Ma il suo charme non si limita alle altezze vertiginose. Vi basterà percorrere pochi metri per fare conoscenza con questo signore un po’ attempato dall’aria eccentrica, con un’allure che un modaiolo definirebbe bohemian chic, amante del vintage, colto e di estremo buon gusto e con un discreto senso dell’umorismo.

Un po’ di storia

E pensare che monsieur le passage du Grand Cerf non è neanche il più anziano tra i suoi colleghi. Fino al 1825 al suo posto sorgeva il terminal delle diligenze delle Messageries royales (un’efficace rete di trasporto passeggeri e merci in attività fin dai tempi del re Sole), la “maison du roulage du Grand Cerf”. Il nome può apparire singolare, ma la parola “roulage” significa, tra le altre cose, trasporto di merci su ruota e non si tratta quindi di arrotolare un grosso cervo come si fa con un tappeto. Che poi non saprei proprio da dove cominciare.

Venduto e demolito il terminal, si cominciò a costruire la galleria, che fu inaugurata non prima del 1835, conservando il nome della “maison du Grand Cerf”.

Insegna del passage du Grand Cerf

Abito sobrio, niente di troppo vistoso per monsieur le passage, che si lascia ammirare per la sua struttura slanciata in metallo, così tecnicamente all’avanguardia da permettere di costruire due piani con facciata completamente vetrata e di destinare un terzo piano alle abitazioni.

Ho scoperto il passage du Grand Cerf durante i miei primi tempi a Parigi. Aveva un’aria decadente, un aspetto polveroso che è via via si è scosso di dosso per diventare quel vecchio signore affascinante che in tanti amano frequentare.

I fiori all’occhiello di monsieur le passage

Alzate lo sguardo e date un’occhiata alle insegne. Testa di cervo a parte, sono tutte molto originali, specie gli occhioni dietro un paio di lenti.

Se per entrare siete passati da rue Saint-Denis, avrete incontrato “Le Pas Sage”, il caffè con la sua piccola terrasse sulla via e il cuore pulsante nel passage e avrete subito capito l’arguto gioco di parole.

La raccomandazione è pertinente: ne soyez pas sage, ché un po’ di sana follia non guasta mai quando ci si accinge ad esplorare la Parigi più intima e segreta. Niente di eccessivo, però, mi raccomando, o finirete nella lista nera di Babbo Natale. L’adorabile vecchietto è appena passato, ma già prende appunti e tra un po’ per le strade di Parigi risuonerà ancora la mitica domanda: t’as étais sage, mon garçon-ma fille? Mmm… Non sono sicura di rispondere la prossima volta che me lo chiederà.

Che abbiate voglia di un tè o di qualcosa di più sostanzioso, questo locale pieno di fascino farà al caso vostro. Niente qui è lasciato al caso e il décor si sposa perfettamente allo spirito del luogo.

Il caffè Le Pas Sage al Grand Cerf

Côté boutiques troverete negozi di antiquariato e modernariato, un orafo che crea deliziosi gioielli, articoli da regalo che non hanno nulla di scontato, e poi lampade sciccose e gomitoli di lana declinati in mille colori, tessuti e incensi, candele e cosmetici naturali, un lunetier che risponde al poetico nome di Pour vos beaux yeux, specializzato in occhiali vintage e da collezione e… Beh, meglio che lasci scoprire qualcosa anche a voi.

Quel che manca in questo passage dei miei sogni è una libreria, ma suppongo che la vocazione artigianale delle origini si rifletta ancora nella tipologia dei negozi. Comunque non perdo le speranze.

Modalità d’uso

Venite senza fretta, monsieur le passage du Grand Cerf si racconta piano piano, ma se conquisterete la sua fiducia, vi racconterà tante cose della sua città, del suo quartiere, delle persone che gli fanno visita e quando sarà il momento di dire au revoir, tornerete a casa con la consapevolezza di aver scoperto un nuovo aspetto della Ville lumière, qualcosa di profondo, di confidenziale e straordinariamente vero.

Esposizione al passage du Grand Cerf

E se intanto avete voglia di fare una passeggiata virtuale, cliccate qui!

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